La mossa

Quattordici Paesi Ue minacciano di bloccare le petroliere della “flotta ombra” russa

Un secondo atto che arriva a pochi giorni dallo stop alle importazioni di gas russo

Quattordici Paesi Ue minacciano di bloccare le petroliere della “flotta ombra” russa

Dopo il blocco all’importazione di gas russo, l’Europa piazza un’altra mossa per ridurre – o eliminare – la  dipendenza dal combustibile di Mosca: è di queste ore un accordo politico tra Stati costieri del Mar Baltico e del Mare del Nord per fermare e sequestrare le petroliere della cosiddetta “flotta ombra” russa.

Due iniziative che vanno lette in stretta relazione strategica, in quanto mirano entrambe a tagliare le fonti di reddito e le vie di circolazione delle materie prime energetiche che finanziano lo sforzo bellico di Mosca dopo oltre quattro anni di guerra in Ucraina.

Dal ban delle importazioni alla repressione in mare

La nuova lettera congiunta inviata all’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) dai governi di Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Islanda, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Svezia e Regno Unito introduce una potenziale stretta operativa sui traffici navali russi. Nel testo viene infatti esplicitata la possibilità di bloccare, sequestrare e trattenere le petroliere della flotta ombra se non conformi alle normative internazionali su sicurezza marittima, assicurazione, bandiera e trasbordi di greggio.

Questa flotta di navi è famosa per eludere sanzioni e controlli, cambiando bandiera e registrazione e operando spesso con standard minimi di sicurezza. I firmatari ricordano che secondo l’Articolo 92 della Convenzione UNCLOS una nave può issare una sola bandiera: violazioni multiple rendono un vascello sostanzialmente “senza Stato di giustizia”, aprendo la strada a ispezioni e detenimenti anche fuori dalle acque territoriali.

Il blocco UE alle importazioni di gas e l’orizzonte sul petrolio

Parallelamente all’iniziativa marittima, il Consiglio dell’Unione europea ha dato l’ok definitivo a una norma che bandisce progressivamente le importazioni di gas russo (pipeline e GNL) verso il mercato europeo, con tappe dal 2026 al 2027. Il divieto entrerà in vigore dopo una transizione di mesi per consentire la piena attuazione tecnica e logistica.

Questo provvedimento è considerato un pilastro della roadmap REPowerEU, la strategia della Commissione europea per eliminare gradualmente la dipendenza dai combustibili fossili russi e proteggere l’UE dalla “weaponizzazione” dell’energia da parte di Mosca.

Secondo le proposte legislative e accordi più recenti, gli Stati membri dovranno anche preparare piani nazionali di diversificazione delle forniture energetiche e affrontare criticità relative a sicurezza dell’approvvigionamento e mercati.

Petrolio russo: stop totale previsto entro fine 2027

Anche se l’accordo completo riguarda formalmente il gas, l’UE ha già previsto, tramite le istituzioni comunitarie, proposte per vietare le importazioni di petrolio russo entro la fine del 2027 come parte del medesimo pacchetto di energia e sanzioni. Ciò include prodotti derivati dal petrolio e misure per contrastare vie di circolazione alternative e tecniche di elusione delle sanzioni.

Sicurezza marittima, interferenze GPS e contesto geopolitico

Il timing delle due misure — blocco in mare e ban delle importazioni — non è casuale. I governi costieri segnalano anche crescenti interferenze nei segnali GNSS (GPS, Galileo, GLONASS) nel Mar Baltico orientale, fenomeni attribuiti a attività deliberate che possono compromettere la sicurezza della navigazione e aumentare il rischio di incidenti. Questo quadro di sicurezza degradato è stato documentato da monitoraggi tecnici avanzati condotti da istituti specializzati.

La combinazione di questi elementi — pressioni economiche sui ricavi da energia, rigore normativo nei controlli marittimi e attenzione alla sicurezza delle rotte commerciali internazionali — rappresenta una strategia europea coerente per limitare l’efficacia delle esportazioni energetiche russe e proteggere gli interessi geopolitici e di sicurezza dell’Unione.

Impatti attesi e sfide future

Se pienamente applicate, queste iniziative potrebbero:

  • Ridurre i proventi energetici di Mosca, diminuendo le risorse disponibili per finanziare la guerra.
  • Complicare le rotte di esportazione alternative tramite la repressione delle flotte ombra e controlli più rigorosi.
  • Spingere la diversificazione energetica europea, accelerando progetti di energia rinnovabile e nuove infrastrutture di approvvigionamento.

Tuttavia, la costruzione di alternative stabili e sicure richiede tempo e cooperazione tra Stati membri. Alcuni Paesi tradizionalmente dipendenti dall’energia russa, come Ungheria e Slovacchia, hanno espresso opposizione o richiamato la necessità di salvaguardare la sicurezza energetica nazionale nel processo di transizione.