Il valico di Rafah tra Striscia di Gaza ed Egitto riapre in forma limitata dopo mesi di chiusura, mentre Israele annuncia la cessazione delle attività di Medici Senza Frontiere (Msf) nell’enclave palestinese. Le due decisioni, comunicate a pochi giorni di distanza, segnano un passaggio cruciale nella gestione dei flussi di persone e degli aiuti umanitari durante il cessate il fuoco. Da un lato si riattiva — seppur con forti restrizioni — l’unica porta di Gaza non direttamente collegata a Israele; dall’altro si restringe ulteriormente lo spazio operativo delle organizzazioni mediche internazionali.
Riapertura del valico di Rafah: modalità e limiti
Il Coordinatore delle attività governative nei Territori (Cogat), organismo del ministero della Difesa israeliano, ha annunciato la riapertura del valico di Rafah con passaggio consentito solo ai residenti palestinesi e solo a piedi, in entrambe le direzioni.
La riattivazione avviene in base al meccanismo previsto dall’accordo di cessate il fuoco e sotto una struttura di controllo multilivello:
- coordinamento con l’Egitto
- supervisione della missione dell’Unione Europea (Eubam)
- autorizzazione di sicurezza individuale rilasciata da Israele
- screening e identificazione rafforzati
- monitoraggio operativo delle autorità israeliane.
Non è consentito, almeno in questa fase, il transito di merci: Israele ha richiesto che tutti i camion continuino a passare dai propri valichi controllati.
Secondo fonti israeliane, nei primi giorni il numero di attraversamenti sarà molto ridotto: una fase tecnica e sperimentale per testare procedure, sistemi di identificazione e controlli.
Chi può uscire e chi può rientrare a Gaza
La riapertura di Rafah è particolarmente attesa dalla popolazione civile, ma resta soggetta a forti restrizioni.
Uscita da Gaza
Potranno fare richiesta i residenti, con priorità ai casi medici urgenti. Media arabi riferiscono della preparazione di ambulanze per evacuare pazienti gravi e feriti.
Rientro dall’Egitto a Gaza
Consentito solo a chi:
- è residente nella Striscia
- ha lasciato Gaza durante la guerra
- ottiene autorizzazione di sicurezza israeliana
- supera doppio screening (valico + corridoio controllato dalle Idf).
Secondo stime circolate sulla stampa israeliana, i rientri autorizzati potrebbero inizialmente limitarsi a poche decine di persone.
Emergenza sanitaria: migliaia in attesa di evacuazione medica
La riapertura del valico ha un impatto diretto sull’emergenza sanitaria. Il sistema ospedaliero di Gaza risulta gravemente danneggiato dai combattimenti e dai bombardamenti.
Dati sanitari diffusi a fine 2025 indicavano:
- circa 17.000 persone in attesa di evacuazione medica
- circa il 25% bambini
- pazienti oncologici e cronici
- persone con insufficienza renale
- feriti gravi, amputati e ustionati
Per molti di questi casi, l’uscita verso strutture mediche estere rappresenta una possibilità salvavita.
Il contesto politico: sicurezza e controllo su Gaza
La riapertura limitata di Rafah si inserisce in una linea politica israeliana che ribadisce il mantenimento del controllo di sicurezza sull’area tra il Giordano e il Mediterraneo, inclusa Gaza. Il governo Netanyahu ha più volte escluso la nascita di uno Stato palestinese e condizionato la ricostruzione della Striscia alla smilitarizzazione di Hamas.
Secondo fonti di stampa israeliane, dopo la riapertura del valico potrebbero avviarsi nuove discussioni sul disarmo del movimento islamista.
Medici Senza Frontiere “bandita” da Gaza: la decisione di Israele
Parallelamente alla riapertura di Rafah, il governo israeliano ha annunciato che Medici Senza Frontiere dovrà cessare le attività nella Striscia di Gaza entro il 28 febbraio 2026.
La decisione è stata comunicata dal Ministero per gli Affari della Diaspora e la Lotta all’Antisemitismo. La motivazione ufficiale: la mancata presentazione degli elenchi del personale palestinese impiegato dall’organizzazione, requisito imposto alle Ong che operano nell’area in base a direttive di controllo rafforzato introdotte nel 2025.
Secondo le autorità israeliane:
- la consegna delle liste del personale locale è obbligatoria
- il mancato rispetto comporta la revoca dell’autorizzazione operativa
- la misura rientra in un quadro più ampio di verifiche sulle Ong.
In precedenza Israele aveva sostenuto che singoli operatori di alcune organizzazioni avessero avuto legami con gruppi armati — accuse respinte dalle organizzazioni coinvolte.
La risposta di Medici Senza Frontiere
Msf ha respinto duramente la decisione, definendola un pretesto per ostacolare l’assistenza umanitaria. In una nota l’organizzazione ha affermato che le nuove condizioni imposte mettono le Ong di fronte a una scelta impossibile: esporre il personale locale a rischi oppure interrompere cure mediche essenziali per persone in grave bisogno.
Msf nega le accuse e sostiene che la misura avrà un impatto diretto sui servizi sanitari disponibili per la popolazione civile.
Stretta più ampia sulle organizzazioni umanitarie
Il caso Msf si inserisce in una stretta più generale sulle organizzazioni umanitarie attive a Gaza:
- direttive del 2025 hanno introdotto controlli più severi sul personale locale
- decine di Ong sono state avvertite di possibili limitazioni operative
- prosegue il confronto tra Israele e Unrwa, l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, accusata dal governo israeliano di collusioni con Hamas (accuse respinte dall’agenzia).
Perché Rafah è strategico
Il valico di Rafah è considerato dai palestinesi la principale porta verso l’esterno non controllata direttamente da Israele. La sua chiusura dal maggio 2024 aveva di fatto bloccato la quasi totalità dei movimenti civili.
La riapertura, anche se limitata:
- consente evacuazioni mediche
- permette movimenti selezionati di residenti
- ha valore politico nel quadro del cessate il fuoco
- riattiva un canale internazionale sotto supervisione Ue ed Egitto.
Ma le restrizioni su numeri, categorie ammesse e controlli di sicurezza indicano che si tratta di una riattivazione controllata, non di un ritorno alla piena operatività pre-guerra.