Alla vigilia dell’incontro ufficiale a Washington, l’amministrazione americana gela le ambizioni del governo israeliano. Il tycoon ha confermato, infatti, la ferma opposizione ai piani di estensione della sovranità di Tel Aviv, sottolineando come la stabilità dell’area sia il presupposto imprescindibile per gli equilibri diplomatici dell’intero Medio Oriente.

Cisgiordania, strappo tra Trump Netanyahu
Il presidente Donald Trump ha ribadito la sua contrarietà all’annessione della Cisgiordania da parte di Israele. Secondo quanto riportato da Axios, fonti interne alla Casa Bianca sostengono che una Cisgiordania stabile mantiene Israele sicura, una visione che collide frontalmente con le recenti mosse del gabinetto di Benjamin Netanyahu.
Il messaggio arriva in un momento cruciale perché domani, mercoledì 11 febbraio 2026, i due leader si incontreranno nello Studio Ovale. La presa di posizione statunitense giunge come risposta diretta alla decisione israeliana di espandere il controllo su zone che, in base agli accordi di Oslo, dovrebbero ricadere sotto l’autorità palestinese.

Le mosse di Smotrich e Katz nel mirino
La reazione statunitense arriva dopo che il Gabinetto di sicurezza israeliano ha approvato manovre per modificare drasticamente lo status quo nei territori.
I ministri Bezalel Smotrich e Israel Katz hanno confermato l’avvio di politiche volte a rafforzare il controllo israeliano anche in siti sensibili come Hebron, aprendo la strada a una nuova ondata di insediamenti.
Queste iniziative hanno sollevato un coro di proteste internazionali, raccogliendo la condanna unanime di Arabia Saudita, Egitto, Giordania, Emirati Arabi Uniti e Turchia. Anche il Regno Unito ha definito inaccettabile ogni tentativo unilaterale di alterare la geografia o la demografia della regione.
Il monito di JD Vance e la stabilità regionale
Non è la prima volta che l’amministrazione Trump manifesta irritazione. Già all’indomani del voto della Knesset, il vicepresidente JD Vance aveva definito la manovra israeliana una mossa politica stupida, dichiarandosi personalmente offeso dalla strategia di Tel Aviv.
Oggi la Casa Bianca conferma che la linea non è mutata. La stabilità della Cisgiordania è considerata l’unica via per raggiungere l’obiettivo della pace regionale. Per Trump, l’annessione rappresenterebbe un ostacolo insormontabile per i piani di pacificazione globale che l’amministrazione sta cercando di tessere.
Il peso degli accordi con i Paesi arabi
Dietro il no di Trump si celano anche delicati equilibri diplomatici legati alla ricostruzione di Gaza. Il presidente ha chiarito più volte di aver dato la propria parola ai partner arabi: l’annessione non deve avvenire.
In passato, il tycoon è stato categorico: “Se accadesse, Israele perderebbe tutto il nostro sostegno”.
Una minaccia che mette Netanyahu con le spalle al muro proprio mentre si appresta a varcare la soglia della Casa Bianca per un confronto che si preannuncia piuttosto teso.