ATTACCHI INCROCIATI

Rubio: “La guerra in Iran durerà settimane, non mesi”. Primo missile degli Outhi lanciato dallo Yemen contro Israele

Colpita a base statunitense in Arabia Saudita. Tel Aviv continua a colpire infrastrutture energetiche iraniane nonostante la tregua di Trump (che torna a contestare l'Alleanza Atlantica e si prepara alle contestazioni dei “No Kings” in piazza negli Usa)

Rubio: “La guerra in Iran durerà settimane, non mesi”. Primo missile degli Outhi lanciato dallo Yemen contro Israele

Spiragli di fine guerra in Medio oriente. Arrivano dagli Stati Uniti.

Dopo il presidente Donald Trump, anche il segretario di Stato americano Marco Rubio ha annunciato che gli Usa prevedono di concludere l’operazione militare in Iran in “settimane, non mesi”.

Il “regalo” di Pasqua, speranze di pace per il Medio Oriente

Ecco allora che questo fine settimana che precede la Santa Pasqua ci porta qualche timida ma concreta speranza di pace per il conflitto e le tensioni in Medio oriente.

Il segretario dell’Amministrazione Trump ha anche motivato le sue convinzioni.

Secondo quanto trapelato in queste ultime ora da Washington, gli Stati Uniti ritengono infatti di poter conseguire i propri obiettivi senza ricorrere all’impiego di truppe di terra e attendono a breve una possibile reazione da parte di Teheran.

Le parole del segretario Usa, fine conflitto in poche settimane

Il segretario di Stato americano ha parlato con i giornalisti dopo il vertice dei ministri degli Esteri del G7 in Francia:

Il segretario di Stato Usa Marco Rubio

“Siamo in linea o addirittura in anticipo rispetto alla tabella di marcia di quell’operazione e prevediamo di concluderla al momento opportuno, nel giro di poche settimane, non di mesi”.

Rubio ha spiegato che gli Stati Uniti non hanno ancora ricevuto una risposta dall’Iran alla proposta in 15 punti presentata dall’amministrazione Trump per avviare negoziati volti a porre fine alla guerra, aggiungendo però che potrebbe arrivare da un momento all’altro.

Dialogo per la fine del conflitto, ma proseguono gli attacchi

L’inviato speciale Witkoff ha inoltre confermato che nei prossimi giorni sono in programma nuovi incontri con l’Iran.

Tregua a Gaza, Witkoff smentisce l'accordo "privato" fra Usa e Hamas
Steve Witkoff, inviato speciale Usa

Nel frattempo, Washington e Israele hanno però effettuato una serie di operazioni militari contro infrastrutture industriali e nucleari iraniane.

Il ministro degli Esteri di Teheran, Araghchi, ha criticato con fermezza queste azioni, accusando gli Stati Uniti di aver infranto la tregua annunciata da Trump fino al 6 aprile (appunto dopo Pasqua), e ha avvertito che l’Iran è pronto a imporre “conseguenze molto pesanti”.

La novità dell’ultima ora, gli Houthi si uniscono alla guerra

Sempre nel fine settimana, la novità di queste ultime ore è però che gli Houthi si sarebbero “uniti” alla guerra.

Secondo quanto riferito dalle forze armate israeliane, nella giornata odierna è stato individuato un missile proveniente dallo Yemen, un evento che segnerebbe il primo caso di questo tipo dall’avvio del conflitto che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran.

Al momento, gli Houthi — appoggiati da Teheran — non hanno però rivendicato l’azione.

La notizia giunge a poche ore di distanza da un loro avvertimento, in cui dichiaravano la disponibilità a intervenire militarmente qualora altri attori entrassero nella guerra o se il Mar Rosso venisse utilizzato per operazioni ostili contro i loro alleati.

Cosa cambia con un’azione diretta degli Houthi

Un coinvolgimento diretto dei ribelli yemeniti contribuirebbe ad aumentare in modo significativo il rischio di un allargamento del conflitto su scala regionale.

In passato, gli Houthi hanno dimostrato di possedere capacità di attacco a lungo raggio, colpendo o minacciando infrastrutture strategiche e impianti energetici in Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, oltre a interferire con le principali rotte commerciali attorno alla Penisola Arabica.

Un loro intervento potrebbe quindi avere ripercussioni rilevanti anche sui mercati energetici.

Un’eventuale escalation coinvolgerebbe direttamente anche la missione Aspides, istituita dall’Unione Europea nel 2024 per tutelare la sicurezza della navigazione nel Mar Rosso e nelle aree limitrofe, proprio in risposta agli attacchi contro il traffico commerciale attribuiti agli Houthi.

L’operazione vede la partecipazione volontaria di diversi Stati membri, tra cui l’Italia, che ricopre un ruolo di primo piano insieme a Francia e Grecia.

Pur essendo inseriti nell’“Asse della Resistenza” sostenuto dall’Iran, gli Houthi conservano una certa autonomia nelle scelte strategiche, muovendosi principalmente in funzione delle proprie priorità interne, pur mantenendo affinità politiche con Teheran e Hezbollah.

Anche l’Iran non si ferma, colpita base Usa in Arabia Saudita

Intanto, secondo fonti citate da Associated Press, negli attacchi condotti dall’Iran nelle scorse ore contro una base aerea in Arabia Saudita sarebbero rimasti feriti oltre venti militari statunitensi.

In particolare, nella giornata di ieri, venerdì 27 marzo  2026, Teheran avrebbe lanciato sei missili balistici e 29 droni contro la base di Prince Sultan, causando almeno 15 feriti tra i soldati americani, cinque dei quali in condizioni gravi.

In un primo momento le autorità statunitensi avevano parlato di almeno 10 feriti, di cui due gravi.

La struttura militare era già stata bersaglio di altri attacchi all’inizio della settimana, tra cui uno che avrebbe provocato il ferimento di 14 militari statunitensi, secondo quanto riportato da fonti informate.

La base, che si trova a circa 96 chilometri da Riyadh, è sotto il controllo della Royal Saudi Air Force, ma viene utilizzata anche dalle forze armate degli Stati Uniti.

Trump nuova picconata contro la Nato

Nel frattempo, sempre in queste ultime, inarrestabile è tornata a scagliarsi la “furia” di Donald Trump contro l’Alleanza Atlantica:

Trump attacca ancora la Nato: "Non fa niente per noi, ma non ci serve"
Il presidente Usa Donald Trump

“La Nato è una tigre di carta, ho sempre detto che non ci avrebbe aiutato. Se ci trovassimo di fronte al ‘big one’, vi garantisco che la Nato non ci sarebbe. L’Alleanza Atlantica non interverrebbe accanto agli Stati Uniti nemmeno in caso di crisi estrema. Alcuni alleati non c’erano, non avevamo bisogno di loro ma non c’erano. E questo sarà molto costoso per loro. Noi spendiamo centinaia di miliardi di dollari ogni anno per la Nato, per proteggere i nostri alleati. Ora, sulla base delle loro azioni, non siamo tenuti a farlo, no?”.

E sempre in queste ore, come già accaduto lo scorso fine settimana, il presidente Usa si troverà di fronte (non solo a “casa sua” ma anche in Europa, in Italia a Roma) le manifestazioni di protesta nei “No Kings”.

Trump e la protesta dei “No Kings”

Oggi, 28 marzo, sono in programma infatti oltre tremila manifestazioni negli Stati Uniti, affiancate da iniziative in numerosi Paesi, tra cui anche l’Italia.

La mobilitazione “No Kings”, rivolta contro Donald Trump, arriva alla sua terza edizione in meno di un anno, consolidandosi come il più ampio movimento di protesta nato dopo il suo ritorno alla Casa Bianca.

Manifestazione No Kings

La prima iniziativa, svoltasi nel giugno 2025 in concomitanza con il 79° compleanno del presidente e una parata militare a Washington, aveva coinvolto milioni di persone in tutto il Paese.

Negli Stati Uniti, intanto, la partecipazione si prevede particolarmente elevata, in un contesto in cui i sondaggi indicano un livello di consenso per Trump ai minimi, mentre si avvicina l’appuntamento elettorale di metà mandato previsto per novembre.

La protesta contro gli Usa anche in Italia

La terza mobilitazione è prevista anche a Roma: il corteo partirà alle 14 da piazza della Repubblica e si concluderà a San Giovanni.

All’interno della giornata di protesta, inserita nel contesto globale “Together.

Contro i Re e le loro guerre”, si stimano almeno 15mila presenze nella capitale italiana. Sono attesi oltre 700 gruppi e associazioni, tra cui anche attivisti legati ad Askatasuna, nell’ambito delle mobilitazioni seguite allo sgombero del centro sociale torinese avvenuto lo scorso 18 dicembre.

Dopo l’esplosione avvenuta in un casolare nel parco degli Acquedotti a Roma — in cui hanno perso la vita due anarchici mentre stavano preparando un ordigno — le autorità mantengono alta l’attenzione per il rischio di possibili infiltrazioni.