Solo 24 ore dopo l’incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Donald Trump ha ricevuto a Mar-a-Lago, in Florida, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Il faccia a faccia arriva in un momento cruciale per il cessate il fuoco a Gaza promosso dagli Stati Uniti, che dopo una tregua avvenuta solo in parte sta trovando nel passaggio a una seconda fase qualche rallentamento.
President Trump welcomes Israeli Prime Minister Netanyahu to Mar-a-Lago for a bilateral meeting 🇺🇸🇮🇱 pic.twitter.com/Lo7CmA6FDY
— The White House (@WhiteHouse) December 29, 2025
Trump: “Siamo d’accordo quasi su tutto”
Il vertice si è concentrato su diversi dossier chiave: la situazione nella Striscia di Gaza, il futuro di Hamas, la ricostruzione del territorio, il ruolo dell’Iran e le tensioni regionali che coinvolgono anche Libano e Cisgiordania. Al termine dell’incontro, Trump ha rivendicato che Israele “ha rispettato il piano di pace per Gaza” e ha ribadito la necessità di procedere “il più rapidamente possibile” verso la fase 2, chiarendo però che il nodo centrale resta il disarmo di Hamas.
President Trump and the Prime Minister of Israel Deliver Remarks https://t.co/tpkX6m7m5P
— The White House (@WhiteHouse) December 29, 2025
Proprio su questo punto il presidente statunitense ha lanciato un duro avvertimento ai miliziani palestinesi:
“Daremo un breve tempo ad Hamas per disarmare, altrimenti pagherà un prezzo“.
Trump ha sottolineato che la situazione a Gaza è “molto difficile”, ma ha assicurato che la ricostruzione della Striscia “comincerà molto presto”.
Nel corso della conferenza stampa congiunta, il leader americano ha ammesso l’esistenza di alcune divergenze con Netanyahu, pur parlando di una sostanziale convergenza:
“Ci sono delle piccole differenze su quello che vogliamo e su come vediamo alcune questioni, ma siamo d’accordo su quasi tutto”.

Riferendosi in particolare alla Cisgiordania, Trump ha detto di non essere “d’accordo al 100%” con il premier israeliano, ma si è detto convinto che “farà la cosa giusta”, anche rispondendo a una domanda sulla violenza dei coloni e sul suo impatto sul processo di pace.
Ampio spazio è stato dedicato anche al dossier iraniano. Trump ha ribadito la linea dura di Washington nei confronti di Teheran, avvertendo che gli Stati Uniti interverranno se l’Iran tenterà di riarmarsi o di riprendere il programma nucleare. “Conosciamo i siti”, ha dichiarato, aggiungendo di sperare che l’Iran “non faccia nulla”. In un altro passaggio ha affermato che, se Teheran dovesse riprendere il programma nucleare o quello sui missili balistici, gli Stati Uniti “elimineranno” tutte le armi iraniane. Sul fronte libanese, Trump ha osservato che “Hezbollah si sta comportando male” e che “vedremo cosa accadrà”.
President Donald J. Trump meets with @IsraeliPM Netanyahu.
“We had a big meeting with a lot of people… and I think we came to a lot of conclusions.” 🇺🇸🇮🇱 pic.twitter.com/L5WhQN59tA
— The White House (@WhiteHouse) December 30, 2025
Netanyahu: “Incontro produttivo. A Trump il premio Israele”
Netanyahu ha definito l’incontro “molto, molto produttivo”, ringraziando Trump “per l’amicizia e per il sostegno” e sottolineando che la partnership tra Israele e Stati Uniti è “più forte che mai”. Il premier israeliano ha ribadito più volte che Israele “non ha mai avuto un amico come Trump alla Casa Bianca” e ha annunciato che conferirà al presidente americano il Premio Israele “per il suo straordinario contributo a Israele e al popolo ebraico”. Secondo quanto riferito, si tratterà della prima volta che il riconoscimento viene assegnato a uno straniero. La consegna è prevista durante una futura visita di Trump in Israele, in occasione del Giorno dell’Indipendenza, tra aprile e maggio.

Prima del colloquio, Trump aveva definito Netanyahu “un ottimo premier” e un “eroe di guerra”, arrivando a dire che senza di lui “Israele oggi non esisterebbe” e auspicando anche una grazia nel suo processo penale. Il presidente americano ha inoltre promesso il massimo impegno degli Stati Uniti per recuperare i resti di Ran Gvili, l’ultimo ostaggio israeliano ancora nelle mani di Hamas: “Faremo tutto il possibile per riportarli indietro”.
Trump spinge ma lo stallo permane
L’incontro di Mar-a-Lago è il quinto tra Trump e Netanyahu da quando il presidente statunitense è tornato alla Casa Bianca. Washington avrebbe voluto sfruttare il vertice per spingere sulla seconda fase del cessate il fuoco a Gaza, che prevede la fine del controllo di Hamas sulla Striscia, la ricostruzione sotto supervisione internazionale, la creazione di una forza di sicurezza multinazionale e un percorso di normalizzazione tra Israele e il mondo arabo, con possibili prospettive per uno Stato palestinese. Al momento, però, Israele e Hamas non hanno formalizzato alcun impegno sulla nuova fase e continuano ad accusarsi reciprocamente di violazioni della prima.

Per Netanyahu, il sostegno americano resta cruciale non solo sul piano internazionale, ma anche su quello interno. Il premier guarda alle elezioni del 2026 con una coalizione indebolita da profonde divisioni e da due anni di guerra che hanno segnato la società israeliana. I dossier di Gaza, Hezbollah e Iran restano centrali, mentre sul fronte libanese Israele minaccia di riprendere un’offensiva su larga scala se il governo di Beirut non rispetterà la scadenza di Capodanno per il disarmo di Hezbollah, che dal canto suo ha già escluso di deporre le armi finché continueranno i raid dell’Idf nel sud del Paese.