Voto decisivo

Mozione dei democratici americani per fermare gli attacchi in Iran e limitare i poteri di Trump ma il Senato dice no

Il voto a Washington rafforza la linea della Casa Bianca e allontana, almeno per ora, la pace

Mozione dei democratici americani per fermare gli attacchi in Iran e limitare i poteri di Trump ma il Senato dice no

Una maggioranza risicata che pesa più dei numeri. A Washington, il tentativo dei democratici di ridimensionare l’iniziativa militare della Casa Bianca contro l’Iran si è infranto contro il muro del Senato, lasciando al presidente un margine d’azione molto ampio nel pieno di una nuova escalation in Medio Oriente.

Iran, il Senato boccia la mozione per fermare Trump

Mercoledì 4 marzo 2026, l’aula del Senato degli Stati Uniti ha respinto la risoluzione che puntava a imporre un freno ai poteri di guerra del presidente Donald Trump. Il tabellone elettronico ha segnato 47 voti favorevoli e 53 contrari, un margine sufficiente a bloccare l’iniziativa.

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Donald Trump

La proposta mirava a obbligare la Casa Bianca a ottenere un via libera esplicito del Congresso per proseguire le ostilità contro la Repubblica Islamica. Senza quell’autorizzazione formale, le forze armate avrebbero dovuto interrompere le operazioni.

Il fronte repubblicano si è mosso in modo compatto contro la misura, garantendo alla presidenza una sponda politica decisiva in un momento delicato.

La proposta avanzata dai democratici

Il voto ha seguito in larga parte le linee di partito, ma non sono mancate eccezioni significative tra i democratici come il senatore John Fetterman ha scelto di schierarsi contro la risoluzione, posizione che ha inciso sugli equilibri complessivi.

Sul versante opposto, l’unico repubblicano ad appoggiare il testo è stato Rand Paul, da tempo critico verso l’espansione dei poteri presidenziali in materia militare. Il suo sì non è però bastato a compensare la defezione nel campo democratico.

Il risultato ha di fatto rafforzato la strategia della Casa Bianca, rendendo più difficile un’inversione di rotta a breve termine.

Non era il primo tentativo

Il testo era stato promosso dal senatore Tim Kaine, con il sostegno di colleghi come Adam Schiff e Chuck Schumer. L’obiettivo era chiaro: riaffermare il ruolo del Congresso nelle decisioni che portano gli Stati Uniti in guerra.

Tim Kaine

Non si trattava del primo tentativo. Una misura analoga era già stata respinta nei mesi scorsi, dopo i bombardamenti su siti ritenuti strategici durante la precedente fase di tensione con Teheran. Anche allora il Congresso non era riuscito a imporre un limite effettivo all’azione presidenziale.

I democratici accusano l’amministrazione Trump di aver avviato la campagna militare senza un mandato preventivo del Parlamento, denunciando una progressiva erosione del controllo legislativo sulle scelte di politica estera e di difesa.

Scenario in salita per l’opposizione

Il voto del Senato rischia di avere un effetto domino anche alla Camera dei Rappresentanti, dove un’iniziativa simile potrebbe incontrare ostacoli altrettanto solidi. Con la maggioranza repubblicana allineata alla Casa Bianca, le probabilità di ribaltare l’impostazione attuale appaiono ridotte.

Sul piano politico, la bocciatura equivale a un sostegno implicito alla guerra in corso e consolida la posizione del presidente nel confronto con l’Iran.