sontuosa premiere

Trump alla “prima” del documentario sulla first lady Melania. Tra black carpet e polemiche

Caos logistico, accuse di politicizzazione e il ritorno di Brett Ratner alla regia dopo le accuse di molestie

Trump alla “prima” del documentario sulla first lady Melania. Tra black carpet e polemiche

Il 29 gennaio 2026, il Kennedy Center di Washington ha ospitato una prima esclusiva per il documentario Melania, prodotto da Amazon MGM Studios, che offre uno sguardo intimo sulla First Lady americana Melania Trump.

Un evento di alto profilo, che ha visto la partecipazione di membri senior dell’amministrazione Trump, celebrità internazionali e leader aziendali, ma anche sotto l’ombra delle tensioni politiche che da mesi segnano la Casa Bianca e il paese intero.

Con un budget di 75 milioni di dollari, Melania racconta i venti giorni precedenti all’insediamento di Donald Trump nel 2025 e il ritorno della famiglia alla Casa Bianca.

Trump alla "prima" del documentario sulla first lady Melania. Tra black carpet e polemiche
Melania

La coppia ha percorso un tappeto rosso tinto di nero, in sintonia con l’estetica in bianco e nero scelta per la campagna promozionale del documentario. Il film, che sarà distribuito in circa 1.600 sale nel mondo, è destinato ad arrivare su Amazon Prime Video dopo la sua uscita nelle sale.

 

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L’intento dietro il documentario

Melania Trump ha parlato con entusiasmo del suo lavoro alla realizzazione del documentario, sottolineando che Melania vuole mostrare al pubblico “cosa significa essere di nuovo First Lady” e il “passaggio da cittadina privata alla Casa Bianca”.

In un’intervista ai giornalisti, ha definito il film “bello”, “emotivo”, “alla moda” e “cinematografico”, esprimendo soddisfazione per il risultato finale. Ha inoltre spiegato che il pubblico potrà scoprire come gestisce i suoi impegni aziendali, la filantropia, la sua famiglia e la preparazione del suo team alla Casa Bianca.

Anche Donald Trump ha partecipato all’evento con una certa dose di entusiasmo.

“È davvero fantastico”, ha dichiarato, lodando il film per il suo “glamour” e la sua capacità di portare un’energia che, secondo lui, “il paese ha bisogno di vedere”.

La sua presenza al Kennedy Center ha attirato l’attenzione, ma non sono mancati gli spunti di discussione legati alla politica interna. In particolare, il presidente non ha potuto evitare le domande dei giornalisti sull’operato dell’ICE, l’agenzia federale contro l’immigrazione.

“Ritirerete gli agenti anti-immigrazione?” gli è stato chiesto. La risposta è stata un secco “Assolutamente no”.

Le polemiche dietro la produzione

Mentre il film ha ottenuto una certa attenzione, il suo processo di realizzazione è stato tutt’altro che privo di polemiche. Il budget, ritenuto da molti esorbitante per un documentario, ha sollevato sospetti su una strategia politica dietro la sua produzione.

Trump alla "prima" del documentario sulla first lady Melania. Tra black carpet e polemiche
Donald e Melania Trump

Con 40 milioni di dollari spesi solo per la realizzazione, e altri 35 milioni destinati alla promozione, in molti si sono chiesti se l’investimento non fosse motivato più dal desiderio di ottenere consensi politici che da una vera strategia economica. I critici hanno sollevato interrogativi sul fatto che Amazon stesse cercando di ingraziarsi l’amministrazione Trump, ma sia il regista Brett Ratner che il presidente hanno respinto categoricamente queste voci, definendole “fake news”.

caos logistico, accuse di politicizzazione e il ritorno di Brett Ratner
Brett Ratner

Nonostante ciò, il film ha suscitato una serie di critiche interne alla produzione, in particolare riguardo la gestione del progetto. Molti membri della troupe hanno lamentato la caos logistico e la difficoltà di lavorare con il regista Brett Ratner, noto per il suo controverso passato legato allo scandalo MeToo. Ratner, accusato da diverse donne di molestie sessuali, è tornato alla regia con questo progetto dopo anni di silenzio a causa delle accuse. La sua presenza è stata vista da alcuni come una sorta di “riabilitazione forzata”.

Un’operazione mediática e politica

Nonostante le difficoltà sul set, Melania ha sfruttato ogni occasione per promuovere il film, partecipando anche a un evento simbolico come l’apertura della Borsa di New York, dove ha suonato la celebre campanella.

 

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In un’intervista rilasciata a Fox News, ha invitato gli americani all’unità e ha ribadito l’importanza di unire il paese.

Il film non è passato inosservato nemmeno nei circoli comici e nei programmi satirici. Jimmy Kimmel, ad esempio, ha ironizzato sulla cifra spesa per il documentario, definendola una sorta di “tangente”, mentre i comici di “Saturday Night Live” hanno fatto delle battute pungenti sulla First Lady e sull’opera in generale.

Non solo l’opinione pubblica è divisa, ma anche tra i membri del Gabinetto del presidente Trump, c’è chi considera questo tipo di iniziative come un tentativo di migliorare l’immagine della famiglia Trump e di fare breccia nell’opinione pubblica. Nonostante i tentativi di distendere le tensioni, il debutto del documentario è stato accompagnato da un clima politico rovente, che inevitabilmente ha influenzato la sua ricezione.

Trump alla "prima" del documentario sulla first lady Melania. Tra black carpet e polemiche
Matrimonio Melania e Donald Trump (2005)

Un debutto sotto il segno della divisione

Alla prima, fra i partecipanti, c’erano figure di spicco della politica come l’ex sindaco di New York Eric Adams, l’ex candidato vice-presidente Usha Vance e diverse celebrità, tra cui Gianni Infantino, presidente della FIFA.

Ma a fare rumore è stato anche il suo lancio globale: oltre alla proiezione in circa 1.700 sale negli Stati Uniti e in Canada, la pellicola è stata accompagnata da una massiccia campagna di marketing, con spot televisivi durante i playoff della NFL e affissioni in tutto il mondo.

Mentre gli esperti di box office prevedono incassi da 5 milioni di dollari per il weekend di apertura, le polemiche che circondano la produzione continuano a far discutere.