A KUSHNER

Netanyahu gela gli Usa: “Via da Gaza solo dopo il disarmo di Hamas”

Il presidente israeliano impegnato nelle primarie interne al suo partito, ma anche la formazione palestinese verso il passaggio da gruppo armato a movimento politico, in vista delle elezioni di novembre nella Striscia

Netanyahu gela gli Usa: “Via da Gaza solo dopo il disarmo di Hamas”

Il governo di Tel Aviv rigetta il documento in 15 punti per il futuro della Striscia elaborato dal Board of Peace e ribadisce la linea della fermezza. Nella giornata di domenica 18 agosto 2024, durante l’apertura della riunione del gabinetto di sicurezza, il premier israeliano Benjamin Netanyahu aveva dichiarato pubblicamente che l’esercito non effettuerà alcun posizionamento arretrato senza la previa consegna delle armi da parte della fazione palestinese. Le parole del capo di governo delineano un netto rifiuto verso concessioni territoriali o statali, escludendo la nascita di un’entità autonoma sia nell’exclave sia in Giudea e Samaria.

I colloqui riservati tra il premier israeliano e Jared Kushner

Nonostante la rigidità esibita di fronte ai ministri, la diplomazia d’oltreoceano registra dinamiche differenti. Secondo indiscrezioni diffuse dal giornalista Barak Ravid su Axios e confermate da un funzionario statunitense, il leader della destra israeliana avrebbe mostrato maggiore apertura durante una telefonata con Jared Kushner, inviato speciale del presidente Donald Trump. Nel corso della conversazione, il vertice dell’esecutivo avrebbe accettato di concedere una possibilità al piano americano, accordando un rallentamento delle operazioni offensive per valutare l’inizio della smilitarizzazione di Gaza.

Le manovre delle IDF e il riposizionamento sulla Linea Gialla

Sul piano operativo, le Forze di Difesa Israeliane hanno avviato un graduale arretramento verso la Linea Gialla, sospendendo temporaneamente i raid ad alta intensità per testare la tenuta dell’accordo. Tuttavia, la pressione dei mediatori internazionali si concentra ora sulla dirigenza di Hamas, chiamata a compiere il passo decisivo per disarmare le proprie brigate. Il rappresentante dell’ufficio politico del movimento, Bassem Naim, ha invitato i garanti americani a esercitare la massima influenza sul gabinetto di Tel Aviv affinché non ostacoli la tabella di marcia per calcoli elettorali, mentre l’Alto rappresentante del Board of Peace, Nickolay Mladenov, ha definito la roadmap l’unica strada percorribile per la stabilità.

Il bilancio delle vittime e il proseguimento delle operazioni militari

Parallelamente ai negoziati politici, la popolazione civile dell’exclave continua a registrare un numero elevato di perdite. Un report pubblicato dall’Unicef evidenzia come dall’inizio dell’intesa di sospensione dei combattimenti stilata a ottobre sia deceduto in media un minore al giorno, portando il totale dei decessi infantili a oltre trecento vittime. Sul terreno le tensioni restano alte: l’artiglieria e i carri armati delle IDF hanno effettuato nuovi bombardamenti mirati nell’area di al-Shakush a nord di Rafah e nel campo profughi di Bureij, a conferma di un contesto di sicurezza ancora precario.