A distanza di quattro giorni dall’attacco Usa in Venezuela che ha provocato più di settanta vittime e portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores, il presidente Trump ha una sola priorità: il petrolio.
Trump: “Il Venezuela darà agli Usa il petrolio”
Mentre Maduro è sotto processo negli Stati Uniti con accuse legate al narcotraffico, Trump ha annunciato che il Venezuela consegnerà agli Stati Uniti tra i 30 e i 50 milioni di barili di petrolio di alta qualità, venduti ai prezzi di mercato.
Il presidente ha spiegato che il greggio non sarà soggetto a sanzioni e che il ricavato sarà gestito direttamente da lui per garantire che venga utilizzato a beneficio del popolo venezuelano e degli Stati Uniti.
Il post con l’annuncio:
Non è ancora chiaro, tuttavia, in che modo concreto queste risorse verranno distribuite o impiegate. Da Caracas, per ora, nessun commento ufficiale.
Prioritaria la gestione dell’oro nero
Sulla piattaforma Truth, Trump ha ribadito che l’intenzione di mettere mano sulle enormi riserve petrolifere venezuelane rappresenta uno dei pilastri della sua strategia dopo l’operazione militare che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro. Non la lotta alla droga, ma il petrolio.
Maduro è ora detenuto a New York. Lunedì è iniziato il processo a suo carico e di sua moglie, accusati di aver avuto un ruolo in attività legate al narcotraffico.

Davanti ai giudici statunitensi, Maduro si è dichiarato innocente e si è definito prigioniero di guerra. La prossima udienza è fissata per il 17 marzo.
La dura reazione della Cina
L’amministrazione Trump ha convocato per venerdì un incontro alla Casa Bianca con i rappresentanti delle principali compagnie petrolifere per discutere come gestire le forniture venezuelane.
Gli Stati Uniti consumano in media circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno, secondo dati ufficiali citati dall’Associated Press, e ora puntano all’oro nero venezuelano.
Pechino, che negli ultimi anni ha acquistato circa il 90% del greggio venezuelano, ha reagito con durezza. L’intervento di Trump e le sue ambizioni sono state definite dal ministero degli Esteri cinese una violazione della sovranità venezuelana e del diritto internazionale.
“Il Venezuela è uno Stato sovrano con piena e permanente sovranità sulle sue risorse naturali”, ha dichiarato la portavoce del ministro cinese.
La richiesta di espellere le spie
Nel frattempo, gli Stati Uniti avrebbero chiesto al governo ad interim venezuelano di espellere presunte spie e agenti segreti provenienti da Cina, Russia, Cuba e Iran, secondo quanto riportato da Axios.
La misura non riguarderebbe il personale diplomatico, ma rappresenterebbe un’ulteriore leva di pressione dopo il raid militare. Trump ha inoltre avvertito che un rifiuto da parte di Rodríguez potrebbe portare a una seconda operazione nel Paese.
Il vero terreno dello scontro
Tra promesse di ricostruzione, accuse di violazioni internazionali, minacce di nuove operazioni e un processo dal peso politico enorme, una cosa appare chiara: per Washington, il vero terreno dello scontro – e la posta in gioco – è il petrolio.
E il petrolio che dovrebbe arrivare negli Stati Uniti potrebbe valere oltre due miliardi di dollari, in base ai prezzi di mercato. Ma rimane un grande punto interrogativo sulla gestione dei proventi che Trump rivendica di voler controllare personalmente.
75 persone uccise dal raid Usa
Si contano nel frattempo le vittime dell’attacco americano. Secondo stime citate dal Washington Post, circa 75 persone sarebbero rimaste uccise durante il raid statunitense di sabato scorso per catturare Maduro.
Tra le vittime figurerebbero anche civili colpiti durante gli scontri a fuoco nel complesso residenziale del leader venezuelano a Caracas. La presidente Rodríguez ha proclamato sette giorni di lutto nazionale in memoria delle vittime.