Per la prima volta dopo mesi di combattimenti, Russia e Ucraina hanno avviato un cessate il fuoco concordato per consentire un’operazione umanitaria. La tregua è entrata in vigore nella notte tra lunedì 26 e martedì 27 ottobre 2026 a Oleshky, cittadina della regione meridionale di Kherson occupata dalle forze russe dal 2022.
L’intesa, raggiunta grazie alla mediazione della first lady americana Melania Trump, permetterà di organizzare l’ingresso di aiuti e l’evacuazione dei civili rimasti intrappolati in una delle aree più martoriate della guerra.

Non si tratta, però, di una tregua generale: il cessate il fuoco riguarda soltanto Oleshky e la zona interessata dall’operazione umanitaria. Nel resto dell’Ucraina i combattimenti e i bombardamenti continuano.
La tregua è iniziata: conferma da Mosca e Kiev
Il ministero della Difesa russo ha annunciato di aver sospeso il fuoco nel settore di Kherson a partire dalle 4 del mattino, ora di Mosca, corrispondenti alle 2 in Italia. La conferma è arrivata anche dal commissario ucraino per i diritti umani Dmytro Lubinets, responsabile della delegazione negoziale di Kiev, che ha assicurato il rispetto degli impegni assunti. L’accordo era stato annunciato venerdì 23 ottobre, dopo contatti tra i rappresentanti di Russia, Ucraina e Stati Uniti.
La pausa delle ostilità dovrebbe durare alcuni giorni, con possibilità di prolungamento in base all’andamento dell’operazione. Le modalità delle evacuazioni e i percorsi dei convogli vengono definiti attraverso il coordinamento tra le parti.
Oleshky, la città senza cibo e medicinali
Oleshky si trova sulla riva orientale del fiume Dnipro, di fronte alla città di Kherson, controllata dall’Ucraina. Prima dell’invasione russa del febbraio 2022 contava circa 24.000 abitanti. Oggi ne restano poche migliaia: secondo le stime più recenti, tra 1.700 e 2.000 persone, comprese decine di bambini. La cittadina ha subito gravi distruzioni durante il conflitto ed è stata devastata anche dalle inondazioni seguite al crollo della diga di Kakhovka, nel giugno 2023.
La situazione umanitaria è drammatica. Molti residenti vivono senza forniture regolari di elettricità, acqua potabile e riscaldamento. Mancano alimenti e medicinali, mentre mine e droni rendono estremamente pericolosi gli spostamenti. L’operazione prevede innanzitutto la verifica della sicurezza dei percorsi, quindi l’ingresso di medici, cibo, acqua e farmaci, prima dell’apertura dei corridoi per evacuare chi desidera lasciare la città.
Il ruolo di Melania Trump nella mediazione
Melania Trump ha favorito i contatti tra le delegazioni civili russe e ucraine, con interlocuzioni anche con rappresentanti delle Nazioni Unite. Il Cremlino ha riconosciuto pubblicamente il contributo della first lady americana. Le trattative operative hanno coinvolto Lubinets e Yana Lantratova, rappresentante russa impegnata nel negoziato.
Anche il segretario generale dell’Onu António Guterres ha accolto positivamente l’accordo, auspicando che possa favorire ulteriori iniziative umanitarie.
La guerra non si ferma: nuovi raid su Kiev
Mentre a Oleshky entrava in vigore la tregua, nuove esplosioni sono state segnalate martedì 27 ottobre a Kiev. Un attacco missilistico russo sulla capitale, nella giornata precedente, aveva provocato almeno un morto e diversi feriti, colpendo anche un edificio universitario. Altre vittime sono state segnalate nelle regioni di Kharkiv e Dnipropetrovsk.
Attacchi con droni sono stati denunciati anche in territorio russo e nelle zone ucraine occupate da Mosca. I bilanci rimangono soggetti ad aggiornamenti. La prosecuzione delle operazioni militari conferma i limiti dell’accordo: la tregua umanitaria non modifica, almeno per ora, l’andamento generale della guerra.
A novembre nuovi negoziati: si apre uno spiraglio?
Il cessate il fuoco arriva mentre gli Stati Uniti cercano di rilanciare il dialogo diplomatico. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato la prospettiva di nuovi colloqui tecnici tra Ucraina, Russia e Stati Uniti nella prima metà di novembre. Abu Dhabi è tra le sedi indicate, ma Washington non ha escluso altre località.
Restano irrisolte le questioni decisive: il futuro dei territori occupati, le garanzie di sicurezza per Kiev e le condizioni di un eventuale accordo di pace. Per il momento, il risultato più concreto riguarda i civili di Oleshky. La tregua non rappresenta la fine della guerra, ma potrebbe diventare un precedente importante per altre operazioni umanitarie, se le parti riusciranno a rispettare gli impegni e a garantire l’arrivo dei soccorsi.