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Hacker ricattano azienda per colpa di un dirigente: navigava su siti porno

Navigando su pagine web non sicure avrebbe veicolato "virus" facendo entrare gli hacker nel sistema privato della ditta. Licenziato, ha portato l'azienda in Tribunale e... ha perso.

Hacker ricattano azienda per colpa di un dirigente: navigava su siti porno
Glocal news 21 Settembre 2021 ore 16:12

Erano riusciti a paralizzare completamente il sistema informatico dell'azienda chiedendo denaro in cambio dello sblocco. Il titolare, messo all'angolo dagli hacker, ha dovuto accettare pagando migliaia di euro per tornare in possesso dei dati che erano stati rubati. Ma poi ha voluto fare chiarezza per capire le ragioni dell'attacco informatico. La risposta è stata scioccante: a provocare la falla era stato un dipendente con un ruolo di responsabilità che trascorreva il tempo lavorativo tra Instagram, chat d'incontri e siti pornografici.

Attacco hacker ad un'azienda

Un'intera apparato aziendale mandato all'aria per colpa di un dirigente. Come raccontato da Prima Venezia, un'azienda del territorio è stata presa di mira da un attacco hacker.

I cyber-criminali erano riusciti a trovare una falla nel sistema informatico della ditta, riuscendo a  impossessarsi di tutti i suoi dati sensibili. Il titolare, messo all'angolo, per recuperare i dati è stato costretto ad accettare il ricatto degli hacker, consegnando loro diverse migliaia di euro.

Colpa di un dirigente: al lavoro navigava su siti porno

Una volta ritornato in possesso di ciò che gli era stato rubato, il titolare dell'azienda ha voluto fare chiarezza per capire da dove fosse scaturito l'attacco informatico. E ha scoperto - non senza una certa sorpresa - che a provocare la falla che aveva permesso agli hacker di intrufolarsi nei sistemi informatici era stato un dipendente con un ruolo di responsabilità, un capo servizio, che trascorreva il tempo lavorativo tra Instagram chat d'incontri e siti pornografici.

Pagine, in molti casi, non sicure che avrebbero dunque veicolato i "virus" facendoli entrare nel sistema privato della ditta veneziana.

Licenziato: porta l'azienda in tribunale, ma perde

La vicenda è finita sotto i riflettori perché il dipendente, licenziato in tronco dall'azienda, ha portato la ditta in Tribunale. Ma ha perso.

Nella sentenza depositata settimane fa, il giudice ha motivato la decisione affermando che, trattandosi di attività ripetute nel tempo e prolungate, il lavoratore sarebbe stato impegnato per parecchio tempo, troppo per essere un dipendente con un ruolo di responsabilità.

E quindi il licenziamento è stato considerato come un provvedimento più che proporzionato. La ditta, un'agenzia marittima che offre servizi doganali e supporto logistico, era stata attaccata nel mese di luglio del 2019 attraverso un virus ransomware che aveva bloccato il sistema informatico.

Non solo porno: anche acquisti online e chat d'incontri

Il dipendente, come è stato ricostruito in ambito processuale, navigava sul web durante l'orario di lavoro, ma non solo. Si era fatto autorizzare ore di straordinario per utilizzare la rete aziendale in modo assolutamente privato: viaggi, banca, chat di incontri, acquisti sul web.

Una volta subìto il procedimento di licenziamento, però, era passato al contrattacco: ha spiegato che per lui, la misura applicata dal titolare dell'azienda, sarebbe stata una reazione ritorsiva e discriminatoria rispetto all'attività sindacale che svolgeva da un paio d'anni. Oltre a chiedere l'annullamento del licenziamento puntava a un risarcimento di 20mila euro. Ma il Tribunale ha detto di no.