Il presidente Donald Trump ha annunciato durante una riunione virtuale del G7 che l’Iran sarebbe “sul punto di arrendersi”. Secondo tre funzionari dei Paesi del G7 informati sulla telefonata, Trump ha espresso grande fiducia sull’esito della guerra, sia in pubblico sia in privato. A rivelarlo è uno scoop di Axios.
Tuttavia, la realtà sul campo sembra più complessa: il regime iraniano non ha mostrato segnali di resa e, al quattordicesimo giorno di conflitto, sta cercando di ottenere maggiore leva strategica bloccando lo Stretto di Hormuz.
Le prime reazioni dell’Iran
Il giorno successivo alla dichiarazione di Trump, la nuova guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha rilasciato la sua prima dichiarazione pubblica, promettendo di continuare la resistenza e di aprire nuovi fronti di guerra “dove il nemico è vulnerabile”.
Khamenei ha inoltre minacciato di continuare a ostacolare il traffico nello Stretto di Hormuz, dove recenti attacchi alle petroliere hanno già fatto salire il prezzo del petrolio oltre i 100 dollari al barile, generando timori di una crisi economica globale.
La telefonata del G7: tra vantaggi e controversie
Durante la chiamata con i leader del G7, Trump ha parlato dei risultati dell’Operation Epic Fury e ha dichiarato di aver “eliminato un cancro che minacciava tutti noi”.
Pur affermando che l’Iran fosse prossimo alla resa, ha anche sottolineato che non ci sarebbero funzionari a Teheran con il potere di formalizzare la resa.
“Nessuno sa chi sia il leader, quindi non c’è nessuno che possa annunciare la resa”, ha detto.
Trump ha anche criticato il nuovo leader iraniano, definendo Mojtaba Khamenei “un peso leggero” e ritenendo inaccettabile per gli Stati Uniti la sua nomina.
Implicazioni economiche e petrolifere
La situazione nello Stretto di Hormuz ha grandi ripercussioni sui mercati energetici mondiali. Gli attacchi alle petroliere e le tensioni militari hanno spinto il prezzo del petrolio oltre i 100 dollari al barile.
La Russia, principale produttore di petrolio, potrebbe trarre vantaggio dalla crisi. Durante la chiamata del G7, i leader europei Friedrich Merz, Keir Starmer e Emmanuel Macron avevano chiesto a Trump di non consentire a Mosca di sfruttare la guerra per ottenere benefici economici o allentamento delle sanzioni. Invece proprio nelle scorse ore Trump ha sospeso le sanzioni sul petrolio russo.
Controversie sui collaboratori e le basi militari
Trump ha criticato il primo ministro britannico Starmer per non aver inizialmente concesso l’uso delle basi britanniche per attacchi contro l’Iran. Dopo i primi attacchi iraniani, Starmer ha accettato di consentire l’uso delle basi per azioni difensive, ma Trump ha dichiarato che il suo aiuto non era più necessario:
“Avresti dovuto proporlo prima della guerra, ora è troppo tardi”.

Il futuro della crisi in Medioriente
Gli analisti evidenziano che Trump non ha fornito una timeline chiara per la fine della guerra, ma ha ribadito che l’obiettivo principale è “finire il lavoro” per evitare un nuovo conflitto con l’Iran nei prossimi anni. La situazione rimane fluida, con il rischio di ulteriori escalation militari e impatti economici globali.