Nessuna tregua nella guerra tra Russia e Ucraina. Quella annunciata come una pausa umanitaria nei giorni di gelo più intenso si è rivelata, di fatto, inesistente. Nella notte di oggi, domenica 1° febbraio 2026, nuovi attacchi russi hanno colpito diverse regioni ucraine, causando vittime civili, danni alle abitazioni e ulteriori disagi a una popolazione già provata dal freddo e da infrastrutture energetiche fragili.
Maxi attacco: 85 droni e almeno quattro morti
Due persone, un uomo e una donna, sono morte a Dnipro, nella regione centrale di Dnipropetrovsk, a seguito di un attacco con droni. A renderlo noto è stato Oleksandr Ganzha, capo dell’amministrazione militare regionale, spiegando che un velivolo senza pilota ha provocato un incendio, distrutto una casa e danneggiato altre due abitazioni e un’auto. Nella regione orientale del Donetsk, Kiev ha denunciato almeno altri due morti e tre feriti nei raid notturni nelle località di Raygorodka e Alekseevo-Druzhkovka.

Secondo le autorità ucraine, nella notte la Russia ha lanciato 85 droni, tra Shahed, Herbera e Italmas. Le forze di difesa hanno dichiarato di averne abbattuti o neutralizzati 64, ma almeno 20 velivoli hanno colpito 13 località nel nord, sud ed est del Paese. Il ministero della Difesa russo ha ammesso che gli attacchi sono proseguiti, precisando che nel mirino ci sono infrastrutture dei trasporti e magazzini di munizioni.
Questi raid smentiscono nei fatti l’annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che il 29 gennaio aveva parlato di una sospensione di una settimana degli attacchi russi contro le città ucraine, concordata con Vladimir Putin per motivi umanitari legati al gelo. Il Cremlino ha poi ridimensionato l’intesa: il portavoce Dmitry Peskov ha chiarito che la richiesta americana riguardava solo Kiev e sarebbe durata fino al 1° febbraio. Mosca ha inoltre confermato che non c’è stata alcuna interruzione sostanziale delle operazioni militari.
This morning, a technical incident occurred on the energy grid: two lines between Romania and Moldova, as well as lines on Ukrainian territory, stopped operating. The causes are being thoroughly investigated. As of now, there is no confirmation of external interference or a… pic.twitter.com/Fk2z2jEprO
— Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) January 31, 2026
Nel frattempo, l’Ucraina ha affrontato anche un vasto blackout nel pieno dell’ondata di freddo più dura dell’inverno, con temperature scese fino a meno 12 gradi a Kiev. Un grave guasto tecnico al sistema elettrico nazionale, causato dalla disconnessione simultanea di due linee ad alta tensione, ha provocato un effetto a cascata sulla rete, con ripercussioni anche in Moldavia. A Kiev l’intera rete della metropolitana è stata temporaneamente fermata, comprese le scale mobili, mentre riscaldamenti, pompe d’acqua e servizi essenziali sono rimasti senza energia per ore. Le autorità hanno avvertito che, nonostante il ripristino progressivo, la situazione resta fragile.
Attesa per nuovi incontri, Zelenksy vuole il faccia a faccia
Sul fronte diplomatico, Kiev si prepara comunque a nuovi incontri “la prossima settimana” nell’ambito dei negoziati con Mosca. Il presidente Volodymyr Zelensky ha dichiarato che l’Ucraina è pronta a lavorare “in tutti i formati”, ma ha espresso scetticismo sull’efficacia dei colloqui senza un contatto diretto tra leader, soprattutto sulle questioni territoriali. Zelensky ha ribadito che senza un incontro con Vladimir Putin sarà difficile raggiungere un accordo, in particolare sul Donbass, e ha accusato Mosca di bloccare il processo di scambio dei prigionieri.

Resta incerta anche la sede dei prossimi colloqui. Quelli previsti ad Abu Dhabi non risultano ufficialmente annullati, secondo fonti citate dall’agenzia Tass, ma lo stesso Zelensky ha ammesso che data e luogo potrebbero cambiare a causa delle tensioni tra Stati Uniti e Iran. In precedenza, nella capitale degli Emirati Arabi Uniti, si erano già svolte due giornate di consultazioni con la partecipazione di delegazioni di Russia, Stati Uniti e Ucraina.

Parallelamente, negli Stati Uniti si sono tenuti incontri tra l’inviato speciale di Donald Trump, Steve Witkoff, e l’omologo russo Kirill Dmitriev. Entrambi hanno definito i colloqui “produttivi e costruttivi”, parlando di passi avanti per una possibile risoluzione pacifica del conflitto. Witkoff ha detto di essere incoraggiato dal confronto e ha ringraziato Trump per la sua leadership, mentre Dmitriev ha sottolineato anche una discussione “produttiva” sul gruppo di lavoro economico Usa-Russia. La diplomazia resta dunque in movimento, ma sul campo non si registrano segnali concreti di una reale de-escalation.