Politica economica aggressiva

Scadono i vecchi dazi USA (illegali), ma Trump ne impone di nuovi a 60 Paesi: “Per contrastare il lavoro forzato”

Ricorso alla Section 301 del Trade Act del 1974 per aggirare un intervento della Corte Suprema, come successo a febbraio 2026: I dazi vanno dal 10% al 12,5% a seconda degli Stati: la lista completa.

Scadono i vecchi dazi USA (illegali), ma Trump ne impone di nuovi a 60 Paesi: “Per contrastare il lavoro forzato”

Morto un dazio, se ne fa un altro“. Forse è poco elegante storpiare un famoso proverbio sul Papa (considerando le tensioni dei mesi scorsi tra Prevost e la Casa Bianca), ma altre parole non sarebbero più adatte per commentare il nuovo capitolo della politica commerciale statunitense, che ha preso il via dalle 6 del mattino italiane di venerdì 24 luglio 2026.

Da quando Donald Trump è tornato a essere Presidente USA le due tematiche che più ha toccato sono state quelle della guerra e dei dazi. E proprio su quest’ultimo fronte, a seguito della scadenza delle precedenti imposte, l’Amministrazione Trump ha deciso di imporre nuovi dazi sulle importazioni di 60 Paesi, tra cui Cina, Unione Europea, Giappone, India, Regno Unito, Canada e Messico.

I nuovi dazi di Trump

Nel dettaglio, la misura è stata adottata al fine di “contrastare il ricorso al lavoro forzato nelle catene di approvvigionamento globali“. A seconda dei Paesi, i dazi vanno dal 10% al 12,5%, sostituendo così i precedenti.

Inizialmente, però, quelle imposte colpivano partner commerciali degli Stati Uniti con aliquote mirate, arrivando anche a picchi del 39%. Tuttavia, lo scorso febbraio 2026 erano state giudicate illegali dalla Corte Suprema, la quale aveva riferito che una misura di tale portata richieda un chiaro mandato del Congresso. Di tutta risposta, Trump in breve tempo aveva deciso di imporre nuovi dazi, della durata di cinque mesi, fino al 15%.

Ora che la precedente misura è scaduta, il Presidente USA l’ha aggiornata e per aggirare la decisione della Corte Suprema ha fatto ricorso alla Section 301 del Trade Act del 1974: si tratta di una legge che consente al Governo statunitense di reagire a pratiche commerciali considerate scorrette da parte di altri Paesi.

La ripartizione dei dazi

L’aliquota del 10% si applica a: Argentina, Bangladesh, Cambogia, Canada, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Honduras, India, Indonesia, Giordania, Malaysia, Messico, Pakistan, Sri Lanka, Regno Unito, Trinidad e Tobago (per questi Paesi il 10% è normalmente un dazio aggiuntivo, salvo prodotti esentati o sottoposti ad altri regimi specifici).

L’aliquota del 12,5% si applica invece a: Algeria, Angola, Australia, Bahamas, Bahrain, Brasile, Cile, Cina, Colombia, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Egitto, Guyana, Hong Kong, Iraq, Israele, Kazakistan, Kuwait, Libia, Marocco, Nuova Zelanda, Nicaragua, Nigeria, Norvegia, Oman, Perù, Filippine, Qatar, Russia, Arabia Saudita, Singapore, Sudafrica, Thailandia, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Uruguay, Venezuela e Vietnam.

I cinque casi con calcolo particolare, dove il dazio non funziona come una semplice aggiunta:

  • Unione europea e Taiwan: dazio ordinario MFN più nuovo dazio Section 301 fino a raggiungere complessivamente il 10%;
  • Giappone, Corea del Sud e Svizzera: totale portato al 12,5%;
  • se il dazio MFN esistente è già uguale o superiore alla soglia, il nuovo dazio Section 301 è pari a zero.

Parallelamente rimane l’accordo commerciale UE-USA, che prevede un tetto complessivo del 15% per la maggior parte delle esportazioni europee, senza cumulo dei diversi dazi. Il tetto comprende, fra gli altri, automobili, semiconduttori, farmaceutica e legname. Il nuovo provvedimento sul lavoro forzato non dovrebbe quindi portare i prodotti europei dal 15% al 25%.

Contro il lavoro forzato, ma applicati anche ad altre merci

Nel dettaglio, per lavoro forzato si intendono situazioni in cui una persona è costretta a lavorare contro la propria volontà, per esempio attraverso minacce, violenze, ricatti o il controllo dei documenti personali. Secondo Trump, nei Paesi colpiti dai dazi vengono prodotti beni facendo ricorso al lavoro forzato e che i loro Governi non abbiano fatto abbastanza per impedirne l’esportazione negli Stati Uniti.

Queste nuovo imposte, tuttavia, non riguardano solo prodotti per cui è stata accertata la presenza di lavoro forzato, ma si applicano alla maggior parte delle merci importate dagli Stati coinvolti. Per questo motivo, la misura è stata interpretata come un tentativo di trovare una base legale diversa al fine di imporre dazi generalizzati e proseguire con la politica economica aggressiva.

Sono esentati, completamente o in parte: petrolio e gas, fertilizzanti, alcuni prodotti alimentari, aeromobili e componenti, minerali critici e i beni già assoggettati ai dazi di sicurezza nazionale Section 232, come automobili, acciaio, alluminio e rame. L’elenco preciso dipende dal codice doganale.