tregua armata

Usa colpiscono l’Iran durante i negoziati: raid “difensivi” mentre si tratta per prorogare il cessate il fuoco

L'attacco, arrivato mentre sono in corso colloqui per estendere la tregua di 60 giorni, rischia di complicare una trattativa già fragile su Hormuz, sanzioni e programma nucleare

Usa colpiscono l’Iran durante i negoziati: raid “difensivi” mentre si tratta per prorogare il cessate il fuoco

Nella giornata di ieri, lunedì 25 maggio 2026, Gli Stati Uniti hanno bombardato obiettivi militari nel sud dell’Iran, proprio mentre proseguono i colloqui per estendere di altri 60 giorni il fragile cessate il fuoco tra Washington e Teheran.

Secondo il Comando centrale americano, i raid hanno colpito siti di lancio missilistici e imbarcazioni iraniane accusate di tentare la posa di mine nell’area dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il traffico energetico mondiale. Washington ha definito l’operazione un’azione di “self-defense”, cioè di autodifesa, necessaria — secondo la versione americana — per proteggere le proprie forze da minacce immediate.

Il raid nel momento più delicato

Il tempismo rende l’operazione particolarmente sensibile. Dopo settimane di guerra e tensioni nel Golfo, il cessate il fuoco era già stato prorogato il 21 aprile 2026, quando Donald Trump aveva annunciato l’estensione della tregua su richiesta del Pakistan, in attesa di una proposta unificata per arrivare a un’intesa più stabile.

Negli ultimi giorni, tra il 24 e il 26 maggio, il negoziato si è concentrato su un possibile accordo più ampio: riapertura dello Stretto di Hormuz, rimozione delle mine, garanzie sul programma nucleare iraniano, gestione delle sanzioni e possibile sblocco di fondi iraniani congelati. Fonti regionali hanno indicato una possibile intesa per chiudere la guerra, riaprire Hormuz e affrontare il nodo dell’uranio arricchito iraniano. Il segretario di Stato Marco Rubio considera ancora necessari alcuni giorni per arrivare a un accordo.

Washington: “Proteggiamo le nostre truppe”

La linea americana è stata affidata al Centcom. Il portavoce, capitano Tim Hawkins, ha spiegato che gli attacchi sono stati condotti per “proteggere le nostre truppe dalle minacce poste dalle forze iraniane”, aggiungendo che il comando americano continua a usare “moderazione durante il cessate il fuoco in corso”. La formula scelta da Washington è quindi quella della difesa preventiva: non una riapertura dichiarata della guerra, ma un intervento militare limitato contro bersagli ritenuti pericolosi per le forze Usa.

Il problema politico, però, resta evidente: un bombardamento compiuto durante una tregua, anche se presentato come difensivo, rischia di incrinare ulteriormente la fiducia tra le parti.

Trump tra ottimismo e cautela

Sabato 23 maggio, il presidente Trump aveva detto che un accordo con l’Iran, inclusa la riapertura dello Stretto di Hormuz, era stato “largely negotiated”, sostanzialmente negoziato. Nelle ore successive, però, ha corretto il tiro, spiegando che le parti devono “prendersi il tempo necessario” e che “non ci possono essere errori”.

Usa colpiscono l’Iran durante i negoziati: raid “difensivi” mentre si tratta per prorogare il cessate il fuoco
Il presidente Usa Donald Trump

Il tycoon ha parlato di negoziati che procedono, ma ha anche lasciato intendere che gli Stati Uniti potrebbero ricorrere ad altri attacchi se il percorso diplomatico dovesse fallire. È una doppia linea: apertura all’accordo, ma nessuna rinuncia alla pressione militare.

Rubio: “Hormuz deve restare aperto”

Il segretario di Stato Marco Rubio ha insistito sul punto più sensibile per Washington: la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Parlando il 26 maggio, Rubio ha dichiarato che Hormuz “deve essere aperto, in un modo o nell’altro”, sottolineando il peso strategico della rotta per il commercio globale e in particolare per il trasporto di petrolio. Secondo Rubio, i termini di un nuovo accordo sono ancora in discussione e potrebbero servire “alcuni giorni” prima di arrivare a un’intesa.

Usa colpiscono l’Iran durante i negoziati: raid “difensivi” mentre si tratta per prorogare il cessate il fuoco
Il segretario di Stato Marco Rubio

Teheran frena: “Accordo non imminente”

Da parte iraniana, il tono è più prudente. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, ha confermato l’esistenza di un quadro negoziale, ma ha escluso che l’accordo sia ormai imminente. Teheran continua a sostenere di non avere intenzione di sviluppare armi nucleari e respinge alcune ricostruzioni occidentali sulle condizioni richieste per la riapertura di Hormuz.

Baghaei
Ismael Baghaei

Una tregua armata

Il quadro, dunque, resta estremamente fragile.  La crisi tra Usa e Iran entra così in una fase ibrida: non più guerra aperta, ma nemmeno vera pace. Una tregua armata, nella quale i negoziati continuano mentre le forze americane mantengono la possibilità di colpire. Il rischio è che ogni operazione “difensiva” venga letta dall’altra parte come provocazione, trasformando la proroga di 60 giorni da finestra diplomatica a semplice sospensione temporanea prima di una nuova escalation