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Si viene a fissare un precedente

Invia raffiche di messaggi all'ex moglie: condannato a due mesi per petulanza

Per il processo sono stati fondamentali gli screenshot prodotti in grande quantità dalla ex moglie del condannato.

Invia raffiche di messaggi all'ex moglie: condannato a due mesi per petulanza
Glocal news 13 Novembre 2021 ore 12:26

Chi di noi, nel corso del tempo, non è stato preso di mira, nel bene o nel male, da atteggiamenti petulanti, insistenti e fastidiosi. Un comportamento al limite della sopportazione che, come da definizione del vocabolario, può rappresentare persino un "atto violento e sedizioso". Come difendersi da questi atteggiamenti? Adesso in nostro soccorso arriva una sentenza della Cassazione: un 49enne piemontese è stato condannato a due mesi di carcere per petulanza. Il motivo? Aveva inviato raffiche di messaggi alla moglie dalla quale si stava separando.

Invia raffiche di messaggi all'ex moglie: condannato per petulanza

Una vicenda avvenuta a Novara, in Piemonte, e che ora fornisce uno strumento in più per farla in barba ai petulanti. Un 49enne novarese è stato a due mesi di carcere per aver mandato raffiche di messaggi alla moglie, dalla quale si stava separando. L'uomo, non volendo rassegnarsi alla fine della relazioni con la consorte, aveva cercato in tutti i modi di contattarla e di coinvolgerla in scambi ossessivi che spesso sconfinavano nell'insulto.

Già nel 2020, la Corte d'Appello di Torino aveva scartato l'ipotesi di stalking: l'uomo non provocava "un grave stato di timore e ansia" nella moglie, donna di forte tempra, e il suo reato era piuttosto quello, più lieve, di "disturbo alle persone", che prevede l'arresto fino a sei mesi. I giudici torinesi motivarono la condanna del marito per il "carattere molesto del continuo invio di messaggi, ammesso dallo stesso imputato, non rassegnatosi alla fine del matrimonio con la donna, e quindi sull'indubbia volontaria petulanza degli stessi".

La Cassazione conferma la petulanza

Ora la Cassazione ha confermato la lettura della Corte d'Appello, ricordando che, in stretti termini giuridici, la petulanza indica "un modo di agire pressante e indiscreto" oppure "un atteggiamento di arrogante invadenza e di intromissione continua e inopportuna nella altrui sfera di libertà".

Per il processo sono stati fondamentali gli screenshot prodotti in grande quantità dalla ex moglie del condannato, dove lei peraltro, quando lui la aggrediva, gli rispondeva per le rime ma, hanno stabilito i giudici, era una mera "reazione al comportamento del marito". Insomma, legittima difesa all'assalto verbale di lui.

La situazione non è degenerata in atti efferati e nemmeno si è arrivati allo stalking, ma la suprema corte, condannando un uomo per petulanza, fissa un precedente notevole dal momento che moltissimi, vittime di comportamenti simili, pensano che non ci sia altro da fare che far perdere le proprie tracce, cambiare numero di telefono o l'account di posta elettronica, sparire dai social o bloccare l'interlocutore "petulante".