Lee Zeldin, attuale amministratore dell’Environmental Protection Agency (EPA), è una figura di spicco nell’amministrazione del presidente Donald Trump e un attore chiave nella politica statunitense sul clima. Repubblicano di lungo corso, ha guadagnato attenzione nazionale per il suo allineamento con la linea negazionista sul cambiamento climatico e per il suo sostegno alla deregolamentazione ambientale, centrale nell’agenda economica di Trump.

L’ultima notizia sul tema, che lo riguarda, è la sua intenzione di partecipare ad una conferenza Heartland Institute, un think tank noto per sostenere posizioni scettiche sul cambiamento climatico, promuovendo l’idea che le emissioni di gas serra possano avere effetti positivi per l’uomo e l’ambiente.
Lee Zeldin, amministratore dell’EPA, alla conferenza dei negazionisti climatici
L’EPA, fondata nel 1970, è l’agenzia federale statunitense responsabile della protezione dell’ambiente e della salute pubblica tramite il controllo delle emissioni, la regolamentazione dell’inquinamento e la salvaguardia delle risorse naturali. In pratica, l’EPA decide quanto le industrie, le auto e altri settori possano emettere inquinanti nell’aria, nell’acqua e nel suolo, ed è quindi determinante per la politica climatica e ambientale americana.
Zeldin è il primo capo dell’EPA a partecipare a una conferenza del Heartland Institute, noto per sostenere posizioni scettiche sul cambiamento climatico, promuovendo l’idea che le emissioni di gas serra possano avere effetti positivi per l’uomo e l’ambiente. La sua partecipazione rappresenta un cambio radicale rispetto al passato, quando sia le amministrazioni repubblicane sia quelle democratiche evitavano di legittimare queste posizioni.
Il discorso al Heartland Institute: negazionismo climatico ufficiale
Durante la conferenza, Zeldin ha celebrato la decisione dell’EPA di annullare l’“endangerment finding” del 2009, ossia la determinazione che i gas serra costituiscono una minaccia per la salute pubblica contribuendo al cambiamento climatico. Questa determinazione era alla base di tutte le normative federali finalizzate a ridurre le emissioni. La sua rimozione, secondo Zeldin, ribalta decenni di politica ambientale e rappresenta un riconoscimento delle posizioni degli scettici climatici.
Nel suo discorso, Zeldin ha affermato che la decisione era basata su una valutazione eccessivamente pessimistica dei dati sul cambiamento climatico, presentata dalle élite politiche e scientifiche, e ha esortato i partecipanti a considerarla una “vittoria morale”.
Il messaggio era chiaro: secondo Zeldin e il Heartland Institute, aumentare le emissioni industriali potrebbe avere benefici per la crescita delle piante e, in generale, per la società, una tesi che contrasta nettamente con il consenso scientifico internazionale.
Implicazioni per gli Stati Uniti e per il mondo
La partecipazione di Zeldin a questa conferenza non è solo simbolica: come amministratore dell’EPA, ha il potere di modificare le normative ambientali, influenzando il modo in cui gli Stati Uniti affrontano l’inquinamento e il cambiamento climatico. La rimozione dell’endangerment finding mette a rischio decine di regolamenti e limita la capacità dell’EPA di imporre limiti alle emissioni.

Critici e scienziati avvertono che questa linea potrebbe avere effetti globali, considerando il ruolo degli Stati Uniti come uno dei maggiori emettitori di gas serra. Gli esperti del clima hanno sottolineato che continuare a minimizzare i rischi del cambiamento climatico rischia di aggravare disastri naturali, ondate di calore, incendi e alluvioni, con gravi conseguenze economiche e sociali.
Il discorso di Zeldin rappresenta una deriva chiara della politica statunitense sul clima, allineata con le posizioni di negazionisti climatici e think tank conservatori. Negli ultimi anni, la politica climatica americana è diventata sempre più legata a logiche politiche interne e alla deregolamentazione economica, a scapito della scienza ambientale.
L’approccio di Zeldin e dell’EPA sotto la sua guida riflette un allontanamento dal consenso scientifico consolidato e segna una finestra di opportunità per le industrie inquinanti, ma anche un aumento dei rischi ambientali a livello nazionale e globale.
Un mood allineato al presidente Trump che ha espresso più volte scetticismo sul cambiamento climatico, spesso utilizzando battute, ironia e dichiarazioni provocatorie per derubricare il consenso scientifico sul riscaldamento globale.