La decisione americana su un possibile intervento militare in Iran resta sospesa, mentre da Teheran arrivano segnali contraddittori. Il presidente Donald Trump ha dichiarato di essere stato informato che “le uccisioni in Iran si sono fermate e non ci sono esecuzioni in programma“, precisando però che gli Stati Uniti “osserveranno la situazione e verificheranno“.
“Sarei molto deluso se queste informazioni non si rivelassero vere“, ha aggiunto il presidente parlando dallo Studio Ovale, lasciando aperta ogni opzione.
Nel frattempo, l’Iran ha emesso un nota che consente la ripresa dei voli internazionali da e per il Paese con permesso, dopo la chiusura quasi totale dello spazio aereo annunciata nelle ore di massima tensione.
Un segnale che potrebbe indicare un tentativo di de-escalation, ma che non scioglie i timori di un’azione militare statunitense ritenuta ancora possibile “fra oggi e domani” da fonti europee citate dalla Reuters.
Ipotesi cyber-attacco o operazioni mirate
Le indiscrezioni su un attacco Usa restano numerose.
Secondo funzionari europei e israeliani, Trump avrebbe preso la decisione di intervenire, anche se portata e tempi non sarebbero stati ancora definiti. Il New York Times parla di “diversi giorni” e considera più probabili un cyber-attacco o operazioni mirate contro l’apparato di sicurezza interno iraniano piuttosto che un’offensiva su larga scala. Tra le opzioni discusse figurano attacchi chirurgici contro strutture dei pasdaran ritenute responsabili della repressione delle proteste, operazioni cibernetiche e iniziative di guerra psicologica.
A rafforzare il clima di allerta contribuisce il ritiro “a titolo precauzionale“ di parte del personale statunitense e britannico dalla base aerea di Al Udeid in Qatar, la più grande installazione Usa nella regione, già colpita da missili iraniani lo scorso giugno. Doha ha confermato la misura, spiegando che rientra nelle azioni per garantire la sicurezza di cittadini, residenti e infrastrutture critiche. Anche Londra ha annunciato la chiusura temporanea dell’ambasciata a Teheran, che ora opera da remoto.
La Farnesina invita gli italiani a lasciare il Paese
Sul fronte diplomatico, l’Italia ha invitato i propri connazionali a lasciare il Paese. La Farnesina ha disposto l’evacuazione del personale non essenziale dall’ambasciata a Teheran e ha ribadito l’indicazione ai circa 500 italiani presenti in Iran di andarsene “se possibile“.

Analoga raccomandazione è arrivata da Spagna, India e altri Paesi, mentre la Germania ha suggerito alle compagnie aeree di evitare lo spazio iraniano per il rischio di colpi di contraerea. Il gruppo Lufthansa, che include anche ITA Airways, ha annunciato che eviterà gli spazi aerei di Iran e Iraq fino a nuovo avviso.
Governo Iran: “Abbiamo controllo totale del Paese”
Da Teheran, le autorità continuano a rivendicare il controllo della situazione. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato a Fox News che “dopo tre giorni di operazioni terroristiche ora c’è calma” e che il governo ha “il controllo totale” del Paese.
Dichiarazioni che contrastano con le numerose testimonianze sulla repressione in corso: irruzioni dei pasdaran nelle case delle famiglie delle vittime, sepolture forzate e rapide, intimidazioni e saccheggi. I bilanci delle vittime restano incerti e discordanti: fonti parlano di migliaia di morti, con stime che vanno da alcune migliaia fino a oltre diecimila, senza conferme ufficiali o indipendenti.

L’Iran, intanto, alza i toni sul piano militare. I comandanti delle Guardie della Rivoluzione affermano di essere “al massimo della prontezza operativa” e minacciano ritorsioni contro le basi statunitensi e di altri Paesi nella regione in caso di attacco. “La risposta sarà dolorosa per i nemici“, ha avvertito il generale Mohammad Pakpour, accusando Stati Uniti e Israele di essere dietro le proteste.
Resta l’incognita su un attacco americano in Iran
Trump, pur minimizzando il rischio di rappresaglie, ha ricordato che Teheran “ha detto la stessa cosa l’ultima volta” ed è tornato a incitare i manifestanti iraniani a continuare, promettendo che “gli aiuti sono in arrivo”. Allo stesso tempo, ha lasciato intendere che le notizie su una sospensione delle esecuzioni potrebbero aprire uno spiraglio per rinviare la decisione militare.
La situazione resta dunque estremamente fluida. Mentre alcuni Paesi arabi alleati degli Usa – tra cui Arabia Saudita, Qatar e Oman – lavorano dietro le quinte per evitare un’escalation, Washington mantiene sul tavolo l’opzione di un’azione “rapida e decisiva”, ma senza un coinvolgimento prolungato. Tra segnali di distensione e preparativi militari, l’incognita su un attacco americano rimane aperta nelle prossime ore.