Donald Trump alza ancora il livello dello scontro con Teheran e, di fatto, mette da parte l’ipotesi russa di una soluzione di compromesso sull’uranio iraniano. Giovedì 21 maggio 2026, parlando alla Casa Bianca, il presidente americano ha detto che gli Stati Uniti intendono recuperare lo stock di uranio altamente arricchito dell’Iran e impedirne in ogni modo la permanenza nelle mani della Repubblica islamica.
“Lo prenderemo. Non ne abbiamo bisogno, non lo vogliamo. Probabilmente lo distruggeremo dopo averlo preso, ma non permetteremo che lo abbiano loro“.
Va chiarito un punto tecnico: non si tratta di uranio impoverito, ma di uranio arricchito, cioè materiale che, a determinati livelli di purezza, può avvicinarsi alla soglia necessaria per un uso militare. È proprio questo a rendere il dossier esplosivo.
🚨 BREAKING: Trump says the U.S. will NOT allow Iran to keep enriched uranium. 🇺🇸🔥
“We will get it… and probably destroy it after we get it. But we’re NOT going to let them have it.”
Middle East tensions are rising fast again. 🌍 pic.twitter.com/CoDHxIqeqr
— America Millitary (@MillitaryStan) May 21, 2026
La proposta di Mosca
La mossa di Trump arriva dopo settimane in cui la Russia aveva cercato di inserirsi come garante. Mosca aveva offerto di accogliere sul proprio territorio lo stock iraniano di uranio arricchito, presentando la soluzione come possibile via d’uscita per ridurre la tensione tra Stati Uniti, Israele e Iran. Il Cremlino aveva ribadito la disponibilità il 13 aprile 2026, sostenendo di essere pronto a custodire il materiale nell’ambito di un futuro accordo di pace.

Secondo Reuters, però, il 15 aprile 2026 il Cremlino aveva già fatto sapere che Washington aveva respinto la proposta. L’idea russa, avanzata anche nei mesi precedenti, prevedeva il trasferimento dell’uranio iraniano in Russia e la sua possibile conversione in combustibile per usi civili. Per Mosca sarebbe stata un’occasione per rientrare da protagonista nella partita mediorientale; per Trump, invece, il punto sembra essere un altro: la gestione del materiale non deve passare da Putin, ma dagli Stati Uniti.
Teheran irrigidisce la linea
La risposta iraniana, almeno per ora, va nella direzione opposta. Ieri, giovedì 21 maggio 2026, due fonti iraniane di alto livello hanno riferito ai media che la Guida suprema Mojtaba Khamenei ha dato indicazione di non trasferire all’estero lo stock di uranio quasi a grado militare.
“La direttiva della Guida suprema, e il consenso all’interno dell’establishment, è che lo stock di uranio arricchito non debba lasciare il Paese“, ha detto una delle fonti.

Il motivo è politico e strategico. A Teheran cresce il sospetto che la pausa nei combattimenti sia solo temporanea e che Stati Uniti e Israele possano riprendere gli attacchi.
Quanto uranio è in gioco
Il nodo riguarda uno stock significativo. Trump ritiene che l’Iran possieda circa 900 libbre, cioè poco più di 400 chili, di uranio altamente arricchito, materiale che sarebbe stato in parte sepolto o protetto dopo i bombardamenti statunitensi e israeliani dell’anno scorso.
L’Agenzia internazionale per l’energia atomica stima che, al momento degli attacchi del giugno 2025, l’Iran avesse 440,9 chili di uranio arricchito al 60%. Non è chiaro quanto materiale sia sopravvissuto. Secondo il direttore dell’Aiea Rafael Grossi, una parte rilevante sarebbe conservata in un complesso sotterraneo a Isfahan, mentre altro materiale potrebbe trovarsi a Natanz.
Il negoziato resta appeso
Il contesto è quello di una tregua fragile. Il conflitto era esploso dopo gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran del 28 febbraio 2026, seguiti da rappresaglie iraniane contro obiettivi legati agli Stati Uniti e da tensioni nello Stretto di Hormuz. Dall’8 aprile 2026, i colloqui sono mediati dal Pakistan e riguardano vari dossier: programma nucleare, missili balistici, sanzioni, ricostruzione e libertà di navigazione nello Stretto.

Ma l’uranio è diventato il punto più duro. Per Washington e Israele, nessun accordo può reggere se Teheran mantiene materiale arricchito sul proprio territorio. Per l’Iran, invece, cedere lo stock senza garanzie definitive significherebbe disarmarsi davanti a un nemico che potrebbe colpire di nuovo.
La partita resta pericolosa. Politicamente, oggi, nessuno sembra pronto a fare il primo passo. Trump vuole l’uranio fuori dall’Iran. Teheran vuole tenerlo. Putin vorrebbe gestirlo. Ed è proprio in questo triangolo che si gioca il prossimo rischio di escalation.