Crisi Usa-Iran

Schizzano prezzo del greggio e coperture assicurative delle compagnie petrolifere

150 navi ferme nello stretto di Hormuz. Schizza anche il prezzo del gas

Schizzano prezzo del greggio e coperture assicurative delle compagnie petrolifere

I mercati energetici mondiali entrano in una nuova fase di forte instabilità dopo l’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran.

Il prezzo del petrolio è balzato nelle prime contrattazioni della settimana fino al 13%, mentre il gas europeo registra l’aumento più forte degli ultimi mesi. A pesare è soprattutto la paralisi dello Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo attraverso cui transita circa un quinto dell’energia mondiale.

Alle 8 del mattino il Brent viene scambiato a 78,80 dollari al barile (+8,28%), mentre il West Texas Intermediate sale a 72,24 dollari (+7,79%).

Secondo diversi analisti internazionali, se il blocco dovesse protrarsi, il greggio potrebbe rapidamente superare quota 100 dollari e arrivare fino a 120.

Hormuz, l’arteria energetica del pianeta

Lo Stretto di Hormuz è considerato il punto più delicato del commercio energetico globale.

Ogni giorno transitano:

  • oltre 20 milioni di barili di petrolio;
  • circa il 20% del gas naturale liquefatto mondiale;
  • quasi tutte le esportazioni di Gnl provenienti dal Qatar e dagli Emirati Arabi Uniti.

Dopo gli attacchi aerei americani e israeliani contro Teheran e l’uccisione della guida suprema iraniana Ali Khamenei, l’Iran ha dichiarato di aver interrotto la navigazione commerciale nell’area.

Secondo fonti marittime oltre 200 navi tra petroliere e metaniere sarebbero ferme al largo per timore di nuovi attacchi.

“Non è un semplice canale commerciale: è l’aorta del sistema energetico globale”, ha spiegato Stephen Innes di SPI Asset Management.

Lo stretto di Hormuz

Navi colpite e assicurazioni alle stelle

L’emergenza è aggravata dagli attacchi diretti alle imbarcazioni.

Secondo i rapporti dell’UK Maritime Trade Operations:

  • una petroliera è stata colpita al largo dell’Oman con quattro feriti;
  • una nave battente bandiera delle Isole Marshall ha preso fuoco dopo un impatto;
  • altre imbarcazioni sono state danneggiate da detriti vicino al porto di Jebel Ali.

Gli Stati Uniti hanno raccomandato alle navi commerciali di mantenere distanza dalle unità militari per evitare errori di identificazione.

Le assicurazioni marittime, guidate dal mercato londinese dei Lloyd’s, stanno già aumentando i premi di rischio guerra, rendendo il trasporto del greggio molto più costoso.

Petrolio verso quota 100 dollari?

Secondo Barclays, Rabobank e ICIS, il vero rischio non riguarda tanto la produzione quanto la logistica.

Anche con un aumento dell’offerta deciso dall’OPEC+, circa 206mila barili aggiuntivi al giorno da aprile, la quantità resta marginale rispetto alla domanda globale.

“Il problema è semplice: Hormuz deve riaprire perché il petrolio raggiunga i mercati”, ha spiegato Jorge Leon di Rystad Energy.

Gli oleodotti alternativi sauditi ed emiratini non possono compensare completamente il traffico marittimo.

Una chiusura prolungata potrebbe togliere dal mercato fino a 8-10 milioni di barili al giorno.

Gas europeo in impennata: +25% ad Amsterdam

L’effetto domino si vede già sul gas.

Ad Amsterdam l’indice Ttf ha registrato un balzo del 25% fino a 39,85 euro al megawattora, massimo da febbraio 2025.

In Italia l’Italian Gas Index ha raggiunto 32,78 euro/Mwh.

Secondo gli analisti di Goldman Sachs, un blocco dello stretto per un mese potrebbe far aumentare del 130% i prezzi spot del Gnl in Europa e Asia.

Il problema riguarda soprattutto il gas qatariota, che attraversa quasi interamente Hormuz.

Perché l’Europa rischia nuove bollette shock

L’Europa importa meno energia dal Golfo rispetto all’Asia, ma non è immune.

“I mercati del petrolio e del Gnl sono globali: un aumento dei prezzi colpisce tutti”, spiega Simone Tagliapietra del think tank Bruegel.

La vulnerabilità maggiore riguarda il gas liquefatto.

Se i carichi disponibili diminuissero, l’Europa dovrebbe competere direttamente con Cina, India e Giappone sul mercato spot, replicando lo scenario della crisi energetica 2021-2023.

La situazione è aggravata dalle scorte più basse rispetto agli anni precedenti:

  • 46 miliardi di metri cubi a febbraio 2026;
  • 60 miliardi nel 2025;
  • 77 miliardi nel 2024.

Un aumento simultaneo di petrolio e gas rischierebbe quindi di trascinare verso l’alto anche i prezzi dell’elettricità e dell’industria energivora.

Borse asiatiche in calo e oro bene rifugio

L’impatto si è fatto sentire anche sui mercati finanziari.

Tokyo ha chiuso in ribasso dell’1,35%, mentre Hong Kong, Seul e Mumbai hanno registrato perdite tra l’1 e il 2%.

L’oro, tradizionale bene rifugio, è salito del 2,4%.

Anche i futures americani risultano negativi, mentre cresce il timore di un ritorno dell’inflazione energetica globale.

Carburanti già in aumento in Italia

Gli effetti iniziano a vedersi anche alla pompa.

Il diesel self service ha raggiunto 1,728 euro al litro, massimo da febbraio 2025, ma gli operatori avvertono che gli aumenti attuali non riflettono ancora il balzo del greggio registrato lunedì mattina.

Gli adeguamenti più pesanti potrebbero arrivare nei prossimi giorni.

Transizione energetica accelerata

Secondo gli esperti europei, la crisi dimostra ancora una volta la vulnerabilità strutturale dell’Europa alle importazioni energetiche.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha recentemente ribadito la necessità di accelerare su rinnovabili e nucleare per ridurre la dipendenza esterna.

“Solo diminuendo la dipendenza da petrolio e gas importati l’Europa potrà proteggere la propria economia”, conclude l’analisi di Bruegel.