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criminalità organizzata in Lombardia

'Ndrangheta 2.0: dai riti di iniziazione alle truffe più innovative

All'alba di martedì 16 novembre sono scattate le manette per 54 persone: tra loro anche il titolare di un noto ristorante milanese e l'ex sindaco di Lomazzo (Co).

'Ndrangheta 2.0: dai riti di iniziazione alle truffe più innovative
Glocal news 16 Novembre 2021 ore 17:30

Ormai da tempo è difficile che qualcuno abbia ancora il coraggio di dire che "Al Nord la mafia non esiste": a riprova di ciò l'articolata indagine che ha portato all'arresto di ben 54 persone legate all'Ndrangheta per cui sono scattate le manette nella mattinata di martedì 16 novembre 2021 in Lombardia.

L'Ndrangeta lombarda (e non solo quella nostrana) ora è una vera e propria società per azioni: dimenticatevi la criminalità organizzata stile "Il padrino", con riti di iniziazione e patti di sangue, niente più "onore", ora si parla di criminali organizzati, anche fiscalmente, tanto da essersi in parte trasferiti in Svizzera per sfruttare una normativa ritenuta loro più favorevole, lì dove non esiste il 416 bis c.p. (reato relativo proprio alle associazioni di tipo mafioso).

L'operazione di questa mattina

Come racconta il Giornale dei Navigli, dalle prime ore dell'alba la Polizia di Stato e la Guardia di Finanza hanno eseguito 54 provvedimenti di fermo di indiziati di delitto, al termine di una lunga e articolata indagine coordinata dalla Procura Distrettuale di Milano e condotta dalla Squadra Mobile di Milano con il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, e dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Como.

Quindici anni di 'Ndrangheta in Lombardia

L’indagine, sviluppatasi in coordinamento tra la Dda di Milano e quella di Reggio Calabria, ha consentito di ricostruire la storia di circa quindici anni di presenza della 'Ndrangheta nel territorio a cavallo tra le province di Como e Varese – sottolineano gli inquirenti -, evidenziandone la vocazione sempre più imprenditoriale e svelandone le modalità di mimetizzazione e compenetrazione con il tessuto economico-legale.

La cosca Molè

Si tratta di persone di origine calabrese provenienti dalla piana di Gioia Tauro, presunti appartenenti alla cosca Molè, che con metodi intimidatori hanno in un primo periodo posto in essere, in modo stabile e continuativo, una serie di episodi di estorsione, usura, bancarotta fraudolenta, frode fiscale e corruzione, costringendo imprenditori lombardi al pagamento di ingenti somme di denaro per poi acquisire la totale gestione e controllo di attività economiche.

Tre periodi storici

In particolare, l'indagine ha consentito di fotografare tre periodi storici: il primo, tra il 2007 e il 2010, caratterizzato da numerosi episodi di estorsione a danno di imprenditori locali; il secondo, tra il 2010 e il 2019,  in cui  alle estorsioni si è aggiunto il controllo e la gestione economica di appalti remunerativi relativi al servizio di pulizia di grandi imprese ottenuti dall'organizzazione grazie alla "collusione" di un imprenditore che si presentava quale "faccia pulita", titolare formale di cooperative operanti nel settore, cooperative con le quali veniva ideato e  attuato un articolato sistema di frode finalizzato all'evasione fiscale attraverso cui veniva finanziata l'associazione di stampo mafioso; infine il periodo dal 2018 ad oggi in cui, disarticolato in parte il sistema di frode fiscale messo in atto, in seguito ad alcuni arresti, sono ripresi su larga scala gli episodi di estorsione a danno di piccoli e medi imprenditori e  anche  di semplici cittadini.

Acquisizione o gestione illegale di società in vari settori

Molteplici sono stati i settori in cui vi sono indizi gravi che gli indagati siano riusciti a  estendere il loro controllo, dai trasporti conto terzi alla ristorazione, passando per i servizi di pulizia e facchinaggio, caratterizzandone ognuno con il marchio dell'acquisizione illegale o  della gestione illegale, in spregio di ogni norma a tutela degli interessi dello Stato, dei cittadini e degli altri imprenditori.

Tra gli indagati anche un ex sindaco  e un ex assessore

Ci sono anche l'ex sindaco di Lomazzo Marino Carugati e il suo assessore Cesare Pravisano tra i nomi dell'inchiesta coordinata dalle Dda di Milano, Reggio Calabria e Firenze. I due ex amministratori comaschi, che a quanto riferito stamane erano già stati arrestati nel 2019 e avevano patteggiato una pena in un'inchiesta anch'essa "sporcata" da possibili legami con la 'Ndrangheta riguardo un "sistema di bancarotte", avrebbero avuto dei rapporti "compromettenti" con degli elementi del clan Molè, tanto da partecipare persino a un loro incontro a Gioia Tauro nel 2010.

Una presenza, la loro, che confermerebbe i timori sulle capacità delle cosche di infiltrarsi anche nel cuore delle istituzioni locali del Nord Italia, già emersa in altre occasioni e in altri territori.

Un caso emblematico a Milano

Emblematico il caso di un noto ristorante milanese collocato in un punto panoramico cittadino, gestito da una società riconducibile agli indagati che, dopo aver drenato notevoli risorse finanziarie illecite dagli indagati e verso gli indagati, accumulando, però, ingenti debiti nei confronti dell'erario, è stato dichiarato fallito per aver sistematicamente omesso il versamento delle imposte.

Agli indagati è stato anche contestato in via indiziaria l'utilizzo di modalità estorsive, di violenze e di fatti di illecita concorrenza che avrebbero consentito di gestire i sub appalti di una nota e storica società lombarda operante nel settore della produzione di bevande e connessa logistica. Le commesse di trasporto così illecitamente acquisite venivano poi spartite tra i vari affiliati consentendo a tutti lauti guadagni accresciuti, altresì, dal ricorso sistematico a false fatturazioni.

"Milano sempre rilevante negli interessi delle cosche"

"Una 'Ndrangheta 2.0' che penetra nell'economia legale ma che non ha "mai abbandonato anche l'interesse per il traffico di stupefacenti – evidenziano gli inquirenti -, nell'ambito del quale sono chiaramente emerse le mire espansionistiche verso la Svizzera e, in particolare, verso il Cantone San Gallo divenuto una vera e propria base logistica per alcuni dei soggetti indagati che vi si sono stabilmente insediati, dedicandosi prevalentemente ai traffici di sostanza stupefacente proveniente dall'Italia, provvedendo nel contempo a radicarsi e ramificarsi allo scopo di costituire in loco nuove strutture territoriali di 'ndrangheta”.

Coordinamento investigativo tra Italia e Svizzera

In questo filone le attività di indagine sono state effettuate avvalendosi di una Squadra Investigativa Comune costituita tra l'Autorità Giudiziaria Italiana e il Ministero Pubblico della Confederazione per la Svizzera.

"Il coordinamento investigativo sia tra le rispettive polizie giudiziarie sia tra le DDA di Milano e Reggio Calabria, evidenziando la presenza di soggetti protagonisti di entrambe le indagini, ha consentito di confermare ancora una volta - sottolineano infine gli inquirenti - la struttura unitaria della 'ndrangheta, pur nella sostanziale autonomia delle singole articolazioni territoriali, confermando il legame esistente tra i locali lombardi e i corrispondenti locali di 'ndrangheta esistenti in Calabria, nonché il rilevante ruolo di Milano, e della Lombardia, nelle dinamiche e negli interessi della 'ndrangheta al nord Italia".

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