Il presidente usa tira dritto

Trump alza i dazi globali al 15% dopo lo scontro con la Corte Suprema: cosa cambia per Italia ed Europa

Dopo la bocciatura della Corte Suprema, dalla Casa Bianca arriva la reazione. L'Europa teme l'incertezza e Tajani convoca la task force

Trump alza i dazi globali al 15% dopo lo scontro con la Corte Suprema: cosa cambia per Italia ed Europa

La nuova offensiva commerciale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump riapre uno scenario di forte instabilità per l’economia globale e mette sotto pressione soprattutto le esportazioni europee. Dopo la bocciatura della Corte Suprema americana su parte della sua strategia tariffaria, la Casa Bianca ha reagito imponendo nuovi dazi globali prima al 10% e poi, nel giro di meno di 24 ore, al 15%.

Una mossa immediata, annunciata direttamente sul social Truth, che segna l’ennesimo capitolo della guerra commerciale avviata dal tycoon e apre interrogativi concreti per imprese italiane ed europee già alle prese con inflazione, cambio euro-dollaro e rallentamento degli investimenti.

Il post di Trump su Truth con cui annuncia i dazi

Dazi al 15% per 150 giorni: la strategia di Trump

I nuovi dazi entreranno in vigore alla mezzanotte del 24 febbraio 2026 e resteranno operativi per circa cinque mesi. Il presidente ha fatto ricorso alla Section 122 del Trade Act del 1974, una norma mai utilizzata prima che consente l’imposizione temporanea di tariffe fino al 15% senza l’approvazione del Congresso.

Secondo Trump, la misura serve a contrastare Paesi che – ha ribadito per l’ennesima volta –  “per decenni hanno approfittato degli Stati Uniti”. In realtà, si tratta soprattutto di una risposta politica alla sentenza della Corte Suprema che aveva dichiarato illegittimi i precedenti dazi imposti facendo leva sui poteri emergenziali economici.

Washington ora punta a utilizzare questo periodo di 150 giorni per costruire nuove basi legali alla propria strategia commerciale, valutando strumenti alternativi come la Section 301 — già usata contro la Cina — oppure le norme sulla sicurezza nazionale che consentono tariffe su acciaio, auto e materie prime strategiche.

L’incertezza pesa sull’Europa

Se negli Stati Uniti il dibattito riguarda soprattutto i rimborsi alle aziende che hanno pagato dazi poi dichiarati illegali, in Europa la preoccupazione principale è l’instabilità.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha parlato apertamente di “veleno per le economie occidentali”, annunciando l’intenzione di coordinarsi con gli alleati europei prima del prossimo incontro a Washington.

Anche il presidente francese Emmanuel Macron ha invitato alla prudenza, sottolineando però come il sistema di controlli e contrappesi americano dimostri la solidità dello stato di diritto negli Stati Uniti.

La politica commerciale resta infatti una competenza esclusiva dell’Unione Europea e Bruxelles dovrà decidere se reagire con negoziati, contromisure o una strategia di diversificazione dei mercati.

Italia in allerta: Tajani convoca la task force

A Roma il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato una riunione straordinaria della task force del “Sistema Italia”, coinvolgendo Ice, Sace, Simest, Cdp e rappresentanze imprenditoriali.

L’obiettivo è fornire indicazioni rapide alle imprese esportatrici e rassicurare un comparto che negli Stati Uniti trova uno dei principali mercati di sbocco.

Gli Usa restano infatti un partner commerciale imprescindibile per l’economia italiana. Nel 2025 l’export nazionale è cresciuto del 3,3%, con un aumento del 7,2% proprio verso il mercato americano, favorito anche dall’anticipo degli ordini prima dell’introduzione delle tariffe.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha invitato a “cautela e responsabilità”, sottolineando come il rapporto economico e politico con Washington resti centrale per l’Europa.

Agroalimentare e PMI tra i settori più esposti

A preoccupare maggiormente sono le piccole e medie imprese e l’agroalimentare, due pilastri del Made in Italy.

Secondo le stime delle associazioni agricole, anche solo l’ipotesi di un aumento del 10% delle tariffe avrebbe potuto generare perdite fino a 750 milioni di euro per il settore food. Con l’asticella ora salita al 15%, il rischio diventa ancora più concreto.

Il problema principale, però, non sono solo i dazi in sé.

Imprese e investitori indicano nell’incertezza il vero nemico: difficoltà nella pianificazione degli ordini, rinvio degli investimenti e volatilità sui mercati finanziari.

Euro-dollaro e tassi BCE: la vera partita per l’Italia

Diversi operatori sottolineano come il cambio valutario stia incidendo quanto — se non più — delle tariffe commerciali.

Un dollaro più debole riduce infatti la competitività delle esportazioni europee negli Stati Uniti. Per questo cresce la pressione sulla Banca Centrale Europea affinché acceleri una politica monetaria più accomodante.

La presidente Christine Lagarde aveva già indicato nei mesi scorsi la necessità per l’Europa di rafforzare autonomia economica e nuovi mercati, anche come risposta indiretta alle tensioni commerciali con Washington.

I prossimi mesi decisivi per l’Unione Europea

Molto dipenderà dalle prossime mosse della Casa Bianca. Trump potrebbe ricorrere a strumenti ancora più aggressivi, arrivando teoricamente a dazi fino al 50% contro Paesi considerati discriminatori dal punto di vista commerciale.

Nel frattempo resta aperto anche il nodo degli accordi negoziati negli ultimi mesi con partner internazionali, inclusa l’Unione Europea, e quello dei possibili rimborsi alle aziende americane.

Per Italia ed Europa la sfida sarà duplice: evitare un’escalation commerciale con Washington e allo stesso tempo accelerare la diversificazione dell’export verso Asia, Medio Oriente e America Latina.

Perché più dei dazi stessi, oggi, è l’incertezza a rischiare di frenare la crescita.