Nella notte tra sabato 10 e domenica 11 gennaio 2026, slogan antigovernativi hanno risuonato nelle strade di Teheran, mentre migliaia di manifestanti hanno dato vita a quello che viene definito il più grande movimento contro la Repubblica islamica degli ultimi tre anni. Le proteste proseguono nonostante una repressione sempre più dura e un blackout quasi totale di internet, imposto dalle autorità da oltre 60 ore.
This is tonight in Tehran.
People have taken over the streets. Iran is still under a total blackout.
Only very few people have access to Starlink, and the regime is actively trying to jam and disrupt it.
Despite everything, the streets are alive and the world is being kept in the… pic.twitter.com/If1KgY1rgz— ثنا ابراهیمی | Sana Ebrahimi (@__Injaneb96) January 10, 2026
La sanguinosa repressione della protesta
Le manifestazioni, iniziate due settimane fa per le difficoltà economiche, si sono rapidamente estese a tutto il Paese trasformandosi in una contestazione diretta al potere religioso. Secondo l’ong statunitense Human Rights Activists News Agency (Hrana), il numero delle vittime è salito ad almeno 116 morti, quasi raddoppiando in poche ore. Tra le vittime figurano sette minorenni. L’ong riferisce inoltre di 2.638 arresti e precisa che la maggior parte delle persone è stata uccisa da munizioni vere o da colpi di arma da fuoco a pallini, spesso sparati a distanza ravvicinata. Tra i morti ci sarebbero anche 37 membri delle forze armate o di sicurezza e un pubblico ministero.
BREAKING:
Iran International reports that even the most conservative estimates indicate at least 2,000 anti-regime protesters have been killed by the Islamic security forces over the past 48 hours. pic.twitter.com/s58wJpIrnv
— Visegrád 24 (@visegrad24) January 10, 2026
Video verificati dall’Afp mostrano nuove proteste nel nord della capitale, con fuochi d’artificio in piazza Punak, manifestanti che battono pentole e cori a favore della dinastia Pahlavi, deposta nel 1979. Nonostante la censura digitale, le proteste continuano anche di notte. Secondo la Bbc, ospedali di Teheran e di altre città sono pieni di morti e feriti. Medici parlano di colpi sparati alla testa e al cuore dei giovani e di strutture sanitarie entrate in modalità di crisi. Testimoni riferiscono di corpi ammucchiati nei reparti.
Linea durissima: pena di morte senza “alcuna clemenza”
Il comandante in capo della polizia nazionale, Sardar Radan, ha dichiarato che “il livello di scontro con i rivoltosi è aumentato“, lodando quelli che ha definito “arresti importanti” e sostenendo che i principali responsabili dei disordini siano stati fermati. Le organizzazioni per i diritti umani hanno espresso forte preoccupazione per l’intensificarsi della repressione.
The #Iranian people are burning down the institutions of the Islamic Republic and mosques in Iran. We not only want the overthrow of the Islamic Republic, but even the overthrow of Islam in #Iran.@FoxNews @CNN pic.twitter.com/EAROZe7gxt
— Arash Hampay (@ahampay) January 9, 2026
Sul fronte giudiziario, il procuratore generale Mohammad Movahedi Azad ha annunciato una linea durissima: i manifestanti potranno essere perseguiti come “nemici di Dio” (mohareb), un’accusa che in Iran può comportare la pena di morte. L’invito alle procure è di procedere rapidamente e senza “alcuna clemenza“.
Iran is undergoing a revolution and perhaps the largest explicitly anti-Islamic regime protests in history. This is the capital Tehran.
Protesters are taking over cities across the country and the regime now faces a REAL chance of falling.
I ask again, why is the media silent? pic.twitter.com/dpHZcDaRxt
— Dr. Maalouf (@realMaalouf) January 9, 2026
Il blackout di internet, che secondo Netblocks rappresenta “una minaccia diretta alla sicurezza e al benessere degli iraniani in un momento cruciale per il futuro del Paese“, rende impossibile una verifica indipendente dei numeri reali. Ma, nonostante repressione, arresti di massa e isolamento digitale, le proteste continuano da oltre quattordici giorni, rappresentando una delle sfide più grandi al regime degli ayatollah degli ultimi anni.