Una fuga negli Stati Uniti, un ordine della Corte Suprema disatteso e il sostegno del presidente americano Donald Trump. Il Brasile si ritrova al centro di un nuovo caso politico e giudiziario dopo la partenza di Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro e candidato sconfitto alle elezioni presidenziali del 25 ottobre 2026.
Il senatore, battuto al ballottaggio dal presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva, ha lasciato il Paese martedì 27 ottobre, meno di 48 ore dopo il voto. La partenza è stata confermata ai media da fonti vicine alla famiglia e da interlocutori dell’amministrazione americana.

Secondo quanto riferito da CNN Brasil, alla base della decisione ci sarebbe soprattutto il timore di un arresto, dopo che il giudice Alexandre de Moraes, del Supremo Tribunale Federale, aveva disposto il ritiro dei suoi passaporti nell’ambito di un’indagine per presunto riciclaggio di denaro.
Perché Flávio Bolsonaro è indagato
La vicenda giudiziaria riguarda i rapporti tra Flávio Bolsonaro e l’avvocato Willer Tomaz, suo amico e a sua volta coinvolto in un’inchiesta per presunto riciclaggio di denaro legato al settore delle scommesse online, le cosiddette bets. Gli investigatori brasiliani stanno esaminando operazioni finanziarie sospette e possibili collegamenti con altri procedimenti, tra cui quello sulle irregolarità nei pagamenti previdenziali dell’INSS, l’istituto nazionale di previdenza sociale brasiliano.
Nell’ambito dell’indagine, la scorsa settimana il giudice Moraes ha disposto il blocco di beni dell’avvocato Tomaz per un valore di circa 6 miliardi di reais. Bolsonaro respinge le accuse e nega di aver commesso illeciti.
L’ordine di consegnare i passaporti e la fuga
Il 26 ottobre, il giorno successivo alla sconfitta elettorale, il giudice Alexandre de Moraes aveva ordinato a Flávio Bolsonaro di consegnare entro 24 ore il passaporto ordinario e quello diplomatico alla Polizia federale, vietandogli anche di lasciare il territorio brasiliano.
La decisione era legata al rischio che il senatore potesse sottrarsi agli accertamenti giudiziari. A rafforzare le preoccupazioni dei magistrati erano state anche le precedenti dichiarazioni del fratello Eduardo Bolsonaro, che aveva prospettato una partenza all’estero di Flávio in caso di sconfitta alle elezioni.
Il senatore aveva negato di voler fuggire, definendo il provvedimento giudiziario un tentativo di intimidazione e annunciando l’intenzione di rimanere in Brasile per organizzare l’opposizione al governo Lula. Il giorno seguente non si è presentato per consegnare i documenti. La Polizia federale ha quindi proceduto alla cancellazione dei passaporti nei propri sistemi.
Come è arrivato negli Stati Uniti
Le modalità della partenza non sono ancora state ricostruite completamente. Secondo alcune indiscrezioni pubblicate dalla stampa argentina, Bolsonaro avrebbe raggiunto Puerto Iguazú, al confine tra Brasile e Argentina, per poi proseguire verso gli Stati Uniti su un volo privato. Le autorità argentine, però, hanno dichiarato di non avere registrazioni ufficiali del suo ingresso nel Paese. Non è quindi possibile considerare accertata questa ricostruzione del viaggio.
Fonti vicine alla famiglia hanno riferito che il senatore sarebbe arrivato in Florida, ma non sono stati diffusi dettagli verificati sulla sua esatta posizione.
Trump lo accoglie negli Usa: visti anche per la famiglia
La fuga ha assunto rapidamente una dimensione internazionale. Un alto funzionario del Dipartimento di Stato americano ha confermato a Reuters che gli Stati Uniti concederanno i visti a Flávio Bolsonaro e ai suoi familiari, consentendo loro l’ingresso nel Paese. Il presidente Donald Trump, intervenendo mercoledì 28 ottobre, ha espresso il proprio assenso all’arrivo del senatore brasiliano. La decisione americana potrebbe complicare ulteriormente i rapporti con il governo Lula, già segnati da tensioni sul trattamento giudiziario riservato all’ex presidente Jair Bolsonaro.
Al momento, la concessione di un visto non equivale automaticamente al riconoscimento dell’asilo politico. Non risulta confermata una decisione formale delle autorità statunitensi in questo senso.
Cosa rischia adesso Flávio Bolsonaro
L’aspetto più delicato è il mancato rispetto del provvedimento della Corte Suprema. La partenza non comporta automaticamente un arresto, ma potrebbe indurre le autorità brasiliane a valutare nuove misure cautelari, qualora ritengano concreto il rischio che il senatore si sottragga alla giustizia.
Sul piano politico, la scelta rischia di avere ripercussioni anche sul Partito Liberale. Il coordinatore della campagna elettorale di Bolsonaro, Rogério Marinho, si è detto sorpreso dalla partenza, mentre altri esponenti della destra hanno difeso il senatore, sostenendo che sia vittima di una persecuzione giudiziaria.
La domanda ora è se Flávio Bolsonaro intenda affrontare i procedimenti giudiziari dal territorio americano oppure rientrare in Brasile. Una scelta che avrà conseguenze non soltanto sul suo futuro personale e politico, ma anche sulle relazioni tra Washington e Brasilia.