Non si annoia proprio mai. Dopo la Groenlandia, l’Iran, le bacchettate (in ordine sparso) a Putin, Zelensky, Meloni e via dicendo, ora Donald Trump “punta” anche a… Cuba.
Nel corso di una cena privata in Florida, l’imprevedibile numero uno della Casa Bianca ha infatti evocato uno scenario di forte pressione su Cuba, arrivando a sostenere — con toni a metà tra provocazione e spettacolo — che gli Stati Uniti potrebbero “assumerne il controllo” in tempi molto rapidi.
L’intervento è avvenuto al Raymond F. Kravis Center for the Performing Arts durante un evento riservato, ma le indiscrezioni sulla “sparata” di Trump stanno ormai facendo in queste ore il giro del mondo.

Le mire su Cuba, il discorso di Trump
Nel suo discorso, Trump ha addirittura ipotizzato anche l’impiego della portaerei USS Abraham Lincoln nei Caraibi, descrivendo una scena in cui la semplice presenza militare basterebbe a ottenere una resa.
I collaboratori del presidente hanno poi ridimensionato le dichiarazioni, parlando di un intervento dal tono ironico, ma il contesto in cui sono state pronunciate le rende comunque rilevanti.
Le nuove sanzioni contro Cuba
Tanto più che proprio nella stessa giornata di ieri, infatti, è stato firmato un nuovo pacchetto di sanzioni contro Cuba.
Le misure colpiscono diversi settori chiave — energia, miniere, difesa e finanza — e prevedono anche restrizioni per istituti bancari stranieri che intrattengono rapporti con il Governo cubano, oltre a limitazioni in ambito migratorio.
Si tratta di fatto, come confermato dall’entourage di Trump, di un rafforzamento della linea già adottata nei mesi precedenti.
La risposta agli attacchi (verbali) e alle sanzioni
La risposta dell’Avana è stata immediata: il presidente Miguel Díaz-Canel ha definito il blocco “genocida”, mentre il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez Parrilla ha parlato di una misura che penalizza l’intera popolazione.

“Il governo Usa ha annunciato nuove misure coercitive che rafforzano il brutale blocco genocida come prova della sua povertà morale e del disprezzo della sensibilità e del buon senso degli americani e dell’intera comunità internazionale. Nessun unomo onesto può accettare la scusa che Cuba sia una minaccia. Il blocco e il suo rafforzamento causano così tanti danni, a causa del comportamento intimidatorio e arrogante della più grande potenza militare del pianeta”.
Le dichiarazioni arrivano dopo una grande mobilitazione popolare davanti all’ambasciata statunitense, alla presenza anche di Raúl Castro.
L’attuale fase di tensione si inserisce in un quadro più ampio.
Dall’inizio dell’anno, la pressione su Cuba è aumentata progressivamente, anche in relazione ai rapporti con il Venezuela di Nicolás Maduro, storico alleato e fornitore energetico dell’isola.
Washington ha più volte sollecitato un cambio di posizione da parte del governo cubano, lasciando intendere possibili conseguenze economiche.
Cosa è successo in questi ultimi mesi
Negli ultimi mesi si sono susseguiti segnali di irrigidimento: dichiarazioni su possibili interventi, iniziative politiche negli Stati Uniti e accuse relative alla presenza di attività di intelligence straniere sull’isola, avanzate dal segretario di Stato Marco Rubio.

In precedenza, Trump aveva anche fatto riferimento a una non meglio definita “acquisizione amichevole” di Cuba.
Nonostante il clima teso, alcuni canali diplomatici restano aperti: ad aprile si sono svolti incontri ufficiali all’Avana tra rappresentanti dei due Paesi.
Intanto, la situazione interna cubana resta fragile, segnata da difficoltà economiche, problemi energetici e carenze diffuse.
Le reazioni internazionali, la posizione della Germania
Sul piano internazionale, diversi governi hanno espresso contrarietà a un’eventuale escalation militare.

Tra questi, la Germania guidata dal cancelliere Friedrich Merz ha ribadito la necessità di una soluzione basata sul dialogo, mentre cresce l’attenzione globale verso l’evoluzione dei rapporti tra Washington e l’isola caraibica.
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