Nel pieno degli ennesimi colloqui tra Russia e Ucraina, il presidente cinese Xi Jinping ha avuto nella giornata di mercoledì 4 febbraio 2026 due colloqui telefonici chiave: prima una videocall con il presidente russo Vladimir Putin poi una telefonata con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Ucraina, Xi Jinping telefona a Putin
Il primo confronto, quello tra Xi e Putin, ha rappresentato una nuova dimostrazione di unità strategica tra Pechino e Mosca. Il dialogo è arrivato dopo lo stop alla vendita di petrolio russo all’India, conseguenza dell’accordo tra Stati Uniti e Nuova Delhi per la riduzione dei dazi.
Xi ha ribadito la linea cinese sulla guerra in Ucraina: sostegno a una soluzione equa, ma senza cedere alle pressioni occidentali. In concreto, Pechino continuerà ad acquistare petrolio russo, garantendo a Mosca un canale economico fondamentale.
Un messaggio che mette in dubbio la reale volontà cinese di arrivare a una soluzione equilibrata, rassicura il Cremlino e al tempo stesso mette in guardia Stati Uniti ed Europa.
Nel colloquio si è parlato anche di Iran, con l’obiettivo condiviso di evitare che la pressione americana sfoci in un attacco militare. Russia e Cina intendono mantenere aperti i rapporti con Teheran.
Il dialogo con Trump subito dopo
Più articolato il copione della telefonata tra Xi Jinping e Donald Trump. Il presidente americano ha definito il colloquio molto positivo sulla sua piattaforma Truth, sottolineando l’ottimo stato dei rapporti.
Sul tavolo è finito anche un accordo commerciale sui semi di soia: dopo averne acquistate 12 milioni di tonnellate nell’ultimo anno, la Cina si è impegnata ad arrivare a 20 milioni. Una svolta accolta con favore dagli agricoltori americani.
Accanto alle concessioni economiche, Pechino ha però lanciato un avvertimento netto: gli Stati Uniti devono gestire con estrema cautela l’invio di armi a Taiwan.
Secondo fonti diplomatiche, nei colloqui tra i leader si sarebbe parlato anche di armamenti nucleari, tema tornato d’attualità dopo la scadenza del trattato Usa-Russia sulle armi atomiche. Anche con il Tycoon, Xi ha portato avanti la stessa dubbia linea in merito alla guerra in Ucraina.

Zelensky: “55mila soldati uccisi”
Mentre le grandi potenze dialogano, però, sul terreno i russi continuano a mietere vittime.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che dall’inizio della guerra con la Russia sono morti quasi 55mila soldati ucraini tra militari di carriera e mobilitati. A questa cifra si aggiunge un gran numero di dispersi.
La dichiarazione è arrivata mentre proseguono ad Abu Dhabi i colloqui trilaterali tra Ucraina, Russia e Stati Uniti per cercare una via d’uscita dal conflitto.
Colloqui ad Abu Dhabi: Donbass nodo centrale
È iniziato il secondo giorno di negoziati negli Emirati Arabi Uniti. Secondo fonti citate dall’agenzia Tass, le trattative affrontano questioni economiche, territoriali e le condizioni per un cessate il fuoco.
Mosca insiste sulla necessità che un eventuale accordo includa il riconoscimento internazionale del Donbass come parte della Federazione Russa.
L’inviato speciale del Cremlino, Kirill Dmitriev, ha parlato di “passi avanti positivi”, accusando però Unione Europea e Regno Unito di tentare di sabotare il processo negoziale.
Nuovi raid russi su Kiev e blackout a Zaporizhzhia
Intanto la guerra continua a colpire le città ucraine. Nella notte nuovi attacchi russi hanno interessato diverse regioni del Paese. A Kiev si sono udite esplosioni in vari quartieri, colpiti da droni.
I distretti di Obolonskyi, Sviatoshynskyi e Solomianskyi risultano tra i più danneggiati: nel primo un incendio ha coinvolto alcune auto, nel secondo si registra almeno un ferito.
Gravi conseguenze anche nella regione di Zaporizhzhia, dove oltre 53mila famiglie sono rimaste senza energia elettrica a causa dei raid.