Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che un accordo per porre fine al conflitto con l’Iran potrebbe arrivare “presto”, annunciando al contempo che Teheran avrebbe acconsentito a far transitare 20 petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz come “segno di rispetto” e dimostrazione della propria disponibilità a negoziare.
Trump claims Iran gave him a Gift by allowing 20 boats through the Strait of Hormuz.
Iran denies that they gave him anything.
What really happened was Iran had announced it would allow “non-hostile vessels” to pass through the Strait of Hormuz. pic.twitter.com/VMg6eOV8N9
— Ed Krassenstein (@EdKrassen) March 30, 2026
Parole che arrivano mentre il tycoon era a bordo dell’Air Force One. Netta la smentita di Teheran, a stretto giro.
La posizione di Trump
Trump ha ribadito una tesi già espressa in precedenza: gli attacchi contro i vertici della Repubblica Islamica equivalgono di fatto a un cambio di regime.
“Vogliamo chiedere un paio di altre cose”, ha aggiunto, precisando che i negoziati avvengono direttamente e indirettamente. “Abbiamo distrutto molti target oggi. È stato un grande giorno. Come sapete ci hanno dato 10 navi nei giorni scorsi e oggi ci hanno dato, come tributo e segno di rispetto, 20 navi molto grandi che attraverseranno lo Stretto di Hormuz a partire da domani mattina”, ha dichiarato il presidente nelle score ore.

Alla domanda sulle condizioni della guida suprema iraniana, Trump ha affermato:
“Potrebbe essere vivo, ma probabilmente seriamente ferito”.
Il tycoon e il controllo strategico
Oltre al passaggio delle navi, Trump ha parlato apertamente di possibilità di conquistare l’isola di Kharg, principale centro di approvvigionamento petrolifero iraniano, sostenendo che “non credo abbiano alcuna difesa. Potremmo conquistarla molto facilmente”.
Al Financial Times ha aggiunto:
“A essere sincero, la cosa che preferisco è estrarre petrolio dall’Iran, ma alcune persone stupide negli Stati Uniti mi chiedono: ‘Perché lo fai?’ Ma sono persone stupide. Forse conquisteremo l’isola di Kharg, forse no. Abbiamo molte opzioni. Significherebbe anche che dovremmo rimanere lì per un po’ di tempo”.
Queste dichiarazioni giungono mentre 3.500 soldati statunitensi sono stati dispiegati in Medio Oriente, aumentando i timori di un’ulteriore escalation.
Trump e la narrativa del regime
Trump ha più volte insistito sulla distruzione dei vertici iraniani:
“Il primo regime è stato decimato, distrutto, sono tutti morti. Il regime successivo è quasi morto, e il terzo regime… abbiamo a che fare con persone diverse da quelle con cui chiunque abbia avuto a che fare prima… e, francamente, si sono dimostrate molto ragionevoli”.
L’intento del presidente sembra essere quello di presentare la decapitazione della leadership come equivalente al crollo del governo, sottolineando la propria forza negoziale.
La smentita di Teheran
Dall’altra parte, l’Iran mantiene toni cauti e respinge la narrazione di Trump. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, ha dichiarato:
“Le richieste che ci sono state trasmesse sono state per lo più irragionevoli ed eccessive. Non abbiamo avuto alcun negoziato diretto con gli Stati Uniti, ma solo messaggi ricevuti tramite intermediari sulla volontà americana di negoziare”.
Baghaei ha ribadito:
“La nostra posizione è chiara e, a differenza dell’altra parte che cambia continuamente posizione, sappiamo bene quale sia il nostro quadro di riferimento”. L’Iran, ha sottolineato, non ha iniziato la guerra, ma è stato oggetto di un’aggressione, e “tutti i nostri sforzi sono concentrati sulla difesa del Paese”.