Le immagini di un bambino di cinque anni con uno zainetto sulle spalle, affiancato da agenti armati e con il volto coperto, hanno scosso l’opinione pubblica statunitense e acceso un nuovo fronte di polemiche contro l’ICE (Immigration and Customs Enforcement). Il caso è quello di Liam Conejo Ramos, fermato martedì pomeriggio – 20 gennaio 2026 – nel vialetto di casa, alla periferia di Minneapolis, mentre rientrava dalla scuola materna insieme al padre.
Nelle ore successive alla diffusione delle fotografie – pubblicate inizialmente dal Washington Post e poi diventate virali sui social – il Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) ha diffuso una nota per chiarire che il bambino non sarebbe stato arrestato, ma preso in custodia a fini protettivi dopo che il padre sarebbe fuggito “abbandonandolo”.
La prima versione: fermato con il padre al ritorno da scuola
Secondo quanto ricostruito dai media americani e confermato dalle autorità scolastiche di Columbia Heights, Liam Ramos e suo padre, identificato dal DHS come Adrian Alexander Conejo Arias, sono stati avvicinati dagli agenti dell’Ice nel vialetto di casa mentre tornavano dalla scuola materna. In base a questa prima versione, entrambi sarebbero stati trasferiti in un centro di detenzione in Texas.
Le scuole del distretto e alcuni testimoni sostengono che, dopo l’arresto del padre, agli agenti sarebbe stato chiesto al bambino di bussare alla porta di casa per verificare la presenza di altri adulti, circostanza che ha portato funzionari scolastici a parlare di un utilizzo del minore come “esca”. Il fratello maggiore di Liam, studente delle scuole medie, sarebbe rientrato a casa circa venti minuti dopo, scoprendo che il padre e il bambino erano già stati portati via.
Una versione questa, cavalcata anche dalla ex Vicepresidente degli Stati Uniti d’America Kamala Harris che su X ha pubblicato un post sulla vicenda:

“Liam Ramos è solo un bambino. Dovrebbe stare a casa con la sua famiglia, non essere usato come esca dall’ICE e trattenuto in un centro di detenzione in Texas. Sono indignato e dovresti esserlo anche tu”.
La versione del DHS: “Il padre è fuggito, il bambino non era l’obiettivo”
La ricostruzione del Dipartimento per la Sicurezza Interna è diversa. In una nota pubblicata sui social, il DHS ha affermato che l’Ice non ha preso di mira un minore e che l’operazione era finalizzata all’arresto del padre, descritto come “immigrato clandestino proveniente dall’Ecuador”.

Secondo la versione ufficiale, quando gli agenti si sono avvicinati al veicolo, Conejo Arias sarebbe fuggito a piedi, lasciando il figlio sul posto. Per questo motivo, “per garantire la sicurezza del bambino”, uno degli agenti sarebbe rimasto con Liam mentre gli altri procedevano all’arresto del padre.
Il DHS ha inoltre sostenuto che l’Ice avrebbe tentato di affidare il bambino ad altri adulti presenti in casa, senza successo, e che il padre avrebbe espresso la volontà che il figlio rimanesse con lui.
Le immagini e l’indignazione
A suscitare maggiore indignazione sono state le fotografie diffuse dalla comunità locale e dal distretto scolastico. In una si vede Liam con un berretto invernale e lo zainetto, mentre un agente tiene la mano sulla sua spalla; in un’altra il bambino appare davanti alla porta di casa, con un agente mascherato alle sue spalle.
Zena Stenvik, sovrintendente delle scuole pubbliche di Columbia Heights, ha commentato duramente:
“Perché trattenere un bambino di cinque anni? Non potete dirmi che questo bambino può essere classificato come un criminale violento”.

Secondo Stenvik, quattro studenti del distretto sono stati fermati dall’Ice nel giro di poche settimane, tra cui una bambina di dieci anni e due ragazzi di 17 anni, uno dei quali sarebbe stato arrestato da agenti armati e mascherati senza la presenza dei genitori.
L’avvocato della famiglia, Marc Prokosch, ha confermato che Liam e suo padre si trovano in un centro di detenzione a San Antonio, Texas, sotto la custodia della Homeland Security. Prokosch ha dichiarato che i due non sono cittadini statunitensi, ma che avrebbero seguito correttamente l’intero iter legale, dall’ingresso in un punto di frontiera ufficiale alla richiesta di asilo presentata nel 2024, senza essere soggetti ad alcun ordine di espulsione.
“Questa famiglia non stava eludendo l’Ice in alcun modo”, ha affermato l’avvocato.
Alta tensione a Minneapolis
Il caso di Liam Ramos si inserisce in un clima già esplosivo a Minneapolis, dove l’operazione Metro Surge, lanciata dall’Ice per individuare ed espellere immigrati irregolari, ha scatenato proteste diffuse. Il DHS descrive l’operazione come mirata ai “worst of the worst aliens”, ma diverse analisi indicano che molti arrestati non avrebbero precedenti penali.

Le tensioni sono aumentate a dismisura dopo la morte di Renee Nicole Good, 37 anni, uccisa da un’agente federale durante un’operazione dell’Ice nel quartiere di Powderhorn. L’amministrazione Trump sostiene che l’agente abbia agito per legittima difesa.
Il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, ha parlato di “caos” e chiesto il ritiro delle forze federali, mentre l’amministrazione Trump ha avviato indagini contro autorità locali accusate di ostacolare le operazioni dell’Ice.
Un caso simbolo
Per le autorità scolastiche e parte dell’opinione pubblica, le immagini di Liam Ramos sono diventate il simbolo di una politica migratoria percepita come sempre più aggressiva e indiscriminata. Per il DHS e l’Ice, invece, il caso dimostrerebbe la necessità di intervenire anche in situazioni complesse per garantire la sicurezza dei minori durante le operazioni.
Nel mezzo, resta un bambino di cinque anni, trasferito a migliaia di chilometri da casa, al centro di uno scontro politico, giuridico e morale che continua ad alimentare proteste e divisioni negli Stati Uniti.