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sentenza di primo grado

Crollo del ponte di Annone: tre condanne e un'assoluzione

Dopo quasi cinque anni dalla tragica morte di Claudio Bertini, il giudice del Tribunale di Lecco ha condannato tre imputati.

Crollo del ponte di Annone: tre condanne e un'assoluzione
Glocal news 06 Settembre 2021 ore 18:00

La vita di Claudio Bertini, spezzata per sempre dal crollo del ponte di Annone, dopo quasi cinque lunghi anni dalla tragedia, reclama finalmente giustizia. Oggi, lunedì 6 settembre 2021, il giudice Entico Manzi del Tribunale di Lecco ha emesso una sentenza di primo grado per tre dei quattro imputati coinvolti nella tragica vicenda avvenuta il 28 ottobre del 2016 quando il viadotto che scavalcava la Strada statale 36 "franò" sotto il peso di un camion, causando la morte del 68enne di Civate.

Ponte di Annone, tre condanne e un'assoluzione

Il lungo e articolato procedimento relativo alla drammatica vicenda del ponte di Annone, il cui crollo causò il decesso del 68enne Claudio Bertini, trova oggi, lunedì 6 settembre 2021, una sua prima risoluzione. Come raccontato da Prima Lecco, il giudice Entico Manzi del Tribunale di Lecco ha emesso la sentenza di primo grado per tre dei quattro imputati coinvolti nel processo.

La condanna più pesante, tre  anni e otto mesi, è stata inflitta all’ingegner Angelo Valsecchi, 54 anni di Lecco, già  dirigente del settore Viabilità e Infrastrutture della Provincia (per lui il pubblico ministero aveva chiesto 3 anni e sei mesi).

Giovanni Salvatore, 60 anni, capo del centro manutenzioni dell’Anas per la Lombardia è stato condannato a tre anni e sei mesi mentre l’ingegner Andrea Sesana, 39 anni di Oggiono, responsabile del servizio concessioni e reti stradali sempre di villa Locatelli è stato condannato a tre  anni. Per tutti  il magistrato lecchese ha inoltre disposto la pena accessoria dell'interdizione dei pubblici uffici per una durata equivalente alla pena.

Due anni era stata la richiesta per Silvia Garbelli, 60 anni, funzionario tecnico del settore Pianificazione territoriale e grandi infrastrutture della Provincia di Bergamo che aveva rilasciato il permesso di transito del tir della ditta Nicoli sul viadotto. La dirigente orobica è stata invece assolta perché il fatto non costituisce reato.

Ricordiamo che aveva  già scelto invece la via del patteggiamento (un anno e due mesi con la sospensione della pena) l’ingegner Roberto Torresan, 56 anni, di Busto Arsizio (Varese) che quattro  anni prima del crollo elaborò un progetto per la manutenzione della infrastruttura non segnalando, secondo l’accusa, problemi statici, ma solo il degrado del ponte.

Il giorno della tragedia

Una prima sentenza giunta a quasi 5  anni di distanza dal tragico incidente in cui perse la vita il 68enne Claudio Bertini, residente a Civate (Lecco). Il 28 ottobre 2016, verso le 17,30, un tir dell’azienda di trasporti della Nicoli Spa (azienda di Albino, in provincia di Bergamo) franò sopra un’Audi  A4   e una Fiat  Punto  che stavano transitando proprio in quel momento sulla SS36. Entrambe le auto rimasero schiacciate dal peso dell’autoarticolato: fu il conducente della berlina tedesca, in quell'occasione, ad avere la peggio, rimanendo incastrato tra le lamiere.

Ferite piuttosto serie per le altre sei persone coinvolte nell’incidente: l’autista del camion riportò un trauma toracico e varie contusioni venne  trasportato in codice giallo all’ospedale di Lecco. Contusioni varie anche per tre bambini che si trovavano a bordo di un’altra auto.

Rimasta incastrata sul ponte anche una Volkswagen  Golf: la persona al volante uscì miracolosamente illesa dall’incidente sebbene si trovasse sul cavalcavia al momento del crollo. Vivo per miracolo anche un motociclista che stava percorrendo la Statale 36 nell’attimo in cui si verificò la tragedia. Sotto choc anche un altro automobilista, Paolo Giacalone di Albavilla, rimasto in bilico con la sua Toyota  Auris proprio nel punto dove si spezzò il ponte.

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