La Svezia si è svegliata lunedì 14 settembre 2026 con un Parlamento praticamente diviso a metà. Dopo le elezioni di domenica 13 settembre, il blocco di opposizione guidato dall’ex premier Magdalena Andersson dispone, secondo i risultati preliminari, di 176 seggi sui 349 del Riksdag, contro i 173 delle forze di destra che sostengono il primo ministro uscente Ulf Kristersson. La maggioranza assoluta è fissata a 175.

Il vantaggio nel voto popolare è però di appena 0,45 punti percentuali e il risultato definitivo arriverà soltanto dopo il conteggio dei voti tardivi e di quelli provenienti dall’estero, previsto entro mercoledì 16 settembre. Nessuno dei due schieramenti considera quindi chiusa la partita.
“Se il risultato resterà questo, la Svezia avrà un nuovo governo”, ha detto Andersson nella notte elettorale. Kristersson, invece, ha annunciato che continuerà a verificare se esista una maggioranza alternativa in Parlamento.
I Socialdemocratici restano il primo partito
I Socialdemocratici si confermano nettamente la maggiore forza politica del Paese, con poco più del 28% dei voti, anche se perdono terreno rispetto alle elezioni del 2022. Ma una delle notizie politicamente più significative arriva dal fronte opposto.
I Democratici di Svezia, formazione nazionalista e anti-immigrazione guidata da Jimmie Åkesson, scendono sotto il 18%, perdono circa 11 seggi e tornano dietro ai Moderati di Kristersson. È un risultato particolarmente importante perché queste elezioni avrebbero potuto segnare il loro ingresso, per la prima volta, direttamente nel governo.
Dal 2022 il partito ha sostenuto dall’esterno l’esecutivo conservatore. Questa volta Kristersson aveva fatto un passo ulteriore, dichiarandosi disposto ad assegnargli anche posti ministeriali.
La Svezia argina l’ultradestra, in Germania avanza
Il risultato svedese arriva però in un’Europa nella quale la destra radicale non segue una traiettoria unica.
Appena il 6 settembre, in Sassonia-Anhalt, nell’est della Germania, l’Alternative für Deutschland (AfD) ha ottenuto un risultato storico: 43,8% dei voti e 39 seggi su 83, più che raddoppiando il precedente consenso e diventando nettamente il primo partito regionale.
È la più importante affermazione mai ottenuta dall’AfD in un’elezione regionale e ha messo sotto forte pressione il cancelliere conservatore Friedrich Merz. Il partito non dispone però della maggioranza assoluta e le altre principali forze continuano, almeno ufficialmente, a escludere accordi di governo con l’AfD.

Il contrasto è evidente: in Germania l’ultradestra ha appena conquistato quasi un elettore su due in una regione orientale; in Svezia perde terreno proprio quando sembrava vicina all’ingresso nel governo nazionale.
Una battuta d’arresto svedese, dunque, ma non necessariamente un’inversione della tendenza europea.
Quattro anni che hanno spostato la Svezia a destra
Le elezioni rappresentano anche un giudizio sui quattro anni di governo Kristersson. Dal 2022 la Svezia ha fortemente irrigidito le proprie politiche sull’immigrazione e sull’asilo, passando dall’essere uno dei Paesi più aperti d’Europa a uno dei più restrittivi. Sono state aumentate le espulsioni, limitati molti permessi permanenti e introdotte misure più severe sull’integrazione.
La destra rivendica inoltre i progressi contro la criminalità organizzata e le gang, tema diventato centrale dopo anni di sparatorie ed esplosioni nelle principali città. Proprio queste politiche avevano favorito il crescente peso dei Democratici di Svezia, che nel 2022 erano diventati la seconda forza nazionale. Il voto del 2026 sembra invece indicare che una parte dell’elettorato abbia considerato eccessivo il passo ulteriore verso la loro partecipazione diretta al governo.
Il fronte che sostiene Andersson comprende Socialdemocratici, Verdi, Partito della Sinistra e Partito di Centro. Quest’ultimo è una formazione liberale e favorevole al mercato, con posizioni economiche molto lontane dalla sinistra. Il Partito di Centro non vuole governare insieme alla Sinistra. La Sinistra, a sua volta, non intende garantire automaticamente il proprio sostegno a un esecutivo dal quale venisse esclusa.
Le differenze riguardano tassazione, energia, mercato del lavoro e immigrazione. Vincere le elezioni potrebbe quindi essere più semplice, per Andersson, che costruire un governo capace di durare quattro anni.
Nessun ritorno alla vecchia Svezia sull’immigrazione
Un eventuale cambio di maggioranza non significherebbe comunque tornare automaticamente alle politiche migratorie precedenti. La stessa Magdalena Andersson ha progressivamente spostato i Socialdemocratici verso posizioni più restrittive e non propone di cancellare gran parte della stretta introdotta negli ultimi anni.
La differenza con la destra riguarda soprattutto intensità e impostazione: meno centralità dell’identità culturale e maggiore attenzione a welfare, integrazione e riduzione delle disuguaglianze. Andersson ha promesso più investimenti nella sanità e nei servizi pubblici e un sistema fiscale considerato più equilibrato.
Sull’Ucraina cambia poco
Molto meno dovrebbe cambiare in politica estera. Destra e centrosinistra condividono una linea nettamente pro-NATO e favorevole al sostegno all’Ucraina. La Svezia è entrata nell’Alleanza Atlantica nel 2024, ponendo fine a oltre due secoli di tradizionale non allineamento militare.
Fu proprio il precedente governo Andersson ad avviare la richiesta di adesione dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Su questo punto la distanza con l’AfD tedesca è notevole: il partito tedesco chiede invece la fine del sostegno militare a Kiev, la rimozione delle sanzioni e una normalizzazione dei rapporti con Mosca.
Una vittoria ancora da confermare
Per la Svezia restano quindi due incognite. La prima è aritmetica: tre seggi sono pochissimi e bisognerà aspettare il conteggio definitivo. La seconda arriverà subito dopo: se i numeri saranno confermati, Andersson dovrà trasformare quattro partiti molto diversi in una maggioranza parlamentare.
Ma il primo messaggio politico è già visibile. In un momento in cui l’AfD sfiora il 44% in una regione tedesca e le forze nazionaliste continuano a crescere in diversi Paesi europei, gli elettori svedesi sembrano aver posto un limite chiaro.