Un'altra guerra?

Perché è il momento “giusto” per la Cina per attaccare Taiwan (e perché non lo è)

Per decenni Pechino ha creduto che la riunificazione con Taiwan fosse solo una questione di tempo, ma oggi quella certezza vacilla

Perché è il momento “giusto” per la Cina per attaccare Taiwan (e perché non lo è)

In questo momento attorno a Taiwan ci sono 22 navi militari e 130 aerei di Pechino: ieri, nel corso di quella che ufficialmente la Cina ha fatto passare per una semplice “esercitazione militare” sono stati lanciati anche 7 razzi. Uno scenario che fa paura.

E’ il momento “giusto” per la Cina per attaccare Taiwan?

C’è una domanda che attraversa cancellerie, think tank e mercati finanziari:

“La Cina è più vicina che mai ad attaccare Taiwan?”.

Negli ultimi mesi, tra esercitazioni militari, dichiarazioni sempre più dure e tensioni con gli Stati Uniti, l’idea che Pechino stia valutando un’azione militare è tornata al centro del dibattito globale.

Per alcuni, questo è il momento giusto. Per altri, sarebbe il momento peggiore possibile.

Il contesto internazionale

Negli ultimi anni le tensioni internazionali sono cresciute. Dalla Russia con l’Ucraina, passando per il conflitto tra Israele e Palestina, sino alle più recenti “schermaglie” tra Stati Uniti e Venezuela, ci stiamo quasi “abituando” a una situazione in cui potenze più grandi vogliono fare la “voce grossa” con i più piccoli. Il tutto con un’Onu ridotta quasi al ruolo di silente spettatrice e un’Europa che non riesce a ritagliarsi un ruolo da protagonista.

E proprio un contesto geopolitico di questo genere potrebbe far pensare a Xi Jinping che possa effettivamente essere il momento più propizio per attaccare Taiwan. Ma la realtà è più complessa di quanto sembri e gli interessi in ballo sono tantissimi.

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Xi Jinping

Perché oggi potrebbe sembrare il momento “giusto” per Pechino

Tante le motivazioni potenzialmente a favore di un’operazione immediata.

1. Il tempo potrebbe non giocare più a favore della Cina

Per decenni Pechino ha creduto che la riunificazione con Taiwan fosse solo una questione di tempo. Ma oggi quella certezza vacilla per più motivi:

  • Taiwan rafforza le proprie difese
  • I legami con USA e Giappone diventano più stretti
  • L’identità taiwanese si consolida.

Dal punto di vista cinese, dunque, rimandare troppo potrebbe rendere l’obiettivo irraggiungibile.

2. Gli Stati Uniti sembrano distratti

La guerra in Ucraina ha assorbito enormi risorse politiche e militari occidentali, con varie conseguenze:

  • arsenali sotto pressione
  • attenzione strategica divisa
  • polarizzazione politica interna negli USA

A Pechino, dunque, qualcuno potrebbe pensare che Washington non sia davvero pronta a combattere su due fronti (considerando anche l’impegno di Trump sulla situazione in Medioriente).

3. Xi Jinping e la pressione della storia

Taiwan non è solo una questione geopolitica, ma anche e soprattutto una questione di legittimità storica e politica.

Per Xi Jinping la riunificazione è parte del “ringiovanimento nazionale” e fallire significherebbe lasciare un’eredità incompiuta.

Agire ora, dunque, potrebbe sembrare un modo per scrivere la storia, non subirla.

4. Il vantaggio militare percepito

Negli ultimi anni la Cina ha investito massicciamente in:

  • marina
  • missili
  • capacità anti-accesso.

Alcuni strateghi cinesi temono che questa finestra di vantaggio non durerà per sempre, soprattutto se Taiwan continuerà a militarizzarsi.

Perché invece questo potrebbe essere il momento peggiore

Ma non ci sono soltanto gli aspetti a favore di Pechino da tenere in considerazione. In molti pensano infatti che il momento sia proprio quello sbagliato.

1. Un’invasione sarebbe un salto nel buio

Uno sbarco anfibio su Taiwan sarebbe:

  • logistico-militarmente complessissimo
  • estremamente visibile
  • impossibile da “aggiustare” in caso di fallimento.

Una sconfitta sarebbe dunque pesantissima per la Cina.

2. Il costo economico sarebbe devastante

A differenza della Russia, la Cina è profondamente integrata nell’economia globale.

Una guerra significherebbe:

  • sanzioni su larga scala
  • fuga di capitali
  • collasso di intere filiere tecnologiche.

Da non sottovalutare, poi, il fatto che Taiwan è il cuore della produzione mondiale di semiconduttori avanzati e che il danno colpirebbe il mondo, ma soprattutto la Cina stessa.

3. L’effetto boomerang in Asia

Un attacco a Taiwan potrebbe creare un effetto boomerang in Asia, coinvolgendo il Giappone, spostando l’Australia verso gli Stati Uniti e costringendo i Paesi del Sud-Est asiatico a prendere una posizione di campo, con il rischio di un intero continente – o quasi – ostile alla Cina.

4. La Cina ha alternative meno rischiose

Molti a Pechino credono che non serva la guerra.

Le opzioni esistono:

  • pressione militare continua
  • blocchi selettivi
  • cyber e guerra dell’informazione
  • logoramento economico e psicologico.

La strategia della “zona grigia” consente di avanzare senza scatenare una guerra totale.

Il vero rischio: percezioni diverse dello stesso tempo

Dunque, uno dei nodi è la percezione della possibilità di una guerra. Mentre in Occidente si discute sulla razionalità del conflitto, a Pechino si sta pensando a quando diventerà inevitabile.

Ma in uno scenario così delicato, un errore di calcolo, una crisi politica, un incidente militare potrebbero trasformare una pressione controllata in un conflitto aperto.

In conclusione, non è certo che questo sia il momento giusto per la Cina di attaccare Taiwan, ma è possibile che Pechino tema che il momento migliore stia passando.

Ed è proprio questa paura, più che una decisione già presa, a rendere Taiwan il punto più pericoloso del mondo oggi.