Lo spettro delle elezioni di midterm di novembre torna a scuotere Washington. Con un indice di gradimento sotto il 40% e una serie di vittorie democratiche inattese anche in territori tradizionalmente repubblicani, Donald Trump ha rilanciato una proposta destinata a far discutere: “nazionalizzare il voto” negli Stati Uniti.
L’idea, espressa durante una lunga intervista al podcaster conservatore Dan Bongino, rappresenta una rottura netta con l’assetto costituzionale americano, fondato su un sistema elettorale fortemente decentrato e gestito in larga parte da Stati e autorità locali.
Perché Trump spinge sulla “nazionalizzazione del voto”
Il contesto politico è centrale per comprendere la proposta. I sondaggi nazionali indicano un consenso presidenziale in calo, mentre i democratici hanno ottenuto risultati significativi in diverse competizioni locali e suppletive. Tra i casi più citati c’è la vittoria del democratico Taylor Rehmet in Texas, in un distretto che Trump aveva vinto con ampio margine nel 2024 — segnale di possibile erosione del consenso repubblicano.
In questo scenario, il presidente teme di perdere una o entrambe le Camere del Congresso. Un esito che renderebbe l’amministrazione politicamente più debole (la cosiddetta lame duck) e aumenterebbe il rischio di nuove iniziative di impeachment o di blocco dell’agenda legislativa.
Da qui la spinta a intervenire sulle regole del processo elettorale.
Le dichiarazioni a Dan Bongino e il ritorno delle accuse sui brogli 2020
Nel colloquio con Dan Bongino, ex dirigente federale e voce influente dell’area conservatrice, Trump ha ribadito — senza che vi siano state conferme giudiziarie — la tesi delle elezioni 2020 “rubate”. Ha quindi invitato i repubblicani a “prendere il controllo” del processo di voto.
La frase più discussa riguarda la proposta di centralizzare il sistema elettorale “almeno in quindici Stati”. Un’affermazione che ha sollevato critiche trasversali tra costituzionalisti ed esperti di diritto elettorale, perché non esiste un meccanismo legale semplice per federalizzare unilateralmente il voto in singoli Stati.
La strategia federale: Dipartimento di Giustizia e database elettorale nazionale
La proposta di nazionalizzazione non è isolata. Si inserisce in una strategia più ampia dell’amministrazione per rafforzare il controllo federale su alcuni aspetti del processo elettorale.
Tra le iniziative più rilevanti:
- richieste del Dipartimento di Giustizia a diversi Stati — tra cui il Minnesota — per ottenere accesso completo alle liste elettorali
- tentativo di costruire un archivio elettorale nazionale
- verifiche centralizzate su registrazioni e cittadinanza degli elettori.
I critici parlano di espansione senza precedenti della supervisione federale sul voto; i sostenitori la definiscono una misura di sicurezza elettorale.
Ordini esecutivi sul voto e stop dei tribunali
A marzo il presidente ha firmato un ordine esecutivo con misure restrittive su:
- obbligo di prova documentale della cittadinanza
- limiti più rigidi al voto per corrispondenza
- scadenza delle schede postali entro la chiusura dei seggi.
Gran parte delle disposizioni è stata bloccata dai tribunali federali, che hanno rilevato profili di incostituzionalità e conflitto con le competenze statali.
Immigrazione, sicurezza e narrazione dei brogli
Trump continua a sostenere che il sistema elettorale sia vulnerabile a frodi e al voto di immigrati irregolari — una tesi che verifiche indipendenti e contenziosi giudiziari pluriennali non hanno confermato su larga scala.
Nel dibattito pubblico è emersa anche l’ipotesi — non confermata — di un possibile dispiegamento di agenti ICE in prossimità dei seggi. Secondo diverse organizzazioni civiche, una simile misura potrebbe avere un effetto dissuasivo sull’affluenza delle minoranze.
Gerrymandering e pressioni sui collegi elettorali
Parallelamente, il presidente ha incoraggiato Stati a guida repubblicana — in particolare il Texas — a ridisegnare anticipatamente i collegi del Congresso (gerrymandering) per favorire il GOP.
La risposta di alcuni Stati democratici è stata speculare, con una escalation di ridisegno politico delle mappe elettorali che aumenta la polarizzazione del sistema.
Georgia, indagini e precedenti istituzionali sensibili
Nel tentativo di dimostrare presunti brogli 2020, Trump ha promosso iniziative investigative in Georgia, lo stesso Stato dove era stato incriminato per pressioni sul conteggio dei voti.
Il coinvolgimento diretto di figure dell’intelligence e contatti operativi con agenti federali hanno sollevato polemiche su violazioni di protocolli istituzionali e confini tra potere politico e apparati investigativi.
Il tema del “quarto mandato” e le preoccupazioni democratiche
A completare il quadro, il presidente ha più volte evocato — in modo provocatorio — l’ipotesi di un ulteriore mandato oltre i limiti costituzionali. Ha inoltre dichiarato di rimpiangere di non aver mobilitato la Guardia Nazionale per sequestrare macchine per il voto nel 2020.
Dichiarazioni che alimentano il dibattito tra studiosi di diritto costituzionale e osservatori democratici sulla tenuta delle norme e delle consuetudini istituzionali.
Cosa è realistico e cosa no sulla “nazionalizzazione del voto”
Dal punto di vista tecnico-giuridico:
Realistico:
- aumento dei controlli federali mirati
- leggi nazionali su requisiti di registrazione
- standard minimi comuni.
Molto difficile o irrealistico:
- gestione federale diretta delle elezioni statali
- centralizzazione completa del processo di voto
- esautorazione delle autorità locali senza riforma costituzionale.
Come funziona il sistema elettorale americano, cosa sono le midterm e cosa cambierebbe con la proposta di Trump
Per comprendere la portata della proposta di “nazionalizzare il voto”, è utile spiegare in modo chiaro come funziona il sistema elettorale degli Stati Uniti, cosa sono le elezioni di midterm e quali effetti concreti avrebbe una centralizzazione federale del processo.
Come funziona il sistema elettorale negli Stati Uniti
Il sistema elettorale americano è federale e decentrato. Non esiste un’unica autorità nazionale che organizza le elezioni: la gestione pratica del voto è affidata ai singoli Stati.
In concreto:
- ogni Stato stabilisce regole su registrazione degli elettori, modalità di voto e procedure di scrutinio
- le elezioni sono amministrate da funzionari statali, di contea e municipali
- le liste elettorali sono gestite a livello locale
- le modalità di voto (anticipato, per corrispondenza, di persona) variano da Stato a Stato
- il Congresso può fissare alcuni standard federali, ma non controlla direttamente l’organizzazione dei seggi
Questo modello nasce per ridurre il rischio di concentrazione del potere e aumentare la resilienza del sistema: migliaia di autorità diverse gestiscono il voto, rendendo più difficile una manipolazione centralizzata.
Cosa sono le elezioni di midterm
Le elezioni di midterm si tengono ogni quattro anni a metà del mandato presidenziale. Sono un passaggio politico cruciale perché ridisegnano gli equilibri del Congresso.
Alle midterm si vota per:
- tutti i 435 membri della Camera dei Rappresentanti
- circa un terzo dei 100 senatori
- molti governatori e parlamenti statali
- cariche locali e referendum.
Storicamente, il partito del presidente in carica tende a perdere seggi alle midterm. Per questo vengono spesso considerate un referendum politico sull’operato della Casa Bianca.
Se l’opposizione conquista una o entrambe le Camere può:
- bloccare o rallentare le leggi presidenziali
- aprire commissioni d’inchiesta
- avviare procedure di impeachment alla Camera
- condizionare nomine e bilanci federali.
Cosa cambierebbe con la “nazionalizzazione del voto” proposta da Trump
La proposta di Trump di “nazionalizzare il voto” implicherebbe un cambiamento radicale dell’attuale architettura elettorale. Anche se i dettagli operativi non sono stati definiti, una vera centralizzazione comporterebbe:
- Possibili cambiamenti strutturali
- maggiore controllo federale sulle liste elettorali
- standard nazionali obbligatori per registrazione e identificazione
- regole uniformi su voto per corrispondenza e voto anticipato
- supervisione centrale su procedure di conteggio
- database elettorale nazionale.
Gli ostacoli legali
Un simile cambiamento incontrerebbe forti barriere:
- competenze costituzionalmente attribuite agli Stati
- precedenti della Corte Suprema a favore del decentramento
- necessità probabile di riforme legislative profonde
- alto rischio di contenzioso giudiziario immediato.
L’impatto politico
Dal punto di vista politico, i sostenitori vedono la centralizzazione come uno strumento di sicurezza e uniformità. I critici la considerano invece un rischio per:
- l’autonomia degli Stati
- la separazione dei poteri
- la fiducia nel processo elettorale
- la neutralità amministrativa del voto.
Perché il tema è centrale nel dibattito democratico USA
Il confronto sulla gestione del voto non è solo tecnico ma costituzionale: tocca l’equilibrio tra potere federale e statale, tra sicurezza e accessibilità, tra standard nazionali e pluralismo locale.
Per questo la proposta di nazionalizzare il sistema elettorale — al di là della sua fattibilità — è diventata uno dei nodi più sensibili del dibattito politico americano in vista delle elezioni di midterm.