minimo storico

Trump cala ancora nei sondaggi: il 70% degli americani disapprova il suo operato

Economia, Iran e perdita di consenso tra gli indipendenti pesano sulla popolarità del presidente americano, sempre più vicina ai minimi dei suoi mandati

Trump cala ancora nei sondaggi: il 70% degli americani disapprova il suo operato

La popolarità di Donald Trump scende ancora. Gli ultimi sondaggi non indicano soltanto un calo momentaneo, ma un indebolimento più profondo del consenso attorno alla sua presidenza. Secondo l’American Research Group, il tasso di gradimento del presidente è sceso al 30%, con un 66% degli americani che non approva il suo operato.

Quasi 7 americani su 10 (il 66% per la precisione) lo boccia su più fronti, dall’economia alla politica estera.  Il tycoon non riesce più a parlare solo alla propria base. Il malcontento cresce soprattutto tra gli indipendenti, cioè tra quegli elettori che spesso decidono l’esito delle elezioni più competitive.

Il peso dell’economia

Il primo problema resta l’economia. Trump aveva costruito una parte decisiva della propria forza politica sulla promessa di riportare ordine nei prezzi, nei redditi e nel costo della vita. Oggi, però, molti americani continuano a percepire inflazione, benzina, mutui e spese quotidiane come un peso diretto sulla propria condizione familiare.

È un terreno particolarmente pericoloso per la Casa Bianca. Quando la fiducia economica si indebolisce, la popolarità presidenziale tende a perdere protezione anche tra elettori che, su altri temi, restano culturalmente vicini al presidente.

L’Iran complica il quadro

Alla difficoltà economica si aggiunge il dossier Iran. La gestione della crisi e del conflitto ha spaccato l’opinione pubblica americana. Trump si era presentato come il presidente capace di evitare nuove guerre e di imporre accordi vantaggiosi agli Stati Uniti. Ma una parte crescente degli elettori fatica a vedere nella crisi iraniana un successo netto.

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Donald Trump

Gli indipendenti si allontanano

Il dato più preoccupante riguarda gli indipendenti. Trump conserva ancora una presa forte su una parte consistente dell’elettorato repubblicano, ma il consenso fuori dal nucleo più fedele appare molto più fragile.

Questo è il punto che preoccupa maggiormente i repubblicani in vista delle prossime elezioni di midterm. Un presidente sotto pressione nei sondaggi può trascinare verso il basso anche i candidati del proprio partito, soprattutto nei collegi più contendibili.

Un problema per Washington e per gli alleati

Il calo di consenso non riguarda solo la politica interna americana. Anche gli alleati osservano con attenzione. Un presidente indebolito nei sondaggi può diventare più imprevedibile nei negoziati internazionali, più aggressivo nella comunicazione e più incline a usare la politica estera come strumento di rilancio interno.

Per l’Europa, già alle prese con Ucraina, Nato, difesa comune e rapporti transatlantici, la fragilità politica di Trump è un elemento da non sottovalutare. La Casa Bianca resta centrale, ma oggi appare meno solida di quanto vorrebbe mostrare.

Sicurezza ostentata

Trump ignora i sondaggi e ostenta sicurezza. Il presidente sta lavorando all’avvio delle celebrazioni per i 250 anni dell’America: il primo grande appuntamento è per giovedì, quando parteciperà alla Great American State Fair, un’esposizione per celebrare il compleanno degli Stati Uniti.

Il 4 luglio, il giorno dell’Indipendenza, il presidente terrà invece quello che ha definito il “più grande comizio della storia” a Washington, vicino a quella Reflecting Pool appena ristrutturata ma oggetto – ha denunciato – di atti di vandalismo. L’unico neo in grado di rovinare le celebrazioni di Trump potrebbe essere la Corte Suprema: nei prossimi dieci giorni, infatti, i saggi potrebbero decidere sullo ius soli, la cui abolizione è parte integrante dell’agenda dell’America First. Il presidente lo vuole eliminare a tutti i costi nell’ambito della stretta contro i migranti, ma non è detto che i saggi lo accontentino. Anzi, il rischio è che lo respingano così come hanno fatto per i dazi.