L’asse tra Washington e Madrid si incrina ancora sul conflitto in Iran. Dopo le parole arrivate dagli Stati Uniti su una presunta collaborazione spagnola alle operazioni militari, il governo iberico ha risposto senza esitazioni, ribadendo la propria linea contraria al conflitto e aprendo un nuovo fronte politico anche in Europa.
Botta e risposta tra Washington e Madrid
Il nuovo scontro nasce da una dichiarazione della Casa Bianca secondo cui la Spagna avrebbe accettato di collaborare con l’esercito americano nella guerra contro l’Iran. A sostenerlo è stata la portavoce Karoline Leavitt, senza però fornire dettagli concreti sulla natura di questo presunto coinvolgimento.
La replica di Madrid è arrivata nel giro di poche ore. Il governo guidato da Pedro Sánchez ha smentito in modo netto qualsiasi cambio di posizione. Nessun via libera all’uso delle basi militari sul territorio spagnolo da parte degli Stati Uniti, nessuna cooperazione operativa. Anche il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha smentito categoricamente.
“La Spagna non sarà mai complice della guerra in Iran, è così che iniziano i disastri dell’umanità”, tuona il socialista.
Il no di Madrid alla guerra:
La posición del Gobierno de España se resume en cuatro palabras: NO a la guerra.
Os dejo íntegra mi intervención valorando los últimos acontecimientos internacionales. 👇 pic.twitter.com/Y1TZ81LdRP
— Pedro Sánchez (@sanchezcastejon) March 4, 2026
L’avvertimento di Sánchez
Dal Palazzo della Moncloa, Sánchez ha difeso la scelta del suo governo con toni duri, evocando quanto accaduto nel 2003 con la guerra in Iraq. Un conflitto che, secondo il premier socialista, ha prodotto più insicurezza, terrorismo e instabilità economica invece delle promesse di ordine e democrazia.
Senza mai citare direttamente Donald Trump, Sánchez ha lasciato intendere che anche l’attuale operazione contro Teheran rischia di aggravare il quadro internazionale e di favorire interessi ristretti. La Spagna, ha chiarito, rifiuta la logica dell’escalation.
Condanna il regime iraniano ma chiede una soluzione diplomatica, nel rispetto del diritto internazionale.
Trump attacca gli alleati europei
Il clima si era già surriscaldato martedì, quando Trump, durante un punto stampa con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, aveva criticato in diretta i Paesi europei poco propensi a sostenere l’operazione americana. Nel mirino, oltre alla Spagna, anche il Regno Unito del premier Keir Starmer.
La Spagna è stata indicata come esempio negativo anche sul fronte della spesa militare Nato, tema su cui Berlino ha mantenuto una posizione più allineata a Washington. Un passaggio che ha sorpreso Madrid e contribuito ad alimentare la frattura.
Successivamente il portavoce del governo tedesco, Stefan Kornelius, ha provato a smorzare i toni, sottolineando che sulle questioni commerciali l’Europa agisce in modo compatto. Resta però evidente la distanza politica tra Berlino e Madrid su questo dossier. La Germania è quindi più possibilista rispetto alla collaborazione con gli Usa.
L’Unione europea con Madrid
Nonostante le tensioni, Sánchez ha incassato il sostegno dei vertici europei. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, hanno riaffermato l’impegno dell’Ue per il diritto internazionale e per un ordine globale fondato sulle regole.
Anche il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso vicinanza a Madrid, rafforzando l’asse con la Spagna in un momento di forte pressione americana.
Schlein al telefono con Sánchez
Sul fronte politico dell’opposizione italiana, la segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha sentito telefonicamente Sánchez per esprimere sostegno personale e del Pd. Un gesto che segna una presa di posizione netta contro le pressioni arrivate da Washington.