Dagli anni Sessanta a oggi, il tentativo delle amministrazioni statunitensi di provocare la caduta del regime comunista cubano rappresenta uno dei più duranti fallimenti geopolitici di Washington. Il movimento guerrigliero guidato da Fidel Castro ha rovesciato la dittatura di Fulgencio Batista nel 1959, instaurando un regime socialista mono-partitico situato a sole novanta miglia dalle coste della Florida.
L’approccio nei confronti dell’isola sembra riproporre un vecchio film già visto, riportando d’attualità i versi del brano Cohiba del cantautore Daniele Silvestri:
L’America ha paura, altrimenti non si spiega come faccia a vedere in uno Stato in miniatura questa orribile minaccia.
L’inserimento dell’Avana tra le priorità strategiche e il precedente del 1961
Secondo quanto rivelato dal New York Times, la Central Intelligence Agency ha istituito una task force speciale dedicata al dossier cubano, posizionando l’Avana nella lista delle priorità insieme a potenze come Cina, Iran e Russia. L’obiettivo degli agenti consiste nel reclutare nuove fonti sul campo e individuare potenziali figure alternative all’attuale gruppo dirigente.
L’iniziativa richiama i ricordi del disastro della Baia dei Porci avvenuto lunedì 17 aprile 1961 e le storiche operazioni condotte in collaborazione con la criminalità organizzata per eliminare Fidel Castro. Nonostante le attuali difficoltà economiche dell’isola e un contesto internazionale mutato — con la Russia assorbita dal conflitto in Ucraina e la Cina limitata a forniture di energia solare —, l’ostinazione americana continua a scontrarsi con la resistenza del sistema politico cubano.
La rete di alleanze regionali e la repressione nel continente
In parallelo, la Casa Bianca ha concesso ampia autonomia al Pentagono, portando il segretario alla Difesa Pete Hegseth ad annunciare la nascita della Joint Task Force Western Hemisphere, guidata dal generale dei Marines Francis Donovan. La struttura coinvolge diciannove paesi del continente americano per coordinare interventi tattici, fornendo una copertura diplomatica alle iniziative ufficiose di Washington.
L’intesa si intreccia con le attività della Americas Counter Cartel Coalition, all’interno della quale governi come quello colombiano guidato da Abelardo de la Espriella hanno autorizzato incursioni e raid aerei sul proprio territorio. Le operazioni congiunte, avviate nel settembre 2025, hanno registrato oltre sessantasei incursioni armate e provocato la morte di oltre duecento persone, coinvolgendo spesso piccoli pescatori locali accanto ai gruppi criminali.
Paramilitari, droni e l’inutilità delle manovre di forza
Le modalità d’azione vedono l’impiego di agenti paramilitari privi di distintivo, dotati di imbarcazioni veloci e piccoli velivoli non pilotati. Le operazioni si avvalgono del supporto logistico dell’aereo di ricognizione codificato come Fenix 101, di stanza presso la base di Ilopango in El Salvador, la stessa struttura già utilizzata negli anni Ottanta per il sostegno ai guerriglieri contras in Nicaragua.
Nonostante l’impiego di risorse e tecnologie, fonti di sicurezza citate dal Washington Post confermano un impatto estremamente ridotto sui flussi reali. Le organizzazioni criminali hanno rapidamente modificato le proprie rotte, dimostrando l’inefficacia di una politica estera basata sulla forza che, da oltre sei decenni, continua a ripetere gli stessi errori senza raggiungere gli obiettivi prefissati.