Scade oggi alle 20 (ora della costa orientale degli Stati Uniti) l’ultimatum lanciato dal presidente americano Donald Trump all’Iran, in uno dei momenti più critici della crisi in Medio Oriente. Washington chiede la riapertura dello Stretto di Hormuz, ma da Teheran arriva un netto rifiuto, mentre cresce il rischio di un attacco militare imminente.
Secondo fonti diplomatiche e quanto riportato dal Wall Street Journal, i negoziatori sono sempre più pessimisti sulla possibilità di un accordo entro la scadenza. Funzionari americani non escludono che un ordine di attacco possa arrivare subito dopo la deadline.
Ultimatum di Trump: “Senza accordo distruggeremo infrastrutture iraniane”
Il presidente Usa ha alzato ulteriormente i toni nelle ultime ore, minacciando conseguenze devastanti in caso di mancato accordo:
“Non avranno ponti. Non avranno centrali elettriche. Non avranno nulla”.
Trump ha ribadito che l’obiettivo principale resta impedire all’Iran di dotarsi di armi nucleari, definendo “un crimine di guerra” permettere a Teheran di svilupparle.
Allo stesso tempo, ha lasciato uno spiraglio diplomatico:
“La guerra potrebbe finire rapidamente se fanno alcune cose”.
Nel frattempo, il vicepresidente JD Vance, insieme agli inviati americani, continua i contatti indiretti con gli intermediari.
Iran risponde: no alla tregua temporanea, proposta una pace permanente
La risposta iraniana è arrivata tramite la mediazione del Pakistan: Teheran ha respinto la proposta americana di cessate il fuoco temporaneo, chiedendo invece una fine definitiva del conflitto.
Il 6 aprile 2026 l’Iran ha presentato una controproposta in 10 punti, giudicata “massimalista” da fonti statunitensi.
I punti chiave del piano iraniano:
- La fine permanente della guerra con il rifiuto di un cessate il fuoco temporaneo a favore di un termine definitivo di tutti i conflitti regionali.
- La revoca immediata delle sanzioni con l’eliminazione totale di tutte le restrizioni economiche e commerciali imposte dagli Stati Uniti.
- Riparazioni per danni di guerra: la richiesta di indennizzi finanziari per le distruzioni subite durante il conflitto.
- Un nuovo protocollo per lo Stretto di Hormuz, con la definizione di nuove regole di transito e il riconoscimento dell’autorità iraniana sulla gestione della rotta.
- Garanzie di sicurezza per Hezbollah con l’impegno formale di Israele affinché cessi di colpire il gruppo militante libanese in futuro.
- Sostegno alla ricostruzione: garanzie di supporto internazionale per il ripristino delle infrastrutture colpite.
- Stop agli assassini mirati con l’interruzione immediata di attacchi e operazioni contro figure chiave iraniane.
- Riconoscimento della sovranità regionale, accompagnata dalla fine delle interferenze esterne negli affari dei paesi alleati dell’Iran (come Iraq e Siria).
- Garanzie contro futuri conflitti, con assicurazioni vincolanti che impediscano la ripresa delle ostilità una volta raggiunto l’accordo.
- Quadro per la sicurezza regionale con una proposta di governance collettiva del Medio Oriente che includa formalmente l’Iran e i suoi partner.
Una proposta che cambia completamente l’asse negoziale, passando da una tregua temporanea a una ridefinizione degli equilibri geopolitici dell’intera regione.
Stretto di Hormuz al centro della crisi globale
Il nodo principale resta lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il traffico mondiale di petrolio.
Gli Stati Uniti pretendono la sua riapertura immediata, mentre l’Iran punta a ridefinirne il controllo e le regole di transito.
La mancata soluzione su questo punto potrebbe rappresentare il casus belli per un intervento militare diretto.
Israele e Pentagono: cresce la tensione militare
Nel frattempo, il conflitto si intensifica anche sul piano operativo:
L’esercito israeliano ha invitato i cittadini iraniani a non utilizzare i treni per ragioni di sicurezza.
Il Pentagono sta ampliando la lista degli obiettivi sensibili, includendo infrastrutture energetiche dual-use (civili e militari)
Secondo fonti americane, questa strategia potrebbe consentire agli Usa di colpire obiettivi chiave evitando accuse dirette di violazione del diritto internazionale.
Possibile proroga dell’ultimatum: ipotesi ancora incerta
Un alto funzionario americano ha dichiarato che Trump potrebbe valutare una proroga dell’ultimatum in caso di segnali concreti di apertura da parte iraniana.
Tuttavia, altre fonti restano scettiche: la finestra diplomatica sembra ormai ridotta al minimo.
Tensioni con la NATO e scenari globali
Sul fronte internazionale, Trump ha riacceso anche le tensioni con la NATO, accusando gli alleati di scarso supporto e tornando a definire l’Alleanza atlantica “una tigre di carta”.
Ha inoltre ribadito che il presidente russo Vladimir Putin “non ha paura della NATO, ma degli Stati Uniti”.
Dichiarazioni che aumentano la pressione geopolitica in un contesto già estremamente instabile.
Countdown finale: il mondo attende
Con l’avvicinarsi della scadenza, il mondo entra in una fase di massima allerta. I bombardamenti continuano e il rischio di un’escalation su larga scala appare sempre più concreto.
Il destino della crisi dipenderà dalle prossime ore: accordo last-minute o intervento militare.
Il conto alla rovescia è iniziato.
