Monta la rabbia contro Hamas dopo l'esecuzione di un 22enne, manifestazioni di protesta: "Vogliamo vivere"
Cresce il malcontento in numerosi cortei. Dissenso verso le milizie che ora sono considerate un problema e non più la soluzione

L'esecuzione di un giovane ha fatto esplodere una rabbia che era ormai diventato impossibile tenere sotto controllo.
Nella striscia di Gaza monta la protesta contro le milizie di Hamas dopo la barbara e macabra uccisione di Odai Al Rubai, un giovane di soli 22 anni.

Monta la rabbia a Gaza, la protesta contro Hamas
E al funerale del 22enne , si è assistito a una dimostrazione quasi "muscolare" a testimonianza della tensione altissima che si respira nella zona della striscia.
I parenti del giovane sono arrivati armati, sparando in aria decisamente come gesto di sfida.
Tanto più che secondo le testimonianze raccolte, Odai era stato prelevato dalla propria abitazione e torturato brutalmente per aver espresso dissenso in un bar nei pressi di Gaza City.
Addirittura, il suo corpo, martoriato, sarebbe stato gettato dal tetto di un edificio e lasciato davanti all’ingresso di casa.
Situazione incandescente, settimane di proteste
Un dissenso quello che sarebbe stato percepito dalle milizie o da qualche delatore nel bar che in realtà riflette la situazione incandescente con proteste contro Hamas che vanno avanti ormai da settimane accompagnate da cori e slogan eloquenti:
"Vogliamo vivere".
Di fatto, i manifestanti chiedono ad Hamas di lasciare il potere nella Striscia, che il gruppo detiene da quasi 20 anni.
Ancor più nello specifico l'appello è a porre fine ai continui attacchi e bombardamenti israeliani dove sono morte oltre 60mila persone palestinesi.
Scenario inusuale, il dissenso verso Hamas
Certo, una considerazione viene subito naturale.
Non solo agli occhi degli osservatori politici internazionali più attenti appare molto inusuale che nella Striscia di Gaza ci siano manifestazioni pubbliche di dissenso verso Hamas.
Una situazione ancora più rara dall’inizio dell’invasione israeliana: ma resta il fatto che alle proteste di questi giorni hanno partecipato centinaia di persone, e sono state di gran lunga le più estese degli ultimi mesi.
Ma non solo. Per quanto animate da diverse componenti, dalle proteste è emersa una linea comune: perché vero i manifestanti continuano a ritenere Israele il principale responsabile della guerra e delle condizioni disastrose della Striscia, ma inizia ormai a serpeggiare altrettanto condivisa la considerazione che molti ritengono Hamas parte del problema e non più una possibile soluzione.
Un potere ventennale che inizia a essere logoro?
Guardando alle pagine di storia, il rilievo è che Hamas governa la Striscia di Gaza dal 2006, quando vinse largamente le elezioni.
Da quel momento non sono però mai più state organizzate. Una cosa che ha fatto e fa ancor di più storcere il naso a molti.
Certo, ancora oggi Hamas mantiene un ampio sostegno fra la popolazione, anche se qualche riflessione non non può non essere presa in considerazione.
Le manifestazioni di questi giorni non possono essere considerate indicative di un dissenso diffuso, ma dimostrano comunque che il malcontento esiste e, anche attraverso episodi di violenza drammatici, ha trovato la forza di emergere.
E intanto già si interrogano per quanto succederà anche nel nostro Paese specie nell'ottica delle varie manifestazioni che si svolgeranno il 25 aprile.
Saranno gli stessi che fino a ieri inneggiavano ad Hamas con il mitra n meno.