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Le ragioni

L'Oms tuona: "Non si esce dal Covid a colpi di richiamo". E Israele parte con la quarta dose...

Crisanti: "La mossa di Israele è un segnale preoccupante".

L'Oms tuona: "Non si esce dal Covid a colpi di richiamo". E Israele parte con la quarta dose...
Esteri 23 Dicembre 2021 ore 11:13

Proprio mentre Israele annuncia l'inizio dei richiami con la quarta dose di vaccino anti Covid il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, dichiara che non si può pensare di uscire dalla pandemia a colpi di booster. In questa cornice complessa le istituzioni, Italia compresa, invitano i cittadini a sottoporsi alla terza immunizzazione per "tamponare" l'urgenza del calo anticorpale dopo sei mesi.

Oms: "Non si esce dalla pandemia con i booster"

"Nessun Paese potrà uscire dalla pandemia a colpi di dosi di richiamo, e i booster non vanno visti come un lasciapassare per i festeggiamenti in programma".

Ha tuonato il direttore dell'Oms.

"Una nuova tempesta sta arrivando in Europa con la variante Omicron che, entro poche settimane, dominerà in più Paesi, spingendo i sistemi sanitari già sotto pressione sull'orlo del baratro".

Così il direttore dell'Oms Europa Hans Kluge invitando tutti a fare la terza dose di vaccino, che, discostandosi dalle parole di Tedros Adhanom Ghebreyesus punta tutto sui richiami, quantomeno al momento:

"Boost, boost, boost. Il booster è la difesa più importante contro Omicron".

La logica di queste dichiarazioni

Cerchiamo di capire la logica alla base del numero uno dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Chiariamo subito che non è messa in discussione né l'utilità della pratica e nemmeno la sicurezza. Tedros Adhanom Ghebreyesus, in virtù del suo ruolo, deve guardare oltre l'urgenza contingente, cosa che invece spetta ai Governi dei singoli Paesi che cercano di tenere in piedi il delicato equilibrio tra economia, salute pubblica e sistema sanitario.

L'Oms ha più volte ammonito i governi che la terza dose di vaccino è un lusso e sarebbe meglio cedere i vaccini in più ai Paesi in difficoltà. Comprendere la logica alla base di questa esortazione è alla base del nodo. A prescindere dal discorso etico, che meriterebbe comunque attenzione, vaccinare i Paesi poveri - dove le immunizzazioni sono bassissime - significherebbe risolvere il problema alla base limitando il fiorire di varianti. E questa, sul lungo termine, è effettivamente la strategia più funzionale per abbattere il virus.

D'altro canto non si può ignorare che, come abbiamo raccontato ieri, oltre all'esercito dei No vax, nelle terapie intensive iniziano a far capolino pazienti immunizzati - solitamente anziani e con patologie pregresse - che erano in attesa di ricevere la terza dose e proprio in quella finestra di tempo si sono contagiati, essendo ormai scese le difese anticorpali assicurate dalla seconda iniezione di vaccino.

Il richiamo è dunque fondamentale, e non in discussione: i Governi spingono perché ci si immunizzi quanto prima. Ma, se ci si sforza di guardare la situazione sul lungo termine,, le parole del presidente dell'Onu assumono molto senso, perché chiariscono che la soluzione finale deve passare da un intervento radicale e di stampo sociale.

Crisanti: "Quarto richiamo di Israele non è un buona notizia"

La quarta dose di vaccino anti-Covid varata in Israele per over 60, operatori sanitari e immunodepressi "è preoccupante". Così Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell'università di Padova. "Non è un segnale buono" per quanto riguarda la speranza di avere con la terza dose uno scudo solido e duraturo contro il contagio.

Il professore si lega, anch'esso, ad un ragionamento più a lungo termine in cui è impossibile non riflettere sull'ipotesi di mettere in campo altre soluzioni ed esorta i cittadini a indossare mascherine Ffp2, che proteggono in maniera ottimale e limitano il contagio. Come a suggerire che non possiamo lasciare tutto in mano ai richiami senza tenere comportamenti responsabili, sentendoci invincibili a colpi di booster.

Le motivazioni di Israele

A inizio luglio 2021 Israele era stato il primo Paese al mondo a offrire una terza dose del vaccino contro il coronavirus di Pfizer-BioNTech alle persone a rischio, per poi estenderla alla popolazione.

Il primo ministro israeliano Naftali Bennett ha annunciato che le persone con più di 60 anni, gli operatori sanitari e gli immunodepressi potranno ricevere una quarta dose di vaccino contro il coronavirus, incoraggiando le persone che rientrano nelle fasce individuate ad andare a vaccinarsi non appena sarà possibile farlo. La decisione è stata presa dal comitato di emergenza che si occupa di gestire la pandemia in seguito alla maggiore circolazione della nuova variante omicron. Non si sa ancora quando avrà inizio la campagna di somministrazione.