Donald Trump ha annunciato la sospensione dei pesanti attacchi statunitensi contro l’Iran previsti nel fine settimana, aprendo alla ripresa dei negoziati con Teheran. Al centro dei colloqui ci sarebbero la situazione nello Stretto di Hormuz e un possibile accordo sulla denuclearizzazione.
La decisione sarebbe maturata dopo le pressioni degli alleati del Golfo e dei mediatori, preoccupati dal rischio di un allargamento del conflitto e più favorevoli alla strada diplomatica.
Lo stop agli attacchi
Parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, durante il rientro dal New Jersey, Trump ha spiegato di aver deciso di fermare l’operazione dopo una serie di contatti con Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Iran.
Secondo il presidente americano, i colloqui con Teheran potrebbero riprendere già nel pomeriggio. Trump ha sostenuto che sarebbe emersa la possibilità di un’intesa sullo Stretto di Hormuz e, in prospettiva, sul programma nucleare iraniano.
“Lo scopo non è uccidere, ma un accordo”.
“Un attacco devastante”
Trump ha affermato che l’Iran fosse consapevole della portata dell’operazione militare che gli Stati Uniti stavano preparando.
“L’attacco sarebbe stato il più grande dalla Seconda guerra mondiale, sarebbe stato disastroso. Credo che il Paese non sarebbe stato nemmeno ricostruibile”.
Il presidente ha però sottolineato di aver scelto di non procedere dopo aver ricevuto segnali di apertura verso un’intesa.
“Quando sento dire un accordo riguardante lo Stretto di Hormuz e, in ultima analisi, la denuclearizzazione, mi dico: vogliamo davvero procedere?”.
Il ruolo del Golfo
La scelta di Trump sarebbe stata influenzata dai colloqui con i principali Paesi del Golfo. Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman avrebbe contattato il presidente americano per chiedere una nuova opportunità per la diplomazia e favorire una de-escalation.
Anche Qatar ed Emirati Arabi Uniti avrebbero partecipato ai contatti. Doha avrebbe presentato una proposta per affrontare la crisi legata allo Stretto di Hormuz, uno snodo strategico per il commercio internazionale di petrolio.
I governi della regione temono che un conflitto prolungato possa esporre i loro territori e le infrastrutture energetiche a possibili ritorsioni iraniane.
Teheran smentisce l’intesa
L’Iran ha però ridimensionato la ricostruzione fornita da Trump. Teheran ha negato di aver chiesto agli Stati Uniti di rinunciare all’attacco e ha smentito di aver accettato un accordo per riaprire lo Stretto di Hormuz.
Restano inoltre forti divergenze sul controllo delle principali rotte marittime e sulle tariffe di transito.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha dichiarato che Hormuz “non tornerà mai alla situazione prebellica”.
Una nuova rotta marittima
Secondo Teheran, i colloqui in corso con l’Oman sarebbero ormai nelle fasi finali, ma non riguarderebbero la riapertura o la chiusura dello Stretto.
“Non hanno nulla a che vedere con la sua apertura o chiusura, ma piuttosto con una nuova rotta marittima”.
Le dichiarazioni mostrano come la distanza tra Stati Uniti e Iran resti significativa, nonostante l’annuncio della possibile ripresa dei negoziati.
Il rischio di escalation
Lo stop ai raid non ha eliminato il rischio di una nuova escalation. Secondo il Wall Street Journal, funzionari iraniani starebbero valutando possibili azioni preventive nel caso in cui la diplomazia dovesse fallire.
Un diplomatico di Teheran avrebbe riferito che i Pasdaran starebbero prendendo in considerazione l’ipotesi di colpire anche senza un’offensiva americana già in corso.
L’obiettivo sarebbe quello di aumentare la pressione sugli Stati Uniti e mettere in difficoltà Trump sul piano politico, anche in vista delle elezioni di metà mandato previste a novembre.
Le difficoltà di Trump
La decisione di sospendere l’attacco arriva in un momento delicato per il presidente americano. Secondo alcune ricostruzioni, Trump avrebbe rinunciato all’ultimo momento ad attacchi contro l’Iran almeno otto volte negli ultimi cinque mesi.
Da questa serie di ripensamenti è nato anche l’acronimo “Taco”, utilizzato dai critici per indicare l’espressione “Trump Always Chickens Out”, tradotta come “Trump si tira sempre indietro all’ultimo momento”.
La ripresa dei negoziati potrebbe ora rappresentare un’occasione per ridurre la tensione, ma le posizioni ancora distanti su Hormuz e sul nucleare rendono incerto il percorso verso un’intesa.