Lunedì 10 agosto 2026 un violento terremoto ha colpito la Colombia, provocando la morte di 134 vittime accertate e il ferimento di oltre settecento residenti. La scossa, di magnitudo 7.4, si è concentrata nel Dipartimento del Chocó, la zona maggiormente interessata dal sisma, dove interi palazzi sono crollati e numerose infrastrutture risultano gravemente danneggiate. Nel comune di San José del Palmar, individuato come epicentro, le squadre d’emergenza conducono una corsa contro il tempo per estrarre i superstiti dalle macerie degli edifici crollati (in copertina la foto simbolo del campanile della cattedrale della Speranza collassato).
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La mobilitazione internazionale e il sostegno dell’Italia
La risposta al terremoto in Colombia ha coinvolto anche la comunità internazionale, con diversi Paesi impegnati a sostenere le operazioni di emergenza. Gli Stati Uniti hanno stanziato 15 milioni di dollari per gli interventi a favore delle popolazioni colpite, mentre altri Paesi latinoamericani hanno attivato forme di assistenza.
Dall’Italia sono arrivati messaggi di vicinanza da parte dei Presidenti di Camera e Senato e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci ha inoltre manifestato la disponibilità italiana a intervenire: “Siamo pronti a dare il nostro contributo”.
Perché la Colombia è esposta ai terremoti
Il sisma del 10 agosto si inserisce in un contesto caratterizzato da una elevata attività sismica. Nell’arco di circa un mese e mezzo, secondo il testo di partenza, si tratta del terzo forte terremoto registrato in America Latina dopo quelli avvenuti in Venezuela e Perù.
La catena delle Ande registra mediamente 15 terremoti all’anno con magnitudo superiore a 7.0 sulla scala Richter. L’elevata frequenza dei fenomeni è legata alla posizione della regione lungo il margine di convergenza tra le placche tettoniche, dove la placca di Nazca scorre sotto quella sudamericana.
È proprio in questo contesto geologico che si è verificato uno dei più forti terremoti mai registrati strumentalmente: quello di Valdivia, in Cile, nel 1960, che raggiunse magnitudo 9.5.
I dieci terremoti più forti mai registrati
Il terremoto di Valdivia del 1960 resta al primo posto nella classifica degli eventi sismici di maggiore magnitudo registrati strumentalmente. Di seguito la graduatoria riportata nel testo di partenza:
| Data | Luogo | Magnitudo |
|---|---|---|
| 22 maggio 1960 | Valdivia, Cile | 9.5 |
| 27 marzo 1964 | Alaska (USA) | 9.2 |
| 26 dicembre 2004 | Sumatra, Indonesia | 9.1 |
| 11 marzo 2011 | Tōhoku, Giappone | 9.0 |
| 4 novembre 1952 | Kamčatka, Russia | 9.0 |
| 13 agosto 1868 | Arica, Cile | 9.0 |
| 31 gennaio 1906 | Costa tra Ecuador e Colombia | 8.8 |
| 27 febbraio 2010 | Maule, Cile | 8.8 |
| 15 agosto 1950 | Assam (India) / Tibet (Cina) | 8.7 |
| 4 febbraio 1965 | Isole Rat, Alaska (USA) | 8.7 |
Il precedente del terremoto di Valdivia
Il riferimento al terremoto di Valdivia permette di collocare il sisma colombiano all’interno della storia dell’attività sismica sudamericana. Il terremoto che colpì il Cile il 22 maggio 1960 raggiunse magnitudo 9.5, il valore più elevato mai misurato strumentalmente secondo la classificazione riportata nel testo.
La stessa area andina è caratterizzata dalla convergenza tra la placca di Nazca e quella sudamericana, un processo geologico che contribuisce alla frequenza dei terremoti di forte intensità lungo la costa occidentale del Sud America.
Le dichiarazioni del presidente colombiano sull’emergenza
Un video raccoglie le dichiarazioni del presidente colombiano Abelardo De La Espriella e approfondisce i primi interventi istituzionali adottati dopo il terremoto di magnitudo 7.4.
Il filmato è dedicato alle misure di emergenza attivate dal governo colombiano nelle ore successive alla scossa e agli interventi messi in campo per affrontare le conseguenze del sisma.
