Il presidente statunitense minaccia l’invio di una nuova flotta mentre Teheran celebra il 47esimo anniversario della Rivoluzione Islamica.
Trump: “L’Iran non avrà mai armi nucleari”
In una serie di interventi rilasciati a Channel 12 e Fox News, Donald Trump ha delineato il perimetro dei futuri accordi con l’Iran. Il leader statunitense ha chiarito che la rinuncia agli ordigni nucleari e ai sistemi balistici rappresenta una condizione non negoziabile per qualsiasi progresso diplomatico.
“Possiamo raggiungere un’intesa eccellente, ma il tema della denuclearizzazione è scontato. L’Iran non avrà mai armi nucleari o missili balistici”, ha affermato.

Per dare peso alle proprie parole, Trump ha confermato il dispiegamento di una massiccia flottiglia verso le coste mediorientali e ha ventilato la possibilità di inviare una seconda portaerei.
Il messaggio è diretto. In assenza di un compromesso risolutivo, gli Stati Uniti sono pronti a intervenire con decisione, richiamando i precedenti attacchi contro le infrastrutture strategiche effettuati a giugno.
La posizione di Teheran
Dal fronte iraniano giungono segnali contrastanti. Mohammad Eslami, a capo dell’agenzia atomica nazionale, ha aperto all’ipotesi di diluire l’uranio arricchito al 60%, rendendolo inutilizzabile per scopi bellici, ma solo in cambio della rimozione totale delle sanzioni economiche.

Questa proposta potrebbe pesare sui colloqui in corso in Oman tra i funzionari dei due Paesi.
Parallelamente, il segretario per la sicurezza Ali Larijani ha invitato Washington a non farsi influenzare dalle pressioni israeliane, sottolineando che la crisi è risolvibile se rimane circoscritta al dossier energetico.
Tuttavia, Teheran resta ferma sul punto militare. I programmi di difesa e i test balistici non sono oggetto di discussione e restano distinti dalle trattative sul nucleare.
Il piano di Netanyahu
Nel frattempo, il primo ministro Benjamin Netanyahu è volato negli Stati Uniti per coordinare la strategia comune con l’alleato d’oltreoceano.
Per il premier israeliano, l’obiettivo è scongiurare un patto al ribasso che si limiti a monitorare l’arricchimento dell’uranio. Gerusalemme punta a ottenere lo smantellamento totale delle scorte e lo stop definitivo ai finanziamenti per le milizie regionali.
Netanyahu presenterà nello Studio Ovale una lista di richieste rigorose: zero arricchimento sul suolo iraniano, ripristino delle ispezioni dell’Aiea e restrizioni severe sulla gittata dei missili. Secondo la visione israeliana, qualsiasi flessibilità verrebbe interpretata come un segnale di debolezza dai gruppi paramilitari alleati di Teheran.
Le celebrazioni per la Rivoluzione
Mentre la diplomazia lavora, nelle piazze iraniane si celebra il 47esimo anniversario della Repubblica Islamica.
Il culmine della giornata è atteso con il discorso dell’Ayatollah, mentre Piazza Azadi a Teheran è stata trasformata in una vetrina della potenza militare nazionale: tra la folla sono esposti missili balistici, da crociera e i resti dei droni israeliani abbattuti nel recente conflitto di giugno.
Le celebrazioni, caratterizzate da una forte retorica anti-occidentale (con il calpestamento simbolico delle immagini di Trump e Netanyahu), mostrano però il volto di un Paese spaccato.
Se da un lato i sostenitori del governo hanno animato la vigilia con fuochi d’artificio e canti rituali, dall’altro i social testimoniano una realtà parallela: in diversi quartieri della capitale e in altre città, al calare del sole sono levati cori di protesta che inneggiano alla caduta della Repubblica Islamica.