Il presidente Trump non ha sciolto le riserve sulla ‘Dichiarazione di Islamabad’, il memorandum d’intesa per chiudere il conflitto con l’Iran. Al termine di un vertice di oltre due ore nella Situation Room, svoltosi venerdì 29 maggio 2026 con i propri consiglieri, il leader della Casa Bianca ha ribadito che firmerà l’accordo solo se risulterà vantaggioso per gli Stati Uniti e se garantirà che Teheran non ottenga mai l’arma nucleare.
Insomma, siamo ancora punto e a capo: nessuna decisione sull’accordo di Pace con Teheran.
Reazioni dei mercati e scontro diplomatico
Nonostante l’intesa appaia vicina, restano da discutere temi cruciali come lo sblocco dei fondi iraniani congelati.
In tutto ciò, comunque mercati finanziari scommettono sul via libera, registrando rialzi mentre il petrolio scende intorno ai 90 dollari. Prima del vertice, il capo di Stato americano ha accennato su Truth a un possibile rientro delle navi dal blocco dello Stretto di Hormuz.
Tuttavia, il portavoce della Commissione Sicurezza del Parlamento iraniano, Ebrahim Rezaei, ha replicato duramente rivendicando il consolidato controllo di Teheran sullo Stretto. L’agenzia di stampa Fars ha inoltre liquidato la versione statunitense dell’accordo come un misto di verità e menzogne.

La mediazione del Pakistan e i punti del memorandum
Le condizioni imprescindibili stabilite da Washington includono la riapertura immediata dello Stretto e la distruzione della polvere nucleare. Nelle stesse ore del vertice, il segretario di Stato Marco Rubio ha incontrato a Washington il vicepremier pakistano Mohammad Ishaq Dar, ringraziandolo per gli sforzi diplomatici.

Il Pakistan, affiancato dal Qatar, è il principale mediatore del testo, che prevede una tregua di 60 giorni per avviare i negoziati sullo smaltimento dell’uranio arricchito, l’allentamento delle sanzioni e la creazione di un fondo di investimento da 300 miliardi di dollari.
Gli interessi politici ed economici in gioco
Entrambe le parti necessitano dell’accordo. Al settantenne leader repubblicano serve per calmierare l’inflazione e i prezzi della benzina in vista delle elezioni di metà mandato, mentre la guida suprema Mojtaba Khamenei ha urgente bisogno di risorse per l’economia interna.

Resta però un elevato rischio politico per Washington: il memorandum rimanda i nodi più complessi e un’intesa debole esporrebbe il presidente in carica alle dure critiche dei falchi repubblicani favorevoli all’attacco finale.