Inchiesta del Time

Strage in Iran l’8 e 9 gennaio 2026: cosa sappiamo sui presunti 30.000 morti

Il paragone con il massacro di Babyn Yar, compiuto dai nazisti il 29 e 30 settembre 1941, quando furono uccisi 33.000 ebrei ucraini alla periferia di Kiev

Strage in Iran l’8 e 9 gennaio 2026: cosa sappiamo sui presunti 30.000 morti

Solo nell’arco delle due giornate dell’8 e 9 gennaio 2026, “potrebbero essere state uccise nelle strade dell’Iran oltre 30.000 persone“. È quanto riporta la rivista Time, citando due alti funzionari del Ministero della Salute iraniano rimasti anonimi. Se confermata, questa cifra rappresenterebbe uno degli episodi più sanguinosi della storia recente del Paese e una delle più gravi repressioni di massa del XXI secolo.

Le stime di Time: oltre 30.000 morti in due giorni

Secondo l’inchiesta pubblicata da Time, nelle sole giornate di giovedì 8 e venerdì 9 gennaio 2026 le autorità sanitarie iraniane avrebbero registrato 30.304 decessi legati direttamente alla repressione delle proteste.

Le fonti citate dalla rivista – due alti funzionari del Ministero della Salute – riferiscono che:

  • le scorte di sacchi per cadaveri si sarebbero esaurite;
  • le ambulanze sarebbero state sostituite da autoarticolati a diciotto ruote per il trasporto dei corpi;
  • il bilancio non includerebbe i feriti ricoverati negli ospedali militari deceduti successivamente;
  • sarebbero escluse anche le vittime in aree dove non sono stati forniti conteggi ufficiali.

Il dato, già di per sé enorme, sarebbe dunque sottostimato.

Le differenze con i dati ufficiali e degli attivisti

Il conteggio interno rivelato da Time è di dieci volte superiore al bilancio ufficiale di 3.117 morti, annunciato il 21 gennaio 2026 dai sostenitori della linea dura del regime, vicini direttamente alla Guida Suprema Ali Khamenei.

Anche le cifre degli attivisti per i diritti umani risultano molto più basse:

  • la Human Rights Activists News Agency ha dichiarato di aver confermato 5.459 decessi;
  • sarebbero in corso verifiche su altri 17.031 casi sospetti.

Questa forbice estrema tra dati ufficiali, stime indipendenti e fonti interne al regime evidenzia la difficoltà di ottenere informazioni attendibili in un contesto di censura e repressione sistematica.

Le testimonianze dal campo e il ruolo dei medici

Time precisa di non poter verificare in modo indipendente i dati, ma sottolinea che la stima è coerente con numerose testimonianze di medici e soccorritori presenti sul campo.

Tra queste, quella di Amir Parasta, chirurgo e oculista tedesco-iraniano, che ha redatto un rapporto sui dati ospedalieri:

  • il conteggio occulto dei decessi registrati negli ospedali civili ammontava a 30.304 già nella giornata di venerdì;
  • il bilancio escludeva i morti trasferiti direttamente dagli ospedali militari agli obitori;
  • restavano fuori anche le vittime delle proteste in località non coperte dall’indagine.

Secondo il Consiglio di sicurezza iraniano, le mobilitazioni si sarebbero svolte in oltre 4.000 località del Paese, rendendo quasi impossibile un censimento completo.

La dinamica della repressione: cecchini e mitragliatrici

Le ricostruzioni raccolte da Time nelle settimane successive parlano di una repressione pianificata e militarizzata:

  • milioni di persone in strada prima del blocco totale di Internet e delle comunicazioni;
  • filmati amatoriali che mostrano cecchini sui tetti;
  • camion equipaggiati con mitragliatrici pesanti che aprono il fuoco sulla folla;
  • l’avvertimento pubblico di un funzionario dei Pasdaran il 9 gennaio: “Se un proiettile vi colpisce, non lamentatevi”.

Questi elementi rafforzano l’ipotesi di un uso sistematico della forza letale contro manifestanti disarmati.

Il contesto politico internazionale

Le proteste dell’8 e 9 gennaio si collocano in un momento di forte tensione internazionale.

Nei giorni precedenti, il presidente statunitense Donald Trump aveva minacciato un intervento militare contro il regime iraniano se la repressione fosse continuata. Secondo Time, questa presa di posizione avrebbe contribuito a un’escalation delle manifestazioni e, parallelamente, a un irrigidimento della risposta delle autorità.

Un paragone storico inquietante

Per descrivere la portata dell’evento, Time ha paragonato la possibile strage in Iran al massacro di Babyn Yar, compiuto dai nazisti il 29 e 30 settembre 1941, quando furono uccisi 33.000 ebrei ucraini alla periferia di Kiev.

Un confronto che, pur controverso, rende l’idea della scala della violenza ipotizzata.

Cosa sappiamo con certezza (e cosa no)

Dati confermati:

  • esistono proteste di massa in migliaia di località;
  • vi è stata una repressione armata con uso di armi pesanti;
  • i dati ufficiali sono incompleti e probabilmente sottostimati.

Dati non verificabili in modo indipendente:

  • la cifra di 30.304 morti;
  • il numero reale di vittime negli ospedali militari;
  • il totale dei decessi nelle aree periferiche.

In attesa di indagini internazionali e di un accesso libero alle informazioni, il caso resta uno dei più gravi esempi di opacità e repressione statale degli ultimi anni.