L’Unione europea rompe mesi di stallo e trova l’intesa politica per nuove sanzioni contro coloni israeliani violenti in Cisgiordania. Il voto politico si è svolto lunedì 11 maggio 2026, durante il Consiglio Affari Esteri dell’Ue, dopo che l’Ungheria ha tolto il veto che finora aveva impedito l’unanimità necessaria.
Le misure colpiscono persone ed entità considerate responsabili o sostenitrici di violenze contro i palestinesi nei territori occupati. In parallelo, i ministri europei hanno concordato anche nuove sanzioni contro figure di Hamas.

La svolta dopo mesi di blocco
Il punto politico più rilevante è proprio la caduta dell’opposizione ungherese. Fino a oggi Budapest aveva frenato il dossier, impedendo all’Ue di procedere compatta. Con il ritiro del veto, i 27 hanno potuto raggiungere un accordo su misure mirate: congelamento dei beni e divieto di ingresso nell’Unione europea per i soggetti inseriti nella lista nera. Il pacchetto riguarda tre individui e quattro organizzazioni legate alla violenza dei coloni, anche se i nomi non sono stati immediatamente resi pubblici.
L’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas ha presentato la decisione come il superamento di una paralisi politica:
“Passiamo dallo stallo politico che c’è stato per molto tempo. Violenza ed estremismo hanno conseguenze”. Il Consiglio Ue ha collegato la scelta al peggioramento della situazione in Cisgiordania, citando l’aumento delle violenze e l’espansione degli insediamenti.
Cisgiordania, violenze in aumento
La decisione europea arriva in un contesto sempre più teso. Secondo Ocha, l’ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, nel 2026 sono stati documentati oltre 580 attacchi di coloni con vittime, danni materiali o entrambe le cose in più di 190 comunità palestinesi. Solo tra il 31 marzo e il 6 aprile si sono registrati almeno 47 episodi in 36 comunità.
Il tema non riguarda soltanto singoli episodi di violenza, ma anche lo spostamento forzato di comunità palestinesi. Sempre secondo dati Onu, dal gennaio 2023 almeno 45 comunità palestinesi in Cisgiordania sono state completamente sfollate a causa di attacchi dei coloni e restrizioni di accesso collegate. Human Rights Watch ha inoltre segnalato che il 2026 rischia di superare il 2025, anno in cui la violenza dei coloni aveva già raggiunto un livello record su base ventennale.
La reazione israeliana
Da Israele è arrivata una reazione durissima. Il ministro degli Esteri Gideon Saar ha accusato l’Ue di prendere di mira cittadini israeliani per ragioni politiche e di creare un’equiparazione inaccettabile tra coloni e membri di Hamas. Anche l’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu ha condannato la decisione, definendola politicamente e moralmente sbagliata nel momento in cui Israele afferma di combattere minacce jihadiste.
Ancora più netto il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, esponente dell’estrema destra israeliana, che ha definito l’Unione europea “antisemita”. Secondo Ben Gvir, mentre i nemici di Israele “attaccano e uccidono gli ebrei”, l’Ue cercherebbe di colpire chi si difende.

Un segnale politico, ma non una svolta totale
L’intesa europea ha un valore soprattutto politico. Bruxelles manda un messaggio al governo Netanyahu, ma resta divisa su misure più incisive. Non ha ottenuto il sostegno necessario, ad esempio, la proposta di introdurre dazi sui prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani. Francia e Svezia hanno spinto per aumentare la pressione economica, ma la linea non ha ancora raccolto un consenso sufficiente tra gli Stati membri.
Per questo, dentro e fuori le istituzioni europee, la decisione viene letta in due modi. Da un lato è il primo vero passo comune dopo mesi di blocco. Dall’altro, per chi chiede una linea più dura verso la colonizzazione e le violenze in Cisgiordania, resta una misura limitata: colpisce alcuni soggetti, ma non cambia ancora il quadro generale dei rapporti politici, commerciali e diplomatici tra Ue e Israele.
Hamas sanzionata in parallelo
Per evitare l’accusa di una decisione sbilanciata, i ministri europei hanno affiancato alle misure contro i coloni anche nuove sanzioni contro figure di Hamas. La scelta conferma la volontà dell’Ue di tenere insieme due piani: da una parte la condanna del terrorismo e degli attacchi contro Israele, dall’altra la pressione sugli estremisti israeliani responsabili di violenze contro i palestinesi in Cisgiordania.

La doppia decisione non ha però attenuato le critiche. Israele denuncia un accostamento improprio tra cittadini israeliani e un’organizzazione terroristica. Hamas, a sua volta, ha accusato l’Ue di ipocrisia politica, sostenendo che Bruxelles metta sullo stesso piano vittime e responsabili. Il risultato è una decisione che prova a mostrare equilibrio, ma che finisce per irritare entrambe le parti.
Tajani: “Atteggiamento aggressivo che non ci piace”
“Atteggiamento aggressivo che non ci piace, importante il rispetto dei cristiani”, ha dichiarato il Ministro degli Esteri Antonio Tajani durante un punto stampa in uscita dal Consiglio degli esteri svoltosi a Bruxelles. “Ho stigmatizzato le violenze contro i cristiani in Libano e in Cisgiordania da parte di Israele. Si tratta di comportamenti inaccettabili e offensivi; nessuno può pretendere di oltraggiare la fede degli altri. Difendiamo i cittadini ebrei e chiediamo lo stesso rispetto per i cristiani: non si può essere perseguitati per motivi religiosi”. Il ministro ha quindi richiamato alcuni episodi specifici, tra cui il blocco della messa della Domenica delle Palme: “C’è un atteggiamento aggressivo che non condividiamo e servono segnali concreti”, ha tuonato il vicepremier.ù
La linea europea
L’Ue, almeno formalmente, rivendica una posizione fondata su diritto internazionale, sicurezza e tutela dei civili. Le sanzioni non colpiscono Israele come Stato, ma soggetti ritenuti coinvolti in violenze, intimidazioni o sostegno agli insediamenti illegali. È un passaggio calibrato, pensato per non rompere definitivamente con il governo israeliano, ma anche per rispondere alla pressione crescente di Stati membri, organizzazioni umanitarie e opinione pubblica europea.