La crisi internazionale nel Golfo Persico ha raggiunto un punto di rottura nella giornata di oggi, venerdì 13 marzo 2026. Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha inviato un messaggio diretto alle oltre cento navi cisterna attualmente bloccate, esortando i comandi di bordo a riprendere la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz (foto di copertina).
“Tirate fuori gli attributi e attraversate lo stretto“, è stato il monito del capo della Casa Bianca, assicurando che le forze navali statunitensi scorteranno i mercantili per garantire il flusso energetico globale.
Intanto però bombardata la 17esima imbarcazione
Il tutto proprio mentre è stata colpita la diciassettesima imbarcazione dall’inizio delle ostilità, ma il Pentagono ostenta sicurezza, aggiungendo che non sarà necessario neppure il supporto di Kiev per neutralizzare i droni iraniani impiegati nel conflitto (l‘Ucraina negli ultimi anni di guerra ha sviluppato un elevatissima tecnologia antiaerea che le consente di sventare gli attacchi missilistici russi con droni a bassissimo prezzo).
Impatto sull’economia globale e dati Istat
Una mossa azzardata, forse scomposta, quella di Trump ma in qualche modo obbligata.
Le manovre militari e l’instabilità dell’area esercitano una forte pressione al rialzo sul prezzo del greggio, prefigurando una tendenza negativa per le prospettive economiche mondiali.
Lo certifica anche l’Istat nella nota congiunturale sull’economia italiana, che comunque ha aumentato dello 0,3% il PIL nell’ultimo trimestre 2025 anche se a inizio 2026 parte male la produzione industriale con un calo dello 0.6%.
Bilancio delle vittime e operazioni belliche
Il conflitto sta producendo conseguenze pesanti su diversi fronti. Nelle ultime ore è stata confermata la morte del primo militare europeo, unitamente al decesso di due operai in Oman e di sei membri dell’aviazione statunitense che si trovavano a bordo di un aereo cisterna. Resta da accertare se quest’ultimo velivolo sia stato abbattuto da fuoco ostile o da un errore della contraerea alleata.
Le operazioni si sono estese oltre i confini iraniani, con un missile intercettato in territorio turco ed esplosioni segnalate a Tel Aviv. Mentre il Segretario della Difesa degli Stati Uniti ha riferito che il volto della Guida Suprema è rimasto sfigurato durante i raid, a Teheran si susseguono manifestazioni di sostegno al regime.
Il computo dei caduti in Iran e Libano
I dati raccolti dalle organizzazioni internazionali delineano un quadro tragico. In Libano si contano 773 vittime nei combattimenti contro le milizie di Hezbollah. All’interno del territorio iraniano, il bilancio è così suddiviso:
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Civili: Le stime fornite da HRANA indicano tra i 1.168 e i 1.276 decessi. L’evento più critico è avvenuto a Minab, dove un attacco a un istituto scolastico ha causato la morte di circa 170 giovani studentesse.
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Apparati militari: Le forze di difesa israeliane quantificano in oltre 3.000 i militari iraniani caduti. I media di Stato confermano la perdita di figure apicali, tra cui la Guida Suprema Ali Khamenei e l’esponente dei Pasdaran Ali Shamkhani.
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Feriti: Le strutture sanitarie segnalano oltre 12.000 persone che necessitano di cure mediche su scala nazionale.