Passi avanti?

Turchia, Egitto e Qatar mediano per un incontro ad Ankara fra Usa e Iran

Si lavora per un vertice ad alto livello tra l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff e rappresentanti di Teheran

Turchia, Egitto e Qatar mediano per un incontro ad Ankara fra Usa e Iran

Un possibile incontro tra Stati Uniti e Iran potrebbe tenersi nei prossimi giorni in Turchia, nel tentativo di riaprire un canale negoziale sul programma nucleare iraniano e ridurre le tensioni regionali. Secondo diverse fonti diplomatiche e mediatiche internazionali, Ankara — insieme a Egitto e Qatar — starebbe lavorando per organizzare un vertice ad alto livello tra l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff e rappresentanti di Teheran.

Il quadro resta fluido: da un lato Washington segnala apertura al dialogo, dall’altro mantiene sul tavolo opzioni militari rapide e mirate. Teheran, intanto, si dice disponibile a un negoziato “giusto ed equo”, ma pone limiti chiari sui temi trattabili.

Possibile incontro USA–Iran ad Ankara: chi sta lavorando alla mediazione

Secondo fonti statunitensi citate dalla stampa internazionale, gli Stati Uniti hanno comunicato all’Iran “tramite canali multipli” la disponibilità a un incontro per negoziare un accordo. La conferma arriva mentre Turchia, Egitto e Qatar sono impegnati in un’intensa attività diplomatica per facilitare un faccia a faccia ad Ankara tra Steve Witkoff, inviato della Casa Bianca, alti funzionari iraniani.

Un funzionario americano ha sottolineato che il presidente Donald Trump non ha ancora preso una decisione definitiva sulla linea da seguire verso Teheran e che resta aperta la strada diplomatica.

Anche la leadership turca sta giocando un ruolo attivo. Il presidente Recep Tayyip Erdoğan mantiene contatti frequenti sia con Trump sia con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, mentre il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha recentemente incontrato a Istanbul l’omologo iraniano Abbas Araghchi.

La posizione dell’Iran: apertura al negoziato, ma con limiti

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, in un’intervista televisiva, ha dichiarato che Teheran è pronta a partecipare a un negoziato con gli Stati Uniti se sarà “giusto ed equo”. Secondo Araghchi:

“Un accordo sul programma nucleare sarebbe possibile anche in tempi relativamente brevi, ma la revoca delle sanzioni è una condizione centrale e il tema dell’arsenale missilistico non è sul tavolo negoziale”.

La leadership iraniana mantiene però una linea dura sul piano della deterrenza. La Guida Suprema Ali Khamenei ha avvertito che un eventuale attacco americano porterebbe a una guerra regionale, sostenendo che l’Iran non attaccherà per primo, ma risponderà con forza a qualsiasi aggressione.

Khamenei si rifugia in un bunker sotterraneo
Ali Khamenei

Il ruolo della Turchia: proposta sul trasferimento dell’uranio arricchito

Secondo analisi provenienti da ambienti israeliani e turchi, Ankara potrebbe avanzare una proposta tecnica per sbloccare lo stallo sul nucleare: il trasferimento dell’uranio arricchito iraniano in Turchia, con l’impegno a non restituirlo a Teheran.

L’ipotesi riguarderebbe anche le scorte più sensibili — stimate in centinaia di chilogrammi arricchiti fino al 60% — e avrebbe l’obiettivo di ridurre il rischio di breakout nucleare, offrire una garanzia fisica verificabile e consentire all’Iran di salvare la faccia sul piano politico interno.

Fonti turche sostengono che Erdoğan abbia suggerito a Washington un approccio negoziale “a capitoli”, dividendo i dossier (nucleare, sanzioni, sicurezza regionale) invece di affrontarli in un unico pacchetto.

Trump tra diplomazia e opzioni militari

La strategia americana appare oscillante tra pressione e dialogo. Trump ha dichiarato che “Teheran sta negoziando seriamente” e ha espresso la speranza che un accordo sia possibile. Allo stesso tempo, la Casa Bianca ha chiesto ai vertici militari piani per un’azione rapida ed efficace contro obiettivi iraniani, con due criteri:

  1. colpire in modo tangibile capacità e simboli del regime
  2. evitare un coinvolgimento in una guerra prolungata in Medio Oriente.

Tra le opzioni discusse, secondo fonti di stampa statunitensi:

  • attacchi aerei mirati contro strutture governative o dei pasdaran
  • operazioni su obiettivi simbolici ad alto impatto
  • azioni limitate per aumentare la pressione negoziale.

Resta aperto il dibattito interno su quale sia l’obiettivo prioritario: fermare il nucleare, ridurre la capacità missilistica, favorire un cambio di regime o combinare più risultati.

Mosse militari difensive USA e coordinamento con Israele

Nonostante le valutazioni su possibili attacchi, fonti americane indicano che non ci sarebbe un’offensiva imminente. Il Pentagono starebbe prima rafforzando le difese nella regione, con il possibile dispiegamento di ulteriori sistemi antimissile con l’obiettivo di proteggere Israele, le basi militari statunitensi e gli alleati regionali.

Scenari possibili: cosa può accadere nelle prossime settimane

I prossimi sviluppi dipenderanno da tre fattori chiave:

  • riuscita della mediazione turca e dei canali con Egitto e Qatar
  • definizione dell’agenda negoziale (solo nucleare o pacchetto più ampio)
  • valutazione americana del rapporto costi-benefici di un’azione militare.

Se l’incontro ad Ankara verrà confermato, rappresenterà il primo passo concreto verso una nuova fase di dialogo diretto. In caso contrario, la pressione militare e le mosse di deterrenza potrebbero tornare centrali.

La crisi tra Stati Uniti e Iran resta quindi sospesa tra diplomazia e confronto strategico, con la Turchia candidata a diventare il principale hub negoziale della nuova fase.