Doppia strada

Trump: “Quattro settimane di operazioni”, ma si dice pronto a negoziare

Il presidente degli Stati Uniti conferma la prosecuzione degli attacchi insieme a Israele: “Avanti fino al raggiungimento di tutti gli obiettivi”. Apertura diplomatica con Teheran ma bombardamenti destinati a continuare

Trump: “Quattro settimane di operazioni”, ma si dice pronto a negoziare

L’operazione militare statunitense in Iran potrebbe durare “quattro settimane o meno”. Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, delineando tempi e obiettivi della campagna militare condotta insieme a Israele mentre la tensione cresce in tutto il Medio Oriente dopo la morte di tre soldati americani e la risposta iraniana con missili e droni contro basi occidentali nella regione.

In diverse interviste rilasciate al Daily Mail, al New York Times e ad Axios, il presidente ha spiegato che l’operazione resta limitata nel tempo ma continuerà senza interruzioni fino al raggiungimento degli obiettivi strategici fissati da Washington.

Quanto durerà la guerra in Iran

“È sempre stato un processo di quattro settimane”, ha detto Trump, sottolineando che gli Stati Uniti dispongono di ampie riserve militari per sostenere le operazioni.

Secondo il presidente, esistono due possibili scenari:

  1. un conflitto rapido, concluso in pochi giorni con una pressione militare decisiva su Teheran,
  2. una campagna più lunga capace di neutralizzare definitivamente le capacità militari iraniane.

“Possiamo continuare a lungo e prendere il controllo di tutto”, ha spiegato, aggiungendo però che l’obiettivo resta evitare una guerra prolungata.

Fonti citate dal New York Times riferiscono che Washington e Israele avrebbero già colpito circa 2.000 obiettivi, tra installazioni militari, difese aeree e strutture legate ai Guardiani della Rivoluzione.

I primi soldati americani uccisi

L’Iran ha reagito agli attacchi iniziali lanciando raid missilistici contro Israele e attacchi con droni contro basi americane in diversi Paesi del Golfo, tra cui Kuwait, Qatar, Bahrain, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Tre cittadini statunitensi sono stati uccisi e cinque feriti.

“Sfortunatamente ce lo aspettavamo, e potrebbe accadere ancora”, ha ammesso Trump, promettendo vendetta per le vittime.

“Piangiamo veri patrioti americani che hanno fatto il sacrificio più grande per la nostra nazione. Faremo tutto il possibile per evitare altre perdite, ma sappiamo che ci saranno rischi”.

Obiettivi militari e “Operazione Furia Epica”

Trump ha definito la campagna militare “una delle più massicce e complesse mai viste”.

Secondo quanto dichiarato dal presidente:

  • centinaia di bersagli sono stati distrutti;
  • nove navi militari iraniane sarebbero state affondate;
  • il quartier generale navale iraniano sarebbe stato gravemente danneggiato;
  • l’intero comando militare iraniano sarebbe stato neutralizzato.

“Molti vogliono arrendersi per salvarsi la vita. Chiedo ai Guardiani della Rivoluzione e ai militari di deporre le armi per ottenere piena immunità”, ha affermato.

L’obiettivo finale resta impedire che Teheran sviluppi missili balistici e armi nucleari, considerati una minaccia diretta per gli Stati Uniti e i loro alleati.

Apertura diplomatica dopo la morte di Khamenei

Parallelamente all’offensiva militare, Trump sostiene che siano già in corso contatti con i nuovi vertici iraniani dopo l’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei, evento che ha provocato un profondo riassetto interno nella Repubblica islamica.

“Iraniani vogliono parlare e stanno parlando”, ha dichiarato il presidente senza fornire dettagli sugli interlocutori coinvolti.

Secondo Trump, l’uscita di scena della guida suprema renderebbe ora più facile una soluzione diplomatica.

Tuttavia ha chiarito che gli attacchi continueranno finché Washington non riterrà soddisfacenti le condizioni negoziali.

“Potrei considerare uno stop se ci soddisfano. Ma avrebbero dovuto farlo prima”.

Il nodo del cambio di regime

L’amministrazione americana non esclude un cambio di regime a Teheran, anche se ufficialmente resta un obiettivo politico più che militare.

Trump ha invitato apertamente il popolo iraniano a “riprendersi il Paese”, definendo l’attuale fase una “chance unica per riconquistare la libertà”.

Diversi analisti americani sottolineano però che la caduta del sistema teocratico non garantirebbe automaticamente una transizione democratica, soprattutto considerando il peso politico e militare dei Guardiani della Rivoluzione.

Timori negli Stati Uniti e divisioni politiche

Il conflitto arriva in un momento delicato per la politica interna americana.

Secondo un sondaggio Reuters/Ipsos, solo un americano su quattro sostiene la guerra, mentre cresce la preoccupazione per possibili effetti su energia, mercati finanziari e sicurezza globale.

All’interno della stessa area conservatrice non mancano critiche: alcune figure del movimento Maga hanno contestato l’intervento militare, tradizionalmente contrario alle guerre all’estero.

Anche il Pentagono avrebbe espresso timori per il consumo accelerato di munizioni, considerate strategiche in eventuali crisi future in Europa o nell’Indo-Pacifico.

I Paesi del Golfo pronti a reagire

Nel frattempo i sei Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo — Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Arabia Saudita, Oman, Qatar e Kuwait — hanno annunciato una risposta coordinata dopo gli attacchi iraniani.

In una riunione straordinaria in videoconferenza, i ministri degli Esteri hanno ribadito che adotteranno “tutte le misure necessarie” per proteggere territori e cittadini.

Secondo la dichiarazione congiunta, la stabilità del Golfo rappresenta “un pilastro fondamentale della stabilità economica globale”.

Un conflitto ancora imprevedibile

Nonostante le dichiarazioni di sicurezza del presidente americano, l’amministrazione riconosce che le prossime settimane restano incerte sia sul campo militare sia sul futuro politico dell’Iran.

“Le operazioni continueranno fino a quando tutti i nostri obiettivi saranno raggiunti”, ha ribadito Trump.

La possibilità di una soluzione diplomatica resta aperta, ma per ora bombardamenti e operazioni militari sembrano destinati a proseguire almeno per il prossimo mese.