È ancora lo stretto di Hormuz uno dei punti chiave del conflitto in Medio Oriente e fonte di tensioni tra Stati Uniti ed Europa.
“Non importiamo petrolio tramite lo Stretto, non ne abbiamo bisogno. I Paesi che lo ricevono da lì, vadano allo Stretto e se lo prendano”, aveva dichiarato il presidente americano Donald Trump, ribadendo che, una volta che la guerra finirà, Hormuz “riaprirà naturalmente”.
Le dichiarazioni del tycoon hanno coinciso con nuove minacce di uscita dalla Nato, definita “una tigre di carta”. In risposta, il primo ministro britannico Keir Starmer ha preso le difese dell’Alleanza, definendola “l’alleanza militare più efficace che il mondo abbia mai visto” e sottolineando che essa “ci ha tenuti al sicuro per molti decenni”. “Noi siamo pienamente impegnati nella Nato”, ha aggiunto Starmer.
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— Keir Starmer (@Keir_Starmer) April 1, 2026
Ma il premier inglese ha fatto un passo in più, organizzando un vertice virtuale internazionale sullo Stretto di Hormuz, per coordinare gli alleati e trovare soluzioni concrete alla crisi.
Vertice virtuale a Londra: 35 Paesi per la sicurezza dello Stretto
Oggi, 2 aprile 2026, si svolge in formato virtuale la riunione fra i rappresentanti di 35 Paesi, europei e non, aderenti a una sorta di “Coalizione per Hormuz”. Starmer ha annunciato che la ministra degli Esteri britannica, Yvette Cooper, ospiterà l’incontro per discutere piani concreti volti a “ripristinare la libera circolazione nello stretto, di fatto bloccato dall’Iran come ritorsione per l’attacco Usa”.
Secondo il premier britannico si “valuteranno tutte le misure diplomatiche e politiche praticabili per ripristinare la libertà di navigazione, garantire la sicurezza delle navi e dei marittimi intrappolati e riprendere la circolazione di beni vitali”.
I 35 Paesi partecipanti – da remoto o in presenza – sono i firmatari della cosiddetta Dichiarazione di Londra su Hormuz, originariamente sottoscritta da sei Stati (Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone) e successivamente ampliata a trenta Paesi, inclusi alcuni arabi del Golfo. Per l’Italia sarà presente il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Strategia militare e diplomatica britannica
Il Governo britannico ha incaricato strateghi militari per studiare come “rendere lo stretto sicuro e accessibile dopo il cessate il fuoco”. La prima fase punterà a individuare e neutralizzare mine, mentre la seconda a proteggere petroliere e altre navi che attraversano lo stretto.
Starmer ha ribadito che la Gran Bretagna non intende essere “trascinata in guerra” e che riaprire lo stretto è “il modo migliore per impedire un ulteriore aumento dei prezzi dell’energia e di altri beni che sta danneggiando tutti i Paesi coinvolti”.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha avvertito che un possibile ritiro degli Stati Uniti senza accordo con l’Iran potrebbe avere gravi conseguenze.
“Nulla sarebbe peggiore che bombardare la regione per settimane e poi andarsene senza stabilire un nuovo quadro”, ha dichiarato durante una visita a Tokyo.
Trump ha invece ribadito la sua posizione:
“Siamo sul punto di mettere fine alla minaccia dell’Iran contro l’America” e minaccia di colpire l’Iran nelle prossime due-tre settimane, riportandolo “all’età della pietra”.
Trattative per la tregua e mediazioni internazionali
Nonostante le smentite e le minacce incrociate, Usa e Iran starebbero negoziando una tregua in cambio della riapertura dello stretto. Anche Cina e Pakistan hanno proposto iniziative di mediazione, con Islamabad che avrebbe suggerito una tregua temporanea senza ricevere risposta.
I mercati sembrano credere a queste trattative: le Borse sono in forte recupero e il prezzo del gas e del petrolio cala, benché l’Agenzia Internazionale dell’Energia valuti un possibile rilascio d’emergenza di petrolio ad aprile.
La strategia dei Paesi del Golfo
Gli Stati del Golfo stanno valutando una soluzione differente: nuovi oleodotti e gasdotti per aggirare lo Stretto, riducendo la vulnerabilità energetica. Secondo funzionari e dirigenti, nuovi collegamenti terrestri rappresenterebbero l’unico modo per mitigare il rischio, pur essendo costosi e complessi da realizzare.
L’attuale crisi ha riportato al centro l’importanza strategica dell’oleodotto saudita East-West, lungo 1.200 chilometri e capace di trasportare fino a 7 milioni di barili al giorno verso il porto di Yanbu, bypassando Hormuz. Amin Nasser, amministratore delegato di Aramco, lo ha definito la “rotta principale”, valutando ampliamenti e nuove rotte di esportazione.
Minacce iraniane e scenario futuro
Tutto questo avviene mentre l’esercito iraniano promette attacchi devastanti contro Stati Uniti e Israele in risposta alle minacce di Trump, che continua a collegare la tregua alla riapertura dello Stretto. Il vicepresidente JD Vance avrebbe confermato agli intermediari che Trump sta perdendo la pazienza, lasciando aperta la possibilità di nuovi annunci.