Gli Stati Uniti hanno ripreso nella notte tra mercoledì 29 e giovedì 30 luglio 2026 i bombardamenti diretti contro l’Iran, mentre l’Arabia Saudita è intervenuta militarmente contro le milizie filo-iraniane in Iraq. Teheran ha risposto lanciando una nuova salva di missili verso la Giordania, tutti intercettati dalle difese del regno.
La breve pausa delle operazioni è così terminata. Il confronto tra Washington e Teheran sta assumendo sempre più i caratteri di una guerra regionale, con combattimenti e attacchi che coinvolgono ormai Iran, Iraq, Giordania, Arabia Saudita e, indirettamente, anche l’Egitto.
Due ore di raid americani
Tra le 2:00 e le 4:00 della notte italiana, le forze statunitensi hanno condotto una serie di attacchi contro decine di obiettivi appartenenti ai Guardiani della Rivoluzione iraniana.
— U.S. Central Command (@CENTCOM) July 30, 2026
Il CENTCOM, il comando americano per il Medio Oriente, ha parlato di una “pesante ondata di attacchi”. Nel mirino sarebbero finiti centri di comando, depositi di missili e droni, sistemi di sorveglianza costiera, postazioni difensive e capacità navali iraniane.
Gli attacchi hanno interessato soprattutto il Sud e il Sud-Ovest dell’Iran. Esplosioni sono state segnalate sull’isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz, e nella provincia petrolifera del Khuzestan, nelle aree di Abadan, Shadegan, Arvandkenar e Ahvaz. Altre detonazioni sarebbero state avvertite nei pressi di Kish e Bushehr.
Qeshm ha un’importanza strategica per il controllo dello Stretto di Hormuz, mentre il Khuzestan ospita raffinerie, impianti petroliferi, porti e installazioni militari.
Tre civili uccisi a Qeshm
Le autorità iraniane hanno denunciato la morte di tre civili in un edificio residenziale colpito sull’isola di Qeshm. Le vittime sarebbero una coppia e la figlia di due anni.
BREAKING: A new method reportedly being used by U.S. CENTCOM to increase pressure on the Islamic regime of Iran is the targeting of residential areas. These images and videos show one of several residential buildings struck this morning in a village on Qeshm Island. The footage… pic.twitter.com/pkNb1Ex3Pu
— Babak Taghvaee – The Crisis Watch (@BabakTaghvaee1) July 30, 2026
Il bilancio è stato diffuso dai media statali iraniani e non ha ancora ricevuto conferme indipendenti. Washington sostiene di avere attaccato esclusivamente obiettivi militari collegati ai Pasdaran e alle capacità missilistiche iraniane.
Gli accertamenti dovranno quindi chiarire se l’edificio fosse vicino a una struttura militare o se sia stato colpito direttamente per errore.
La risposta iraniana sulla Giordania
Poche ore dopo i bombardamenti americani, le difese aeree della Giordania hanno intercettato cinque missili provenienti dall’Iran.
Secondo le forze armate giordane, tutti i vettori sono stati abbattuti e non sono stati registrati morti, feriti o danni materiali. Non è stato precisato quale fosse il bersaglio.
La principale installazione americana nel Paese è la base aerea Muwaffaq Salti, vicino ad Azraq, circa 100 chilometri a est di Amman. La stessa area era stata indicata come possibile obiettivo dell’attacco iraniano avvenuto tra il 28 e il 29 luglio.
La Giordania ha dichiarato di avere intercettato, nell’arco di sedici giorni, complessivamente 70 missili balistici e 25 droni esplosivi entrati nel proprio spazio aereo.
L’Arabia Saudita entra nei combattimenti
L’elemento politicamente più rilevante è il coinvolgimento diretto dell’Arabia Saudita. Forze americane e saudite hanno condotto attacchi coordinati contro milizie sostenute dall’Iran nell’Iraq orientale. Washington e Riad accusano questi gruppi di avere organizzato operazioni con droni contro basi statunitensi e infrastrutture energetiche saudite.
Secondo fonti locali, nei bombardamenti sarebbero morti almeno 20 combattenti delle Forze di mobilitazione popolare e sei consiglieri iraniani. Il bilancio non è stato verificato in modo indipendente.
Il governo di Baghdad ha condannato gli attacchi, definendoli una violazione della sovranità irachena. La questione è particolarmente delicata perché le Forze di mobilitazione popolare fanno formalmente parte dell’apparato di sicurezza iracheno, anche se alcune componenti mantengono stretti rapporti con Teheran.
La partecipazione saudita segna un salto di livello.
Il messaggio saudita a Trump
Dopo gli attacchi, il ministro della Difesa saudita Khalid bin Salman si è recato alla Casa Bianca per incontrare il presidente Donald Trump e il vicepresidente JD Vance.
سمو وزير الدفاع الأمير #خالد_بن_سلمان التقى الرئيس #ترامب 🇸🇦🇺🇸
الصورة أرشيفية . pic.twitter.com/ZMnnsOlEtM
— عبدالرحمن الروقي 🇸🇦 (@Alotaibi_2030_) July 30, 2026
Il ministro avrebbe consegnato un messaggio del principe ereditario Mohammed bin Salman sulla guerra e sul rischio di una sua ulteriore estensione. L’Arabia Saudita sostiene che gli attacchi contro le proprie infrastrutture energetiche abbiano superato una soglia non più tollerabile.
Droni contro due navi in Egitto
La crisi ha raggiunto anche il porto egiziano di Damietta, dove alcuni droni avrebbero colpito due unità collegate al trasporto e allo stoccaggio di gas naturale, provocando incendi.
Tra le navi coinvolte figurerebbero una struttura galleggiante di proprietà americana e una metaniera greca. Non vi sono ancora elementi sufficienti per attribuire l’attacco all’Iran o a uno dei gruppi armati sostenuti da Teheran. Trump ha confermato di essere stato informato dell’episodio, senza indicare il possibile responsabile.
La partita dello Stretto di Hormuz
Il principale nodo strategico resta lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita una parte fondamentale delle esportazioni mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto.
L’Iran ha respinto una proposta dell’Oman per organizzare il traffico commerciale attraverso rotte separate e garantire il passaggio delle navi. Teheran rivendica il diritto di controllare lo Stretto, mentre gli Stati Uniti cercano di ridurre le capacità navali e costiere dei Pasdaran.
Nonostante l’escalation, il traffico marittimo non si è fermato completamente. Il prezzo del Brent è tornato sotto i 90 dollari al barile e il WTI si è attestato intorno agli 84 dollari, ma i mercati restano esposti a qualsiasi nuova interruzione.
Il piano per due settimane di attacchi
La nuova offensiva è arrivata dopo l’incontro del 28 luglio alla Casa Bianca tra Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
I due leader hanno discusso tre possibili strumenti per impedire all’Iran di sviluppare un’arma nucleare: diplomazia, pressione economica e azione militare.
Secondo indiscrezioni americane, il comandante del CENTCOM, ammiraglio Brad Cooper, avrebbe presentato a Trump un piano per una campagna di bombardamenti intensivi della durata compresa tra 10 e 14 giorni.
L’obiettivo sarebbe ridurre drasticamente le capacità missilistiche iraniane e impedire nuovi attacchi contro basi americane, Paesi del Golfo e rotte commerciali. Trump non avrebbe ancora autorizzato l’intero piano e potrebbe limitarsi a una successione di operazioni più circoscritte.