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Trump esclude una missione di terra in Iran: “Sarebbe una perdita di tempo”

Zelensky conferma la richiesta di droni da parte degli Stati Uniti

Trump esclude una missione di terra in Iran: “Sarebbe una perdita di tempo”

Il presidente americano Donald Trump ha definito l’ipotesi di un intervento militare terrestre in Iran una “perdita di tempo”, spiegando in un’intervista a NBC News perché ritiene superflua questa opzione.

Trump esclude una missione di terra in Iran

“È una perdita di tempo. Hanno perso tutto. Hanno perso la loro marina. Hanno perso tutto ciò che potevano perdere”, ha dichiarato Trump, sottolineando come la capacità militare iraniana sia stata già gravemente compromessa.

Riguardo al futuro politico dell’Iran, il tycoon ha parlato di voler intervenire a livello strategico:

“Vogliamo ripulire tutto” ha detto, aggiungendo di avere già in mente dei nomi per un “buon leader”, senza però indicarne alcuno. “Non vogliamo qualcuno che debba ricostruire tutto in dieci anni — ha proseguito —. Vogliamo che abbiano un buon leader. Abbiamo persone che penso farebbero un buon lavoro”.

Nelle ore precedenti l’intervista, Trump aveva affermato:

“L’Iran ha chiamato per fare un accordo. È un po’ tardi…” e aveva fornito un dettagliato resoconto delle operazioni militari statunitensi: “Gli Stati Uniti continuano a demolire totalmente il nemico, siamo in anticipo rispetto al programma, a livelli mai visti. Stiamo distruggendo la capacità di lanciare missili e droni, abbiamo colpito circa il 60%. La loro Marina è andata, 24 navi in tre giorni sono state distrutte. Non hanno aviazione, non hanno difesa aerea. Le loro comunicazioni sono compromesse”.

Quando gli è stato chiesto di commentare le parole del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, secondo cui un’operazione di terra statunitense sarebbe un “disastro”, The Donald ha liquidato la dichiarazione come “chiacchiere inutili”. Araghchi aveva dichiarato a sua volta alla stessa emittente che i funzionari iraniani erano “preparati a qualsiasi eventualità, persino uno sbarco”.

“Li stiamo aspettando: siamo fiduciosi di poterli affrontare e che sarebbe un disastro per loro”, aveva aggiunto il ministro.

Seyed Abbas Araghchi

Gli Stati Uniti chiedono droni all’Ucraina

Nel frattempo, l’Ucraina è stata coinvolta nelle strategie di difesa statunitensi nel Medio Oriente. Il presidente Volodymyr Zelenskyy ha confermato, nella giornata di giovedì 5 marzo 2026:

Abbiamo ricevuto dagli Stati Uniti una richiesta di supporto specifico per la protezione contro gli ‘Shahed’ nella regione del Medio Oriente”.

“Ho dato istruzioni di fornire i mezzi necessari e di assicurare la presenza di specialisti ucraini in grado di garantire la sicurezza richiesta. L’Ucraina sostiene i partner che contribuiscono a garantire la nostra sicurezza e a proteggere la vita del nostro popolo”.

Secondo fonti di Kiev, tutti i governi del Golfo sono già in contatto con l’Ucraina, direttamente o tramite gli Stati Uniti, per discutere l’acquisto di droni intercettori.

Donald Trump e Volodymyr Zelensky

Il leader ucraino ha confermato:

“Ci sono arrivate richieste di condividere la nostra esperienza con i partner in Medio Oriente” e che l’Ucraina è “aperta” a tale cooperazione, già sollecitata anche da “europei e dagli Stati Uniti”.

Gli intercettori ucraini hanno la capacità di volare a velocità superiori rispetto agli Shahed iraniani, utilizzano telecamere e intelligenza artificiale per individuare i droni nemici e vengono guidati dai piloti in FPV (first person view) per abbatterli prima che possano colpire gli obiettivi.

Zelenskyy ha inoltre sottolineato il vantaggio economico di questi sistemi rispetto ai costosi intercettori Patriot, spesso utilizzati dai Paesi del Golfo:

“Un intercettore Patriot costa milioni di dollari, mentre i droni intercettori ucraini costano poche migliaia di dollari ciascuno. Uno Shahed iraniano costa circa 30.000 dollari”.

La situazione umanitaria

Secondo l’UNICEF, dall’inizio dell’escalation militare statunitense e israeliana contro l’Iran, una settimana fa, quasi “200 bambini” hanno perso la vita in Medio Oriente. In particolare, almeno “181 bambini sono stati uccisi in Iran, sette in Libano, tre in Israele e uno in Kuwait”, evidenziando il pesante impatto civile della crisi militare.